Crime

Chi l’ha visto, na lettera anonima riapre il cold case di Willy Branchi: “Cercate un ragazzo veneto che dormiva sui pescherecci”, c’è scritto. Per i carabinieri è attendibile

Nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto”, è stata mostrata una lettera anonima indirizzata a Luca, il fratello di Willy che l’ha subito depositata ai carabinieri

di Alessandra De Vita
Chi l’ha visto, na lettera anonima riapre il cold case di Willy Branchi: “Cercate un ragazzo veneto che dormiva sui pescherecci”, c’è scritto. Per i carabinieri è attendibile

Una storia dannata, impossibile da dimenticare è quella di Willy Branchi che aveva solo 18 anni quando fu ritrovato senza vita, nella notte tra il 29 e 30 settembre del 1988 a Goro, nel ferrarese, lungo l’argine del Po. Fu massacrato di botte e poi ucciso con una pistola da macello, di quelle che si utilizzano per ammazzare i maiali. Era completamente nudo, ancora agonizzante quando fu abbandonato sotto il cartello di Goro lungo, paese sul Delta del fiume. Il suo corpo dilaniato era in bella vista come a voler lanciare un avvertimento: ecco cosa capiterà a chi parlerà. Ma qualcuno ha parlato, o meglio, ha scritto, e dopo 36 anni il caso potrebbe essere riaperto.

La lettera anonima
Ieri, nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto”, è stata mostrata una lettera anonima indirizzata a Luca, il fratello di Willy che l’ha subito depositata ai carabinieri, prima ancora di leggerla. Qualcuno ha deciso di farsi avanti e secondo i carabinieri questa persona è ben informata sui fatti. L’anonimo cita Valeriano Forzati, unico indagato per l’omicidio di Willy, poi assolto per mancanza di prove. Forzati era un malavitoso locale, detto “il colonnello”. Secondo l’anonimo era il capro espiatorio perfetto, il colpevole ideale. Soprattutto perché la sera dell’omicidio lui e Willy avevano cenato insieme in pizzeria, pertanto fu l’ultimo a vederlo vivo. Ma chi è l’anonimo? “Lavoravo a Goro – scrive – e so per certo che un paio di giorni prima del fatto, i carabinieri hanno avuto per le mani l’assassino di Willy. Poi sono andato via dal paese, ma non dimentico. Non dico il mio nome perché dalla legge non ho mai avuto niente di buono”.

Il ragazzo veneto
L’anonimo fa un riferimento ben preciso. “Dovreste ricordare ai tutori della legge di allora di un ragazzo veneto, fuori di testa, che in inverno dormiva sui pescherecci, fu ritrovato mezzo congelato”. Un dettaglio confermato dal colonnello Mauro Maronese, comandante del reparto operativo di Ferrara: “Ci sono molti riscontri rispetto alle nostre indagini. Dettagli mai emersi sui giornali, come questo del ragazzo veneto che fu ritrovato su un peschereccio con la brina tra i capelli”, dice Maronese a Chi l’ha visto. Insomma, un anonimo ben informato che aggiunge nella lettera che il “ragazzo veneto” in questione era spesso in paese, a Goro, in cerca di Hashish. Secondo l’anonimo, bisognerebbe cercare questo allora ragazzo veneto. Che sia questa la chiave per risolvere l’omicidio di Willy?

Il paese
Goro, fino agli anni ’80, era un piccolo paese molto chiuso ai confini tra Romagna e Veneto. Ma sul finire del decennio ci fu il boom degli allevamenti ittici, soprattutto grazie al commercio delle vongole e in paese iniziarono a girare i primi soldi e anche i primi traffici di droga. “I nuovi ricchi volevano qualcosa in più”, ci dice Maronese alle telecamere del programma condotto da Federica Sciarelli. “Iniziarono ad aprire i primi club, le discoteche, nacque un giro di sesso e festini che coinvolgevano anche minorenni in cambio di soldi”. Probabile che Willy Branchi cadde in questa trappola perché è stato accertato “che aveva uno stile di vita e una disponibilità ben superiore rispetto a quella che poteva permettersi la sua famiglia”, aggiunge il colonnello. Nel portafoglio, la sera dell’omicidio, aveva 200mila lire, come ha detto un testimone all’epoca ma quei soldi non sono mai stati ritrovati.

Il Parroco
Ai tempi del truce delitto, il parroco di Goro Tiziano Bruscagnin, contattò un cronista del Resto del Carlino, Nicola Bianchi, per rivelargli il nome, anzi i nomi degli assassini di Willy. Convocato dagli inquirenti, ritrattò tutto e disse che erano solo voci di popolo ma nonostante questi fu condannato per calunnia e poi assolto in appello. Ieri la redazione di Chi l’ha visto” ha mandato in onda l’audio della telefonata originale di allora tra il giornalista e il parroco. Secondo il parroco, Willy era l’amante occasionale di questa persona da lui accusata, era per lui un trastullo. “Il prete fece nomi e cognomi, mi disse qual era il movente, parlò di un testimone”, dice oggi Bianchi. Una versione confermata anche dal colonnello Maronese: “Abbiamo un comandante dei carabinieri che dopo l’omicidio incontrò il parroco che gli disse: so chi ha ucciso Willy ma non posso dirlo perché mi è stato detto in confessionale”. Secondo il parroco – si sente nella sopracitata telefonata a Bianchi – Willy sarebbe stato ucciso perché no voleva più sottostare agli ordini di questa persona e avrebbe minacciato di dire tutto al fratello.

Le cassette
A 36 anni di distanza, la famiglia Branchi ha installato quattro buchette della posta in cui chiunque abbia visto o saputo qualcosa può depositare messaggi in totale anonimato. Una di queste è stata piazzata in un luogo molto significativo, al lido di Volano, sull’altra sponda del Po, in territorio veneto. Luoghi strategici perché secondo il consulente investigativo della famiglia Branchi, Davide Tuzzi: “Abbiamo avuto notizie confidenziali su un giro di sesso e prostituzione nella pineta. C’era all’epoca e c’è anche adesso, non è cambiato nulla”.

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