Decine di barconi, gommoni e piccole imbarcazioni che lasciano il porto di Sfax organizzati in gruppi o in preda agli scafisti. Il fiume di migranti che attraversano la rotta della Tunisia per raggiungere le coste italiane sembra non arrestarsi. Tra venerdì e sabato sera sono stati oltre tremila i migranti che si sono messi in viaggio e più di sessanta gli sbarchi avvenuti. Ed è senza sosta l’attività della Guardia costiera tunisina, che riferisce di aver sventato, negli ultimi tre giorni, 79 tentativi di partenza, soccorrendo 2.982 persone a bordo di imbarcazioni in difficoltà al largo di Sfax e Chebba.

Continuano i salvataggi anche nell’area Sar (ricerca e soccorso) italiana. Sono 2.500 i migranti già messi in salvo dalle nostre autorità, tra Sicilia e Calabria, sotto il coordinamento della Guardia costiera. Altri 190 naufraghi sono a bordo della Geo Barents, la nave di Medici Senza Frontiere, diretta al porto di Bari mentre in 78 sono stati recuperati dalla Life Support di Emergency in acque maltesi. A Lampedusa, oltre alle persone soccorse anche dalla nave-ong Louise Michel finanziata da Banksy, altre 294 sono giunte in vari sbarchi autonomi.

L’hotspot di contrada Imbriacola, già sovraccarico, ha raggiunto il record di oltre 2.250 arrivi in ventiquattro ore a fronte di poco meno di quattrocento posti e sull’isola si sono registrati una cinquantina di sbarchi. Il flusso migratorio verso l’Italia, secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è dovuto anche a un “fattore attrattivo di un’opinione pubblica che annovera l’accettazione di questo fenomeno mentre in altri Paesi, piccoli e meno piccoli, sono intransigenti in maniera trasversale tra posizioni politiche diverse, senza contrapposizioni”, ha affermato intervenendo alla scuola di formazione politica della Lega a Milano.

Aumentano salvataggi e arrivi, ma si moltiplicano anche i morti. L’ultimo dramma in mare si è consumato in area Sar maltese dove, dopo il naufragio di due barchini, almeno sette cadaveri sono stati recuperati dalle motovedette della Guardia costiera e delle Fiamme gialle italiane che sono intervenute. La capitaneria è riuscita a trarre in salvo una decina di persone mentre altre sono state recuperate da un peschereccio tunisino che era in zona, poi scortato verso il porto di Lampedusa. Solo alcune ore prima al largo della costa tunisina si erano persi i contatti con 34 migranti provenienti da Paesi dell’Africa sub-sahariana: risultano tuttora dispersi dopo che la barca sui cui viaggiavano è affondata.

“Non potendo raggiungere la maggior parte delle imbarcazioni, stiamo cercando di stabilire quali siano arrivate, intercettate o capovolte. Sono necessari grandi sforzi di salvataggio”, spiega Alarm Phone, l’organizzazione indipendente di supporto ai migranti che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Quest’ultima ha anche segnalato una barca in pericolo con circa 84 persone al largo della Libia, ma gli attivisti di Sos Mediterranée che si erano avvicinati all’imbarcazione sarebbero stati minacciati dalle autorità libiche che avrebbero esploso colpi di arma da fuoco in aria.

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