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Michela Murgia al Salone del Libro: “Non chiamatemi guerriera. Ora dico tutto, tanto che fanno? Mi licenziano?”

La scrittrice è stata tra i protagonisti del Salone di Torino e ha parlato della malattia. Ma anche di politica: "Io penso che questo governo sia fascista"

di Paolo Aruffo

Torino, tra i protagonisti del Salone del Libro 2023 c’è anche Michela Murgia, che ieri 19 maggio ha presentato il suo nuovo romanzo Tre Ciotole, edito da Mondadori. La scrittrice, che solo qualche settimana fa ha rivelato di avere un cancro al quarto stadio, è intervenuta parlando della malattia (ma non solo). “Quando l’oncologo mi ha dato la notizia del tumore, senza mai definirlo come tale, ero sotto morfina – ha cercato di ironizzare -. Qualsiasi cosa mi avesse detto sarebbe stata bella”. Quindi ha aggiunto: “Interiorizzare che è una cosa che fa parte di me mi ha dato la sensazione di poterla gestire. Sono una maniaca del controllo. La cura è un patto tra me e la malattia”, le sue parole riportate anche dall’Ansa.

Poi Murgia, 50 anni, ha aggiunto: “Io sto vivendo il tempo della mia vita adesso. Dico tutto, faccio tutto, tanto che mi fanno? Mi licenziano? Ho chiesto a Vogue di poter fare un viaggio sull’Orient Express. Posso andare alle sfilate di moda, farò un sacco di cose. Ma voi non aspettate di avere un cancro per fare così”. “In un mondo di vili tutto è un atto di coraggio. Io dico quello che penso – ha affermato a proposito delle reazioni all’intervista al Corriere della Sera in cui ha annunciato di essere malata -. Non chiamatemi guerriera, odio i militari. E non trattatemi come un monumento, sono ancora viva”.

In seguito la scrittrice ha parlato anche di politica, andando dritta al punto: “Io penso che questo governo sia fascista, si vede dalle scelte, dalle decisioni che prendono. Quando si sono candidati le hanno dichiarate in campagna elettorale. Va tutto in una certa direzione, controllo dei corpi, controllo della libertà personale, discriminazioni delle comunità già discriminate che stavano cominciando a ottenere dei diritti”, ha affermato. Per poi aggiungere: Vi aspettate che il fascismo bussi a casa con la camicia nera? Non è così. Il nostro è un Paese che non ha fatto i conti con il fascismo, non c’è stata una presa di coscienza. È mancato quel processo che ti dice ‘io che parte ho avuto?’, ha dichiarato intervistata dal vicedirettore Andrea Malaguti allo stand della Stampa. Affrontando il tema della famiglia, Murgia ha aggiunto: “Dovremmo sceglierci i parenti, considerare congiunti quelli che si prendono la responsabilità l’uno dell’altro. Siamo fermi alla modalità coppia sia eterossessuale sia gay. Perché non è possibile riconoscere una famiglia queer per responsabilità anziché per ruolo? Siamo tutti preoccupati di dire la mamma è la mamma, il papà è il papà. Non mi interessa l’affidabilità, ma la fedeltà”. Infine una battuta su Elly Schlein: “È passata per fashionista perché per una volta qualcuno le ha consigliato di stare attenta ai colori, quando è una che si veste al buio, sembra quasi daltonica”.

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