Il buio. Le note di un pianoforte che tintinnano veloci. Poi ecco comparire una lingua di mare blu, profondamente calmo all’orizzonte, quasi ci apparisse dopo aver attraversato l’ombra di una pineta. Un raggio di luce illumina le onde che si allungano lente e ipnotiche sulla passerella. Quindi, uno dopo l’altro, si susseguono bluse e blouson morbidamente candide, irridescenti pantaloni di seta, esotiche sahariane e fresche canotte in tessuto tecnico, evocative gonne a pareo e impalpabili abiti dai mille riflessi cristallini. Sarà perché fino a pochi giorni fa i raggi di un sole insolitamente tiepido ci cullavano negli ultimi scampoli d’estate, sarà perché il ricordo delle vacanze è ancora vivido nella mente. O forse, sarà perché perché nessuno come Giorgio Armani è in grado di far vivere un’emozione, una suggestione, attraverso i suoi abiti. Quel che è certo è che siamo usciti dall’ultima sfilata di Emporio Armani con addosso la stessa sensazione di nostalgica melanconia che si prova quando, alla fine di un viaggio, è tempo di fare i bagagli per tornare a casa. La stessa che ha catturato lo stilista, prendendo l’ispirazione per questa soave collezione Primavera/estate 2023, intrisa di ricordi di un viaggio, reale o immaginario che sia. Tanto che sembra messa insieme come di ritorno da un viaggio, pescando nella valigia oggetti raccolti e immediatamente amati per mescolarli con quel che si ha già, metafora calzante dello spirito eclettico con cui, ormai quarantun’anni fa nacque la linea Emporio. “È come portare la vacanza, in città”, ha spiegato Giorgio Armani al termine della sfilata tenutasi giovedì 22 settembre nel suo Armani Teatro. “Questa collezione esprime un pensiero di libertà e apertura: ho voluto portare nel vestire metropolitano, che è l’essenza di Emporio, la libertà e la leggerezza del ritorno da un lungo viaggio nel quale si sono accumulate cose e ricordi, e li si mescola nella propria quotidianità”.

Ci sono le molteplici suggestioni del lontano Oriente mitico e mitologico tanto amato dallo stilista, ma non serve andar così lontano per godere del piacere di un viaggio. Questo è, infatti, prima di tutto uno stato mentale e in quanto tale vive nell’oggi, nel quotidiano. Ecco allora che “Re” Giorgio si lascia andare, per questa sua linea più giovane, al lusso dell’informalità più assoluta, decostruendo ogni giacca, ogni pantalone, ogni accessorio, per lasciare solo l’essenziale. Magnifiche sono le ciabattine in rete di paillettes, ma anche le pantofoline in pelle, che fanno come aleggiare le modelle a pelo d’acqua. I riflessi cangianti delle preziose sete dei pantaloni diventano così un tutt’uno con i bagliori emanati dalle onde, il tessuto è così sottile da essere quasi illusorio. Il bianco puro è il colore in assoluto predominante della collezione, simbolo per eccellenza dell’estate e di lontane terre assolate: arriva in città e trasforma l’asfalto in sabbia. L’unico grigio concesso, qui, è quello delicatissimo della sublime palette armaniana, declinato ora in un blaze e ora in una gonna di voile. E quando la luce si fa più calda, rosata, accarezzata dal tramonto, anche i colori si scaldano e s’infittiscono: arrivano i richiami floreali, l’acquamarina cristallina cede il passo ai verdi più intensi, il blu e il nero supremo. Profondo come il mare e luminoso come se baciato dai riflessi lunari. C’è grande attenzione ai tessuti, ai tagli, rigorosi e puliti, ai volumi, per un equilibrio formale essenziale a quell’ideale di eleganza che la donna amata da Giorgio Armani non può prescindere.

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