Le firme dell’otto per mille per la Chiesa cattolica sono sempre più in calo a favore di quelle per lo Stato, che aumentano: in un solo anno il Vaticano ha perso 260mila sostenitori, mentre il governo ne ha guadagnati 220mila. A fornire questi numeri, con particolare entusiasmo, è l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, citando come fonte il dipartimento delle Finanze che sul sito del Mef pubblica la ripartizione del gettito a partire dal 2008.

Intanto, va detto che la divisione delle scelte espresse dai contribuenti viene gestita distribuendo gli importi quattro anni dopo rispetto all’anno di imposta. Un esempio pratico: le scelte sui redditi del 2020 saranno erogate tra due anni. Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’otto per mille del gettito Irpef tra tredici opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Buddhista, Unione Induista, Chiesa apostolica, Sacra diocesi ortodossa d’Italia, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia e infine, dal 2017, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Inoltre va fatta una precisazione significativa: due sole confessioni, le Assemblee di Dio e la Chiesa Apostolica, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo i fondi relativi a opzioni esplicite a loro favore. Non fanno così la Chiesa cattolica e le rimanenti dieci confessioni, che ottengono un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti a loro favore.

Detto questo, i dati trasmessi in questi giorni parlano di un’emorragia per la Chiesa Cattolica: i preti continuano ad essere i più opzionati dai cittadini italiani, ma in pochi anni hanno dovuto fare i conti con una perdita di soldi che fa suonare il campanello d’allarme al Vaticano. Se nel 2008 il 37,8% delle scelte sul numero dei contribuenti era a favore delle diocesi, nelle dichiarazioni sul 2020 (ultimo dato pubblicato dal Mef) la percentuale è scesa al 28,64%. Il calo è iniziato con l’erogazione del 2019 (redditi del 2015) e ha avuto un’ulteriore discesa negli ultimi anni: sui redditi del 2018 si registravano 31,83% di preferenze al Vaticano diventate 29,03% sui contributi del 2019 e appunto 28,64% per il 2020. Al contrario, lo Stato che si è sempre mantenuto attorno al 6% delle preferenze sul numero dei contribuenti, negli ultimi due anni (redditi 2019 e 2020) ha superato il 9%.

Stabili le altre confessioni che (Valdesi a parte che raggiungono l’1%) si attestano poco sopra lo zero. Festeggiano gli atei: “Già lo scorso anno (dichiarazioni 2020) si era registrato un travaso dalla Chiesa allo Stato, con le firme alla Chiesa scese per la prima volta sotto il 30% del totale dei contribuenti e un balzo in avanti dello Stato di un milione di firme. Il trend, seppur meno forte – spiega il segretario di Uaar, Roberto Grendene – si conferma anche per le dichiarazioni dei redditi del 2021, secondo i dati provvisori diffusi dal Mef, e non possiamo che rallegrarcene anche se il governo di unità nazionale negli scorsi mesi non ha nemmeno mandato in onda lo spot foglia-di-fico dello scorso anno per chiedere ai contribuenti di scegliere lo Stato”.

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