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Perde tre dita con un petardo e si ferisce al volto e agli occhi di nuovo dopo le dimissioni

Il giovane, 24 anni, romano, è stato soccorso due volte e medicato all'ospedale Pellegrini di Napoli. È uno dei 57 feriti registrati tra città e provincia durante i festeggiamenti di fine anno nel capoluogo campano
Perde tre dita con un petardo e si ferisce al volto e agli occhi di nuovo dopo le dimissioni
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I festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno, soprattutto nelle grandi città, tornano a mostrare il loro volto più pericoloso. A Napoli il bilancio di Capodanno parla di 57 feriti tra città e provincia, molti dei quali coinvolti nell’uso improprio di fuochi pirotecnici. Tra le storie che meglio raccontano i rischi di una notte spesso vissuta senza prudenza e incredibile superfiacilità, c’è quella di un 24enne romano, rimasto ferito due volte nel giro di poche ore.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il giovane si trovava a Napoli per festeggiare l’ultimo dell’anno quando è rimasto coinvolto in un primo incidente: l’esplosione di un petardo gli ha provocato la perdita di tre dita. Soccorso e trasportato all’ospedale Pellegrini, è stato medicato e successivamente dimesso.

La vicenda, però, non si è conclusa lì. Tornato in strada nonostante le ferite appena riportate, il 24enne avrebbe deciso di accendere un altro fuoco pirotecnico. Questa volta l’esplosione lo ha colpito al volto e a un occhio, rendendo necessario un nuovo intervento dei sanitari e un secondo accesso al pronto soccorso dello stesso ospedale.

L’episodio è emblematico di una notte che, come accade ogni anno, si trasforma in una corsa contro il tempo per medici e forze dell’ordine. I botti illegali, l’alcol e la sottovalutazione dei pericoli continuano a causare incidenti gravi, spesso evitabili, che finiscono per segnare in modo permanente la vita di chi li subisce. Le autorità rinnovano l’appello alla responsabilità: festeggiare il Capodanno non dovrebbe mai significare mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri. Ma anche quest’anno la cronaca delle celebrazioni dimostra quanto la strada verso un cambiamento culturale sia ancora lunga.

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