Studenti iraniani discriminati dall’Italia. Tribunale ordina alla Farnesina di sbloccare la procedura dei visti
Nel 2024 erano ben 13 mila gli iraniani iscritti alle università italiane, i più numerosi tra gli studenti stranieri. Turchia e Cina, al secondo e terzo posto, contano circa seimila iscritti ciascuna. La loro presenza è andata aumentando negli ultimi anni – nell’anno 2020-2021 erano circa 4 mila –, soprattutto dopo la stretta ai visti di ingresso decisa da Donald Trump nel 2018, che li ha spinti verso altri paesi, Italia compresa, dove la condizione reddituale può esonerare dal pagamento delle tasse universitarie e offrire un posto letto nelle residenze studentesche. Ma nonostante l’interesse dei giovani iraniani, le cose per loro si sono complicate parecchio, tra strette normative e problemi tecnici che rendono difficile ottenere un appuntamento per il visto in tempi utili per l’immatricolazione. Problemi registrati l’anno scorso – nella foto la protesta del 2024 al Politecnico di Tornino –, e così quest’anno, già prima della ‘guerra dei 12 giorni’ innescata a giugno dagli attacchi aerei israeliani che ha impedito a molti di arrivare come di rientrare in Iran. Nel 2025 la procedura di prenotazione online è rimasta aperta per appena otto giorni e sono stati centinaia gli studenti che non hanno potuto ottenere il visto rischiando l’anno accademico. Tanto che alla fine ha dovuto intervenire un giudice.
Il Tribunale di Torino ha emesso un’ordinanza che impone al Ministero degli Affari Esteri e all’Ambasciata italiana a Teheran di fissare con urgenza gli appuntamenti per le richieste di visto per centinaia di studenti iraniani ammessi nei nostri atenei. La decisione, assunta dal giudice Chiara Comune lo scorso 7 novembre 2025, serve a sbloccare la situazione che rende di fatto impossibile ottenere il visto prima della scadenza del 30 novembre 2025, che di fatto tiene bloccati gli studenti in Iran condannandoli a perdere l’anno accademico. La procedura di prenotazione, infatti, si è svolta “esclusivamente attraverso un sistema on-line sul sito Visametric” (unico soggetto autorizzato per l’Ambasciata a Teheran), rimasto aperto “per pochi giorni, dal 20.5.2025 al 28.5.2025”. Una limitazione che non era stata preventivamente indicata e ha impedito ai più di formalizzare la domanda di visto. Contro la procedura ha presentato ricorso d’urgenza “ex art. 700 c.p.c.” uno studente iraniano insieme all’Associazione degli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), rappresentati dagli avvocati Paola Fierro, Marta Lavanna, Alberto Guariso e Livio Neri.
Il ministero degli Esteri ha contestando la legittimazione attiva dell’ASGI, sollevato eccezione di incompetenza del Tribunale di Torino e chiesto il rigetto del ricorso per discriminazione infondato. Invece il Tribunale ha accolto la tesi dei ricorrenti, riconoscendo la sussistenza di un “comportamento con effetto discriminatorio” ai sensi del Testo unico dell’immigrazione (Dlgs 286/98). Secondo il giudice, le modalità scelte comportano che “un numero elevato di studenti iraniani non possa esercitare il diritto” allo studio, trattandoli diversamente sia dagli studenti italiani che da quelli di altre nazionalità per cui sono previste “modalità anche fisiche presso l’ambasciata italiana” o un’organizzazione della piattaforma che consenta la prenotazione. Escludendo ragioni esterne, l’ordinanza chiarisce che “la scelta dell’amministrazione di mantenere il sito di prenotazione aperto esclusivamente per otto giorni, senza preavviso sul punto, non è ovviamente una scelta che dipenda dalla oggettiva difficoltà della situazione politica del paese iraniano”. A seguito della decisione, ASGI ha chiesto al Ministero degli Affari Esteri “di assicurare l’immediato adempimento dell’ordinanza da parte dell’Ambasciata italiana in Iran affinché si ponga rimedio a una situazione assurda e a una manifesta violazione di diritti riconosciuti dalla legge”. Il Tribunale ha infatti ordinato all’Ambasciata a Teheran di fissare gli appuntamenti “entro il 30.11.2025 o comunque in tempo utile per consentire l’ingresso in Italia in tempo per la frequenza dell’Anno Accademico 2025/2026″.