Il gruppo Freudenberg chiude a Rho e delocalizza in Usa: a casa 42 operai. “Prima chiusura per i dazi di Trump”
Saranno licenziati tutti: diretti, interinali e a termine. Non ci sarà alcuna distinzione tra i 42 operai della fabbrica Freudenberg di Rho (Mi), colosso tedesco che intende spostare in Slovacchia e negli Stati Uniti la produzione. I loro nomi si aggiungono alla lista delle vittime delle delocalizzazioni che da anni interessano il nostro paese. Dietro la scelta della multinazionale leader nella produzione di filtri industriali c’è, secondo la Cgil, la volontà di “mantenere i margini di profitto fortemente ridotti dopo l’introduzione dei dazi da parte di Trump”.
L’azienda punta anche a ridurre i costi di trasporto. Almeno per quanto riguarda la sede di Hopkinsville nel Kentucky, a cui andrà il grosso della produzione divisa con la slovacca Potvorice. Anche l’incremento dei costi di produzione avrebbe giocato un ruolo chiave per un’azienda che non presenta segnali di crisi né una diminuzione della domanda.
La Fillea CGIL scrive che “al momento la Società ha confermato il contenuto della comunicazione di licenziamento collettivo, rinviando ai prossimi incontri ogni valutazione rispetto alle richieste sindacali”.
L’assemblea dei lavoratori del plesso ha annunciato lo stato di agitazione permanente e già per il 13 novembre, giovedì, è previsto un incontro con l’azienda. Si pretende il mantenimento ad ogni costo, anche con l’utilizzo di ammortizzatori sociali. “Non si può buttare tutto nella spazzatura da un giorno all’altro”, puntualizza ancora Fillea.