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Taglio delle accise verso la proroga anche se dello sconto resta poco. E come copertura spuntano i soldi per la decarbonizzazione

La misura costa oltre 20 milioni al giorno e, oltre ad essere per definizione iniqua, porta benefici minimi per gli automobilisti. Il governo vorrebbe coprire la replica per 200 milioni con l'extragettito Iva e per la parte mancante con i proventi delle aste delle quote di emissione, che dovrebbero essere usati per la transizione ecologica
Taglio delle accise verso la proroga anche se dello sconto resta poco. E come copertura spuntano i soldi per la decarbonizzazione
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Tutto pur di evitare di essere incolpati di un ulteriore rincaro dei carburanti ben oltre la soglia di 2 euro al litro in vista dei fine settimana primaverili. Così il governo Meloni, indebolito dal no alla riforma della giustizia seguito dalle dimissioni di Andrea Delmastro e Daniela Santanché e ora dal nuovo caso che coinvolge il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per non parlare dell’imbarazzante tira e molla su Transizione 5.0, si prepara venerdì a prorogare almeno fino a fine mese il taglio delle accise sui carburanti. Altrimenti la misura, decisa in tutta fretta prima del referendum, scadrebbe il 7 aprile. Costa oltre 20 milioni al giorno e, oltre ad essere per definizione iniqua perché avvantaggia chi viaggia in Ferrari ben più di chi ha un’utilitaria o si muove con i mezzi pubblici, porta in media benefici minimi per gli automobilisti: il continuo rialzo delle quotazioni energetiche causa crisi in Medio Oriente, infatti, si è ormai “mangiato” gran parte dello sconto. Su 24,4 centesimi ne restano solo 7.

Insomma: quelli per la replica, almeno 460 milioni solo di qui a fine mese senza considerare il credito di imposta per l’autotrasporto e per il settore della pesca, sono soldi buttati o quasi. Motivo per cui è interessante capire da dove arriveranno le coperture, che stavolta non potranno essere trovate stornando fondi dai bilanci dei ministeri come è stato fatto a marzo. Stando alle indiscrezioni delle ultime ore, per circa 200 milioni si farà affidamento sull’extragettito Iva, cioè i maggiori incassi – rispetto alle previsioni – dovuti appunto all’aumento dei prezzi della materia prima sui mercati internazionali. Ma altri 300 milioni si punta a ricavarli dai proventi delle aste delle quote di emissione di Co2 nell’ambito del sistema europeo Ets, quello che il governo ha cercato senza successo di far sospendere per accontentare Confindustria.

È una contraddizione non di poco conto: l’Ets ha l’obiettivo di ridurre i gas a effetto serra facendo pagare chi inquina e i Ventisette dovrebbero reinvestire i soldi ricavati dalla vendita di quei permessi in politiche climatiche. La direttiva elenca tra il resto misure di sostegno alla decarbonizzazione, alle tecnologie a basse emissioni, alla diffusione di veicoli a basse emissioni, all’efficienza energetica e alla mobilità sostenibile. L’Italia, che continua a destinare il 50% dei ricavi al Fondo per l’ammortamento del debito pubblico, ora vorrebbe usarne una parte per ridurre il prezzo dei carburanti fossili, in palese contrasto con lo spirito e gli obiettivi del sistema.

Resta poi aperto il tema dell’iniquità degli aiuti a pioggia. Esaminando il taglio delle accise voluto e più volte prorogato dal governo Draghi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, costato oltre 7 miliardi, l’Ufficio parlamentare di bilancio aveva calcolato come il vantaggio andato al 10% più ricco valesse sei volte quello goduto dal 10% più povero. “Un’alternativa”, suggerisce l’economista Leonzio Rizzo su lavoce.info, “potrebbe essere quella di aiutare i consumatori che effettivamente ne hanno necessità tramite, ad esempio, l’erogazione di bonus specifici (social card o sconti diretti) destinati alle famiglie a basso reddito“.

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