Nell’indagine sull’omicidio di Vilfrido Luciano Branchi, detto Willy, ucciso a Goro (Ferrara) il 30 settembre del 1988, spuntano testimoni mai ascoltati. A quattro anni dalla prima e inconcludente riapertura del caso e dopo due mesi dalle nuove indagini disposte dal gip Carlo Negri, l’inchiesta si prepara a una svolta. E nuovi esami di tipo medico legale potrebbero dare informazioni fondamentali sulla traccia di dna che era stata isolata dal corpo del ragazzo.

Branchi aveva 18 anni quando venne ucciso con una pistola da macello. Il corpo era stato lasciato nudo lungo l’argine del Po, a pochi chilometri di distanza dal paese. L’inchiesta del 1988 puntò su Valeriano Forzati, pluriomicida di Goro fuggito in Argentina, con il quale ragazzo venne visto uscire da una pizzeria la sua ultima sera. Forzati però venne scagionato e il caso venne archiviato.

Nel 2014 erano state riaperte le indagini su sollecitazione della famiglia Branchi e del loro legale, Simone Bianchi. A favore della riapertura anche l’inchiesta del giornalista Nicola Bianchi, della redazione locale del Carlino: era stato il fratello di Willy, Luca, a scrivere nel dicembre 2013 un appello sul giornale chiedendo a chi sapeva di fare i nomi. Tutte le risposte che arrivarono, coperte dall’anonimato, portavano nella stessa direzione: il 18enne avrebbe avuto una relazione omosessuale con un uomo potente del paese e la minaccia di rendere pubblico il rapporto gli sarebbe costata la vita. Purtroppo le indagini si arenarono a causa della scarsa collaborazione degli abitanti di Goro.

La famiglia aveva anche organizzato, nel 2014, una fiaccolata lungo le vie del paese, per cercare di rompere l’omertà che si era creata attorno all’omicidio del ragazzo, senza ottenere i risultati sperati. Adesso però le cose potrebbero cambiare. Da quanto si apprende, le nuove persone individuate sarebbero a conoscenza di “particolari importanti” per la risoluzione del caso. In più, risulterebbe da chiarire la posizione di un pensionato 77enne di Goro, già a processo per falsa testimonianza durante le indagini del 1988, su un suo eventuale coinvolgimento nella faccenda che potrebbe portare ulteriori sviluppi per la risoluzione del caso.