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Da Praga a Lisbona, Atene e Madrid: nella Ue il salario minimo non basta più per pagare l’affitto. “È un male per i singoli ma anche per l’economia”

L’analisi della Confederazione europea dei sindacati: in media l’affitto di un appartamento con due camere da letto nelle capitali Ue costa 218 euro in più rispetto al salario minimo mensile. A Parigi ci vogliono 2.523 euro per un’abitazione media, con il salario minimo a 1.823 euro. L'Italia non ha un minimo per legge. Secondo il Ft a Milano la crisi abitativa è peggiore di quella di Londra
Da Praga a Lisbona, Atene e Madrid: nella Ue il salario minimo non basta più per pagare l’affitto. “È un male per i singoli ma anche per l’economia”
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In molte capitali europee lavorare non basta più nemmeno per affittare un appartamento. La divaricazione tra potere d’acquisto dei salari e mercato immobiliare è sempre più profonda. In media, l’affitto di un appartamento con due camere da letto nelle capitali Ue costa 218 euro in più rispetto al salario minimo mensile. L’istantanea impietosa arriva da un’analisi della Ces, la confederazione europea dei sindacati.

A Praga, caso più borderline, per un bilocale serve il 185% del salario minimo lordo: tradotto, il costo di un affitto medio è di 1.710 euro, quando lo stipendio minimo è di 924 euro. Identico canone medio per Lisbona, ma con una retribuzione di 1.073 euro. Non va certo meglio a Budapest, dove la “forbice” in negativo è del 159%, a Bratislava (158%), ad Atene (153%). E nemmeno a Tallinn, Bucarest, Varsavia, Lubiana e Vilnius. Tutte capitali del Vecchio continente in cui il salario minimo è inferiore al costo di un tetto in affitto. Stesso discorso per Parigi: nella Ville Lumière, ci vogliono 2.523 euro per un’abitazione media, con il salario minimo fermo a 1.823 euro.

Le cose vanno male, in verità, anche nella Madrid del governo Sanchez, dove il rapporto è di 1.721 euro (locazione media) contro le 1.381 euro della paga mensile di base. E se si fatica a procacciarsi quattro mura nemmeno di proprietà, immaginiamoci per mangiare, vestirsi, curarsi. Vivere. Solo poche capitali resistono a questo cortocircuito. Bruxelles è considerata, per esempio, la più umana: qui l’affitto assorbe “appena” il 70% del salario minimo. Segue Berlino, con il 76%, e in ordine crescente Nicosia, Lussemburgo e L’Aia (quest’ultima al 96%).

Cifre che restano molto distanti dalla soglia di sostenibilità suggerita dagli esperti, e questo anche allargando lo scenario ai territori nazionali globalmente intesi. In cinque Paesi (Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Lussemburgo ed Estonia), i lavoratori a basso reddito spendono più di metà dello stipendio soltanto per l’affitto. In altri dodici, almeno un terzo. “Gli alti costi degli alloggi e i bassi salari stanno spingendo le persone verso la povertà e l’economia verso la recessione”, spiega Esther Lynch, segretaria generale della Ces. Lo scollamento tra vita reale e vita legale è una spirale pervasiva: nel migliore dei casi il rischio, aggiunge Lynch, è quello di una società in cui i lavoratori si indebitano perfino per andare dal dentista o rimpiazzare un elettrodomestico obsolescente. Stando all’Eurostat, il 23,6 per cento del budget delle famiglie europee è prosciugato (oltre che dalla casa) dall’acqua, dalle bollette e dai servizi energetici.

“Questo non è un male solo per i singoli, ma anche per l’economia continentale – dice ancora Lynch -. Quando i lavoratori hanno soldi in tasca, li spendono nell’economia reale. L’Ue non deve più permettere che il denaro venga sottratto dalla speculazione finanziaria sulle case. Dobbiamo dare urgentemente all’economia la spinta di cui ha tanto bisogno, congelando gli affitti, aumentando i salari e incrementando gli investimenti nell’edilizia sociale”. Non dimenticando di intervenire, se necessario, anche sul fronte della “revisione delle norme Ue in materia di aiuti di Stato”. Le ragioni sono diventate strutturali: sempre meno persone riescono, infatti, a trasferirsi nelle città dove pure sussisterebbero maggiori opportunità lavorative. Visti i costi residenziali che fagocitano gli stipendi. E la crisi abitativa alimenta la stessa carenza di manodopera.

E l’Italia? Tra il 2021 e il 2025 il Belpaese ha registrato il peggior calo dei salari reali tra le grandi economie, ma non avendo un salario minimo nazionale fissato per legge sfugge ai confronti ufficiali. Basta comunque osservare la parabola di Milano per capire quanto l’emergenza abitativa sia ormai proliferata pure qui. Negli ultimi dieci anni, i prezzi delle case sono lievitati del 57 per cento, mentre dal 2018 gli affitti hanno registrato impennate del 70 per cento. In un suo recente reportage, il Financial Times assicura che sotto la Madonnina il rapporto tra redditi e valore degli immobili ha scavalcato perfino quello di Londra. Quartieri popolari divenuti enclave di lusso e fondi internazionali, boom degli affitti brevi e residenti spinti nell’hinterland. Cari lavoratori, famiglie e studenti “normali”: il vostro sogno di vivere o emigrare a Milano, capitale europea, si è fatto impossibile. Non siamo più negli anni Cinquanta o Sessanta.

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