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Ministro, perché Dubai? L’intervista a Crosetto che non avete letto

NON C’È DI CHE - Certi di fare cosa gradita, pubblichiamo il colloquio con il ministro della Difesa che Repubblica ieri non ha fatto
Ministro, perché Dubai? L’intervista a Crosetto che non avete letto
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Certi di fare cosa gradita, pubblichiamo l’intervista al ministro della Difesa Guido Crosetto che Repubblica ieri non ha fatto.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

CROSETTO: Il Medioriente è in fibrillazione non da oggi ed è facile prevedere che l’attacco illegale deciso da Trump e Netanyahu lascerà segni profondi sui fragili equilibri della regione.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

CROSETTO: Bisogna però anche riconoscere che la morte di Khamenei è una sconfitta di quell’estremismo islamico che dopo la rivoluzione di Khomeini del 1979 s’è allargato e ha incoraggiato radicalismi sunniti e sciiti in tutto il mondo.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

CROSETTO: Bisogna fare i conti con i fatti: Khamenei è stato ucciso. Ora bisogna lavorare perché da questa situazione oggettiva, che nessuno può cambiare, nascano sviluppi positivi.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

CROSETTO: Bisogna lavorare perché si trovi un nuovo equilibrio in Medioriente. Occorre spingere per un riavvicinamento dell’Iran agli altri paesi della regione, affinché diventi una fonte di stabilità e non di preoccupazione continua per Israele. Questo porterà a un ridisegno dell’equilibrio in tutti il Medioriente e nel mondo islamico in particolare. Servono prudenza, equilibrio e altre bombe.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

CROSETTO: Certo, il rischio di una forte instabilità regionale è concreto. Cina e Russia hanno condannato l’attacco e guardano con preoccupazione agli sviluppi, anche per i loro rilevanti interessi strategici ed economici nell’area, secondi solo a quelli di Usa e Israele. Pechino, come sempre, è paracula, al punto che non ha rinviato la visita di Trump prevista a fine mese. Certo, contraccolpi ce ne possono essere, ma finora non si vedono segnali di un allargamento del conflitto, grazie anche agli accordi di Abramo, il cui significato oggi diventa più comprensibile.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

CROSETTO: Mi preoccupa però l’appello alla vendetta rivolto al mondo musulmano dopo la morte della Guida Suprema, perché può alimentare dinamiche emotive e radicalizzazioni difficile da controllare. La loro leadership è stata annientata: devono starci.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

CROSETTO: Perché le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione.

DOMANDA: Ok, ma perché era a Dubai?

CROSETTO: Quando ho capito che a differenza di altre volte ci sarebbe potuto essere anche un attacco agli Emirati Arabi Uniti ho deciso di portare a casa la mia famiglia. Dovevano partire la mattina e quindi saremmo arrivati tranquillamente, ma per un mio impegno istituzionale ad Abu Dhabi abbiamo preso il volo del pomeriggio. Anzi, no. Sono tornato da solo su un aereo militare dopo aver pagato un importo triplo rispetto a quello che prevede la tariffa per gli ospiti dei voli di Stato.

DOMANDA: Lei era lì senza che servizi e governo sapessero. Quale impegno istituzionale? Perché il triplo e non il quadruplo?

CROSETTO: Essendo una questione familiare, non ho voluto scorte né codazzi e ho usato una compagnia aerea civile. Cosa che faccio da tre anni: sempre, anche quando avevo sulla testa una taglia Wagner. Nulla di segreto. L’opposizione chiede le mie dimissioni. Per cosa? Perché Trump e Israele hanno attaccato illegalmente l’Iran? L’opposizione non merita la fatica che ho dedicato al servizio della nazione in questi anni. E’ una sofferenza.

DOMANDA: Ieri diceva che era una gioia.

CROSETTO: E’ una gioia e una sofferenza.

DOMANDA: Ministro, perché era a Dubai?

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