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Emanuela Orlandi, la “pista di Mister X porterà alla soluzione del mistero”: le parole del vicepresidente della commissione d’inchiesta. E spunta un verbale mai preso in considerazione prima

Le ultime novità sul caso Emanuela Orlandi: la pista di Mister X, un verbale inedito del 1983 e il ruolo di De Pedis

di Alessandra De Vita
Emanuela Orlandi, la “pista di Mister X porterà alla soluzione del mistero”: le parole del vicepresidente della commissione d’inchiesta. E spunta un verbale mai preso in considerazione prima

Per la commissione di inchiesta Orlandi-Gregori la “pista di Mister X” è quella che porterà alla soluzione delle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. O almeno ne è fermamente convinto il vicepresidente della bicamerale Roberto Morassut, per cui Emanuela e Mirella sono state “vittime di due femminicidi”. Pochi giorni fa la commissione ha visto un cambio al vertice, con l’elezione del nuovo presidente Fabio Roscani, dopo le dimissioni di Andrea De Priamo.

Mister X

Secondo Morassut che sin dall’inizio persegue la pista della pedofilia per risolvere il mistero della cittadina vaticana scomparsa nel 1983, il responsabile delle scomparse di Emanuela e Mirella sarebbe un procacciatore di ragazze, attivo in quegli anni a Roma nel mondo del cinema e della pubblicità. “Andava in giro, cercando persone e soprattutto ragazze che avessero la faccia da cinema. Viveva in una pensione a Castro Pretorio e si accompagnava spesso con una persona che aveva un appartamento alla Stazione”, ha dichiarato Morassut in una recente intervista. Mister X, aggiunge Morassut “chiedeva in prestito l’alloggio al suo compare per portarvi ragazze reclutate in strada. Alcune donne lo confermarono e segnalarono, almeno a livello di testimonianza, che i provini diventavano pesanti approcci al chiuso di una stanzetta. E prediligeva le minorenni”. Morassut identifica Mister X in un uomo “apolide mezzo canadese e mezzo polacco”. Il suo nome, che non viene fatto dal parlamentare Pd, potrebbe essere con ogni probabilità quello di Felix Welner.

“Ipotesi imbarazzante”

Non crede affatto in questa pista il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi che definendo questa ipotesi di Morassut “imbarazzante” dichiara: “Rinuncio a commentare, non posso pensare che un vicepresidente di commissione dopo tre anni di indagine, di montagne di documenti letti e di centinaia di audizioni abbia deciso che questa sia l’ipotesi più realistica. Basterebbe leggere i verbali dell’epoca e informarsi per capire che non è così”.

Il ruolo di De Pedis

Il fratello della cittadina vaticana scomparsa rilancia invece un presunto ruolo di manovalanza nel rapimento di Emanuela del boss testaccino Enrico De Pedis, allora a capo di una delle fazioni della Banda della Magliana. Questa è anche l’ipotesi del giudice titolare della seconda inchiesta sulla Orlandi, Giancarlo Capaldo che spesso ha suggerito che “Renatino” potrebbe aver prelevato Emanuela proprio nella Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica frequentata dalla ragazza. “Alcuni ex allievi della scuola di musica spesso vedevano de Pedis in quell’istituto perché era amico della direttrice suor Dolores”, ha dichiarato poche ore fa Pietro Orlandi, aggiungendo anche che Enrico De Pedis “frequentava quell’ambiente della scuola di musica. Io sono convinto che De Pedis, non la banda della Magliana, ha avuto un ruolo di manovalanza in questa storia”. (fonte: Adnkronos)

Un “nuovo” verbale

Intanto è emersa, dopo 43 anni, un’altra preziosa testimonianza mai presa in considerazione prima, raccolta dalle Forze dell’Ordine. Si tratta di un verbale dei Carabinieri che risale alle primissime indagini: la data è quella del 12 luglio 1983. A pubblicare il documento è il settimanale Giallo nell’ambito di un’inchiesta su Ian Wilson, il seminarista dell’oratorio frequentato da Emanuela. Il sacerdote, che all’epoca aveva 29 anni, si trovava nella cappella dell’aeroporto di Fiumicino il giorno in cui i presunti rapitori della ragazza fecero ritrovare un messaggio di Emanuela Orlandi. Non è mai stato chiarito cosa ci facesse Wilson quel giorno a Fiumicino (la sua presenza fu dimostrata da alcuni giornalisti americani) ma i Carabinieri perquisirono il suo alloggio in cui trovarono anche una foto di Emanuela. Ma torniamo al verbale dell’epoca, pubblicato in questi giorni da Giallo.

La testimonianza di Marta

Nel documento in questione è riportata la testimonianza di un’altra allieva della scuola di musica frequentata da Emanuela, che ci riporta alla figura del seminarista. Si Chiama Marta Szepesvari. Frequentava anche lei quell’istituto anche se all’epoca aveva già 53 anni; quel 22 giugno del 1983 era rimasta per ore davanti alla Basilica di Sant’Apollinare per aspettare un’amica. Ecco cosa disse Marta quel 12 luglio: In merito alla scomparsa della giovane Emanuela Orlandi, posso riferire che il 22 giugno scorso verso le 16, sono entrata alla scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria di cui sono allieva per il corso di musica sacra, per assistere alla prova del canto corale. Verso le 16,30, appena terminata la prova, sono scesa per le scale per incontrare una compagna di classe, Rosalia di anni 18, che doveva venire a casa mia per conoscere la strada per arrivarci. Ho atteso davanti alla scuola per 40 o 45 minuti, durante l’attesa ho avuto modo di osservare un giovane di età apparente di 25-26 anni, molto distinto, capello castano-chiaro, leggermente ondulato e curato, di media statura. Fissava l’ingresso della scuola come se attendesse qualcuno. Successivamente, verso le 18,50-55 ho chiesto suor Vera se avesse visto Rosalia, poi ho chiesto ad altre persone se nella scuola c’erano ancora ragazze. A questa domanda mi hanno sempre risposto negativamente. Verso le 19,10-15, non vendo incontrato la giovane Rosalia sono andata via. La donna chiese alla direttrice della scuola Suor Dolores di darle il numero degli Orlandi per poterli informare di questa strana presenza e la suora le rispose di prenderlo dai manifesti affissi in città, quelli con il volto di Emanuela. Chi fosse quel giovane biondo non è mai stato chiarito dalla indagini.

La testimonianza della Muzzi

C’è un’altra testimonianza dell’epoca su cui a questo punto vale la pena soffermarsi, in cui si parla di un giovane biondo, alto e distinto. A renderla fu Elvira Muzzi, madre di un’amica molto stretta di Emanuela, Gabriella Giordani. La donna disse ai Carabinieri che la sera del 9 luglio 1983, dieci giorni dopo la scomparsa di Emanuela, questo giovane biondo guardava con insistenza le finestre dell’abitazione degli Orlandi, che affacciavano su Borgo S. Pio, in Vaticano. Si legge dal verbale: “Il giorno dopo, nel rispondere al telefono la Muzzi ha sentito pronunciare il nome di Emanuela, poi la comunicazione è stata interrotta. Già alcuni giorni prima, aveva ricevuto due telefonate da parte di un uomo che cercava una certa Laura (…). Il 12 luglio ha ricevuto due telefonate ma nessuno aveva risposto (…) Qualche ora più tardi, mentre si recava in Vaticano, veniva costantemente seguita dal predetto giovane il quale, a suo dire, avrebbe tentato di fotografarla” (fonte: Giallo)

Cercavano Laura

La figlia di Muzzi, Gabriella, fu anche contattata dai presunti rapitori nel tentativo di far recapitare un messaggio di Emanuela ai familiari. Accadde nel 1984, un anno dopo. C’è un dettaglio di questa testimonianza della Muzzi particolarmente interessante ed è quel nome: Laura, che è anche lo stesso dell’unica persona indagata dalla Procura di Roma nell’ambito della nuova inchiesta su Emanuela Orlandi, ovvero Laura Casagrande, allieva anche lei della scuola di musica “da Victoria”. La Casagrande quel pomeriggio è stata una delle ultime persone che ha parlato con Emanuela, all’uscita di scuola ma le sue versioni su quegli attimi cruciali sono risultate discordanti. Quell’istituto sembra nascondere molti passaggi fondamentali dell’oscura vicenda.

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