Crime

Emanuela Orlandi, il caso in 10 punti. Il presidente De Priamo lascia la commissione d’inchiesta e avverte: “Errore seguire una sola pista”

Il senatore Andrea De Priamo ha lasciato la Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori

di Alessandra De Vita
Emanuela Orlandi, il caso in 10 punti. Il presidente De Priamo lascia la commissione d’inchiesta e avverte: “Errore seguire una sola pista”

Il senatore Andrea De Priamo ha lasciato la Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, dopo l’elezione al vertice della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nel rassegnare le sue dimissioni, De Priamo ha suggerito un’indicazione personale: “Inseguire una sola ipotesi sarebbe ancora oggi un gravissimo errore”. Di piste ne sono emerse effettivamente tante in questi tre anni di commissione. Ecco i momenti chiave delle indagini della bicamerale su Emanuela e Mirella.

La prima inchiesta: Ilario Martella

Nel giugno del 2024 la commissione ha dato la parola ai giudici che hanno guidato la prima inchiesta (archiviata nel 1997) sulle scomparse di Emanuela e Mirella: si tratta di Adele Rando e Ilario Martella. La Rando è stata giudice istruttore (ma la sua audizione è secretata) mentre il giudice Martella è stato titolare delle indagini dal 1985 al 1990. Per Martella le scomparse delle due ragazze erano collegate tra loro. Per il giudice “Ci si trova davanti a un intrigo internazionale” e il rapimento di Emanuela e Mirella rientrerebbe in “Un’operazione di distrazione di massa ideata e compiuta dalla Stasi (i servizi segreti della Germania dell’Est, ndr) per evitare che tutto il mondo dell’Est venisse coinvolto nell’attentato al Papa”. Per Martella dunque parte tutto da quel 13 maggio del 1981 in cui il terrorista turco Ali Agca sparò due colpi di pistola a Papa Woytjla, in Piazza San Pietro. Per il giudice “Le ragazze sono state sacrificate per una ragione di Stato, uccise ma non subito, magari dopo un po’. Tenerle in vita sarebbe stato pericoloso perché avrebbero potuto essere dei testimoni fondamentali”.

La seconda inchiesta: Giancarlo Capaldo

Ad aggiungere nuovi elementi sulla scomparsa della cittadina vaticana è stato il procuratore Giancarlo Capaldo, titolare della seconda inchiesta su Emanuela Orlandi, archiviata nel 2015. La 15enne, lo ricordiamo, scomparve il 22 giugno del 1983 mentre rientrava a casa dalla Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica a cui era iscritta. Ed è proprio lì che per Capaldo è successo tutto. Secondo il procuratore “Emanuela potrebbe essere stata prelevata proprio nel complesso di Sant’Apollinare. Un prelevamento per strada sarebbe stato pericoloso, poteva invece essere attuato in Sant’Apollinare con una scusa qualsiasi”. Per Capaldo a mettere in atto il rapimento potrebbe essere stato il boss testaccino Enrico de Pedis proprio nella basilica di Sant’Apollinare. “Se Renatino De Pedis era amico del rettore della Basilica don Pietro Vergari non poteva creare una situazione per cui determinare la sparizione dall’interno? Il momento della scomparsa della Orlandi nessuno ce l’ha dato, anche le dichiarazioni delle ragazze amiche non sono sicure, come sarebbe stata rapita? Violentemente?”

Le amiche della scuola di musica

Altro momento chiave dell’inchiesta della commissione Orlandi-Gregori è stata, nel giugno del 2014, l’audizione di alcune compagne di Emanuela, della scuola di musica “Ludovico da Victoria”. Furono le ultime a vedere Emanuela per l’ultima volta in vita, mentre camminavano verso la fermata del bus, in corso Rinascimento. Emanuela confidò loro di aver ricevuto un’incredibile offerta di lavoro per conto di una ditta di cosmetici dalla stessa persona che potrebbe averla prelevata con questo inganno. La commissione si è concentrata in particolare su Laura Casagrande, convocata per ben due volte.

Laura Casagrande

La Casagrande, dopo la scomparsa di Emanuela, interruppe la sua frequentazione alla scuola di musica. Fu proprio a casa sua che, quindici giorni dopo la scomparsa della Orlandi, uno dei presunti rapitori telefonò per dettarle un ultimatum da consegnare all’Ansa. Negli anni, le dichiarazioni della Casagrande alla squadra Mobile e ai carabinieri non collimano. Della sua testimonianza sull’uscita di scuola esistono diverse versioni. In una, diceva di averla vista alla fermata degli autobus; nell’altra, di averla vista da lontano, mentre si avviava verso l’autobus. Alla commissione ha dichiarato di non averla mai vista. Tutto questo è parso oggettivamente molto strano tanto da portare poi a una svolta clamorosa nelle indagini: il 19 dicembre del 2025, la Procura di Roma ha iscritto Laura Casagrande nel registro degli indagati nell’ambito della terza inchiesta sulla Vatican Girl. L’accusa è di false informazioni al pubblico ministero per aver fornito versioni contraddittorie sui momenti che precedono la scomparsa della ragazza.

Zio Mario Meneguzzi

In questi tre anni la bicamerale di inchiesta ha spesso ascoltato i familiari delle due ragazze scomparse. In particolare si è concentrata sulla famiglia di Emanuela per via di un suo parente accusato di essere coinvolto nella scomparsa. Si tratta di Mario Meneguzzi, marito della sorella del padre di Emanuela Ercole Orlandi. L’uomo è defunto da anni e a parlare alla commissione è stato suo figlio Pietro. “Zio Mario” è stato tirato in ballo per via di una lettera tra l’allora segretario di Stato del Vaticano Agostino Casaroli e il sacerdote a cui Natalina Orlandi (la sorella maggiore di Emanuela) confessò di aver ricevuto, nel 1978, delle avances verbali da questo zio. A smentire questo presunto coinvolgimento dello zio è stato proprio un inquirente, un poliziotto che all’epoca aveva preso parte alle indagini e che ha dichiarato che Meneguzzi fu pedinato e che la pista familiare tramontò presto perché l’uomo si rivelò al di sopra di ogni sospetto. Alla commissione di inchiesta il figlio di Meneguzzi, Pietro (molto legato agli Orlandi) ha dichiarato che dietro la scomparsa di Emanuela non ci sarebbe una trama internazionale, ma una ragione “molto più terrena e più grave”. Il cugino di Emanuela Orlandi ha suggerito l’ipotesi del ‘predatore’, dell’adescamento della ragazza a fini sessuali.

Marco Accetti

Questa della pedofilia è la stessa pista seguita dal vicepresidente della commissione Roberto Morassut che in questi giorni ha dichiarato qual è la sua ipotesi: quelli di Emanuela e Mirella sarebbero stati due femminicidi. Il vicepresidente ha anche ribadito il ruolo di un oscuro personaggio che da anni gravita in questa storia: Marco Fassoni Accetti. Per Morassut lui è “il Joker della vicenda”. Dopo oltre dieci anni di autodenunce e confessioni (disse di aver rapito lui Emanuela e Mirella) anche Accetti è stato ascoltato dalla commissione. Già l’ex procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo nella sua audizione non aveva escluso che potrebbe essere stato un serial killer. Purtroppo le sue sette ore di audizione, la più lunga in questi tre anni, sono state secretate su richiesta dello stesso Accetti.

La verità su Mirella

Sin da subito la Commissione Orlandi-Gregori ha dichiarato che le vicende di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si sono rivelati due casi separati, distanti tra loro. Per Mirella i commissari sostengono l’ipotesi di un “femminicidio a chilometro zero”. Mirella, lo ricordiamo, scomparve il 7 maggio del 1983 a Roma dopo che un ragazzo di nome Alessandro le citofonò dandole appuntamento a Porta Pia, che si rivelò poi un fatale inganno. Le audizioni si sono concentrate fortemente sull’ambiente locale, in particolare su un bar di via Nomentana, gestito dai genitori dell’amica “del cuore” di Mirella, Sonia De Vito.

Sonia e Fabio

Fu Sonia l’ultima persona a vedere Mirella Gregori in vita, quel pomeriggio. Per la famiglia di Mirella, “Sonia sa qualcosa in più di quanto ha detto agli inquirenti”. La donna in passato ha persino ricevuto un avviso di garanzia dagli inquirenti per reticenza. Quando si è presentata davanti alla commissione parlamentare ha chiesto di secretare la seduta. Anche l’audizione in commissione del fidanzato dell’epoca di Sonia e oggi suo marito, Fabio Massimo De Rosa, ha sollevato molti dubbi per via di incongruenze rispetto alle dichiarazioni rilasciate subito dopo la scomparsa di Mirella. È stato evidenziato dalla commissione che l’uomo non avrebbe un alibi solido per il pomeriggio della scomparsa. Altro momento chiave su Mirella è stata l’audizione dell’ex maresciallo Fabio Rossi, all’epoca in servizio presso la stazione dei carabinieri in Viale Libia da cui partì per cercare Mirella. Per il carabiniere a Mirella fu tesa una trappola preparata con cura. “Chi si presentò al citofono non era un adulto sconosciuto, ma una persona giovane, capace di spacciarsi credibilmente per un coetaneo. Era un ragazzo del suo ambiente, assoldato o manipolato da qualcun altro forse”.

La prima relazione

Pochi giorni fa la commissione di inchiesta ha presentato la prima relazione sui casi di Emanuela e Mirella. Nel documento, ci si concentra sulla pista della cosiddetta tratta delle bianche. Secondo questa fantomatica ipotesi, le due ragazze sarebbero state rapite da un’organizzazione attiva a Roma in quegli anni ai fini di sfruttamento e traffico della prostituzione. Ma ciò che è emerso dalla relazione, votata all’unanimità dalla commissione, è che la tratta delle bianche non è mai esistita ed è solo frutto dell’allarmismo mediatico di quegli anni.

Precedente
Precedente
Playlist

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione