di Paolo Di Falco

Quindici minuti in media è la durata della pubblicità al cinema quando, seduti di fronte allo schermo, si finisce per vedere spezzoni di altri film in uscita prossimamente nelle sale: un’attesa che sembra quasi infinita ma poi, improvvisamente, si spengono le luci e finalmente la proiezione inizia. Sarebbe davvero l’ideale se la campagna elettorale che ormai ci perseguita fin da agosto avesse la stessa durata di una bella pubblicità: sicuramente ci saremmo risparmiati questo spettacolo di accuse, promesse e ipocrisia dove si finisce per giocare con la memoria degli elettori che, forse, è troppo corta. Se ci pensiamo, quasi sempre si finisce per “spegnere le luci” sulla legislatura appena trascorsa quando, paradossalmente, sarebbe il momento di accendere i fari sull’operato degli stessi che tirati a lucido e con il sorriso smagliante sporgendosi da ogni manifesto si ripresentano nuovamente per parlarci della loro idea d’Italia, per parlarci delle loro proposte che, a quanto pare, sono sempre state nel cassetto di un comodino che ogni volta fa la sua comparsa esattamente il primo giorno di campagna elettorale per poi scomparire una volta formato il governo.

Colmare quel vuoto di memoria collettivo è forse la migliore abilità dei politici nostrani che iniziano ad occuparsi di tutto o, viceversa, a criticare provvedimenti realizzati da loro stessi quando erano al potere in base all’andamento dei sondaggi. Così li vedi lì sui palchi nelle piazze del loro territorio dove, ad alcuni, capita di far ritorno puntualmente solamente per la campagna elettorale ovvero quella che, in qualsiasi stagione, più che nel tempo delle mele si trasforma nel tempo delle promesse nella speranza di raccogliere qualche voto. Capita di trovarli nei posti inimmaginabili come TikTok dove ha fatto la sua comparsa anche l’eterno Cavaliere che ha iniziato a far conoscere il suo vasto repertorio ai più giovani: un giorno racconta barzellette, l’altro ci parla del suo cane ricordandoci che è il figlio di Dudù ovvero lo stesso a cui si divertiva, insieme al presidente russo Putin, a lanciare la pallina nei corridoi di palazzo Grazioli. Poi capita anche che in altri giorni faccia appello al suo sex appeal o che ammazzi le mosche che gli ronzano intorno.

Capita anche che mentre molti di loro provano a sperimentare l’ebbrezza del nuovo social altri, come Giorgia Meloni, si lamentino che all’interno dei propri comizi elettorali ci sia anche qualcuno che non condivide le loro idee facendone una questione di sicurezza pubblica con tanto di telefonata alla ministra degli Interni, dimenticandosi non solo il concetto di democrazia ma, anzi, gridando anche all’allarme del “qui si sta cercando l’incidente per poi dire che noi siamo inaffidabili”. Da altre spiagge poi si lanciano frecciatine su scorte, oppure succede che il segretario di Rifondazione Comunista scriva, in riferimento ad una frase attribuita su Twitter a Carlo Calenda, che “chi diffonde bufale del genere merita di essere menato per strada” così, d’un tratto, improvvisamente le parti si invertono in una campagna elettorale dove si è fatto costantemente riferimento “ad un ritorno dei fascisti” e finisce che a menare per prima siano i comunisti o, meglio, quelli che oggi si fanno passare per tali.

Mentre va in scena questo teatrino si moltiplicano, per esempio, i fenomeni estremi dovuti ai cambiamenti climatici che, dalla Marmolada alla Marche, spezzano sogni e vite con la consapevolezza che dal giugno del 2018 nei cassetti del ministero della Transizione Ecologica giace dimenticato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Oppure succede che ad uno studente diciottenne, Giuliano De Seta, venga portato via il futuro da una lastra di metallo durante quell’alternanza scuola-lavoro di cui si parlava già da gennaio, visti gli altri due incidenti mortali dove a perdere la vita sono stati Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci. In campagna elettorale infatti regna una sola regola: si parla dei successi o di quelli che vengono ritenuti tali, ma non c’è spazio per i mea culpa. Piuttosto, meglio puntare il dito contro l’avversario, meglio addossargli la colpa con un bel post su Facebook da rilanciare fino a quando i riflettori non si saranno spenti. D’altronde si sa, lo show che l’intero paese sta guardando deve andare avanti fino a quando tutto non verrà poi cancellato con un altro bel colpo di spugna dal regista della prossima proiezione, il cui nome sapremo questa domenica.

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