Ci vogliono circa 2,5 metri quadrati di pelle e dalle due alle venti ore di lavoro per realizzare ogni paio di scarpe con la trama ad intreccio. Dalla classica rete alla lavorazione chiamata “Paglia di Vienna”, fino ad arrivare agli innovativi “nodini” che richiamano l’estetica delle borchie: con queste tecniche antiche nascono mocassini, sandali ma anche décolleté perfette per i mesi caldi, perché rendono la calzatura leggera e traspirante, ma al contempo molto robusta grazie ai due/tre strati di pelle che la compongono. Neanche a dirlo, non è una macchina a fare tutto ciò, ma le sapienti mani delle artigiane di Fratelli Rossetti, la storica azienda calzaturiera di Parabiago che nel 2023 festeggerà i 70 anni di attività. La manualità è sempre stata al centro, in tutto questo tempo, delle lavorazioni di questa impresa artigianale, simbolo dell’eccellenza del Made in Italy, che ha fatto della cura dei dettagli e della ricerca della qualità nelle materie prime il suo mantra. E la Settimana della Moda di Milano è stata l’occasione per ribadire quella che è l’identità del marchio, non solo attraverso la nuova collezione Primavera/Estate 2023, ma anche attraverso la scelta della location per l’evento: Horto, un locus amoenus nel cuore pulsante di Milano guidato dell’ispirazione dello chef tristellato Norbert Niederkofler.

“Abbiamo un know-how storico su questo tipo di lavorazione ad intreccio e ci sembra giusto valorizzarlo, anche in un’ottica di impegno sulla strada della sostenibilità. Molte delle nostre scarpe sono realizzate ancora interamente a mano e il nostro obiettivo è di continuare a realizzare prodotti di eccellenza, destinati a durare nel tempo, capaci, grazie all’attenzione al design, di andare oltre i trend stagionali, fatti a mano e fatti a Milano”, ci piega il presidente Diego Rossetti illustrandoci le nuove creazioni. Come, ad esempio, anche la nuova versione “green” dell’iconico mocassino Brera, anch’essa presentata in Fashion Week e caratterizzata dalla mascherina lavorata a mano con l’uncinetto e la tomaia realizzata con un pellame scamosciato proveniente da materiali di riciclo.

Ma se da una parte si riscontra grande entusiasmo per tutto quella che è la tradizione artigianale italiana da parte della clientela, dall’altra le aziende si trovano a dover gestire la produzione in periodo di transizione come quello che stiamo vivendo: “Quello che stiamo vivendo è un momento davvero complicato e paradossale – ci dice il presidente Rossetti -. Siamo pieni di ordini, le vendite vanno benissimo, contiamo di chiudere l’anno con un fatturato ai livelli pre-Covid. Eppure siamo ad un passo dalla catastrofe: lo spettro di un attacco nucleare incombe sull’Europa, l’inflazione corre ed è impossibile fare una stima dei rincari che ci attendono nei prossimi mesi. Quindi lavoriamo alla grande, la cassa integrazione è ormai pressoché finita e nei negozi le vendite vanno bene, ma abbiamo la consapevolezza che da un momento all’altro le cose potrebbero cambiare drasticamente”.

A gettare un’ombra sui prossimi mesi, oltre all’incertezza per il governo che arriverà dopo le elezioni per del prossimo 25 settembre, c’è soprattutto il caro energia: “Fortunatamente la nostra azienda non è particolarmente energivora, però ci troviamo a subire gli aumenti di tutta la nostra filiera, dal costo dei pellami che è lievitato, a quello delle scatole per il packaging. Tanto che per la prima volta ci siamo trovati a dover ritoccare al rialzo i listini dei prezzi a metà stagione, senza sapere nemmeno noi di quanto. Per adesso abbiamo ritoccato il minimo indispensabile, così da poter venire incontro ai nostri clienti, ma non escludiamo di trovarci costretti, nei prossimi mesi, a fare nuovi rincari. Si naviga a vista e la gestione è complicata, non siamo in grado di fare previsioni”.

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