Boris Johnson ha accettato di dimettersi nel corso della giornata di oggi, 7 luglio. Lo rivela la Bbc. Il nuovo primo ministro, precisa l’emittente, dovrebbe entrare in carica in autunno. L’accordo che Johnson si è rassegnato ad accettare prevede infatti, nello specifico, le sue dimissioni odierne da leader del Partito Conservatore di maggioranza. Lo riferisce Chris Mason, political editor della Bbc. L’attuale capo dell’esecutivo rimarrà invece primo ministro ancora per un po’. Durante l’estate verranno convocate elezioni interne per la scelta di un nuovo leader Tory, con l’idea che il vincitore o la vincitrice possa essere annunciata nelle prossime settimane e – automaticamente – subentrare poi a Johnson anche alla guida del governo britannico “in autunno”. Una dichiarazione dell’attuale premier è attesa a breve. Così come si attende un commento da parte di Liz Truss, ministra degli Esteri, che ha interrotto il viaggio in Indonesia per il G20 e sta tornando a Londra. Viene considerata fra i favoriti per succedere alla guida dell’esecutivo. Fonti Tory, inoltre, hanno riferito al Daily Mail che l’ex premier Theresa May potrebbe tornare in carica ad interim fino all’autunno nel caso in cui l’attuale numero uno di Downing Street dovesse dimettersi. Secondo alcuni sondaggi invece in testa ci sarebbe Ben Wallace, ministro della Difesa. Intanto Johnson ha telefonato alla regina Elisabetta (che si trova nel castello di Windsor) per anticiparle il suo passo indietro da leader Tory prima dell’annuncio ufficiale alla nazione. Intanto Boris Johnson ha proceduto alla sostituzione di Michael Gove – ministro per il Livellamento delle Diseguaglianze Territoriali – con Greg Clark, già ministro della Attività Produttive sotto Theresa May e finora oppositore di BoJo in casa Tory. Lo annuncia Downing Street, lasciando quindi intendere che il premier voglia mantenere il punto sull’idea di restare a capo del governo fino all’elezione di un nuovo leader conservatore a ottobre. Preannunciate anche altre nomine per la ricomposizione dell’intero gabinetto.

Oltre 50 dimissioni – Johnson accusa i colpi del caso Pincher, l’ultimo che lo ha travolto, e della raffica di dimissioni dal suo esecutivo: secondo i conti dell’emittente britannica Sky News hanno lasciato in 53. Solo nella mattinata, altri cinque ministri hanno annunciato il ritiro. Si tratta del ministro per l’Irlanda del Nord Brandon Lewis, del ministro per la sicurezza Damian Hinds, di quello per la Scienza George Freeman e della ministra del Tesoro Helen Whately. Inoltre, negli ultimi minuti si è aggiunto all’elenco Guy Opperman, ministro delle Pensioni, che nella lettera al premier ha spiegato di essere stato “particolarmente sconvolto dal comportamento di Downing Street durante le restrizioni per il covid. I recenti eventi hanno dimostrato chiaramente che il governo non può funzionare con lei in carica”, ha aggiunto. “Nessuno, per quanto successo abbia avuto in passato, vale più del partito, o del Paese”. Stando al responsabile del dicastero per l’Irlanda del Nord, Brandon Lewis, l’esecutivo colpito dallo scandalo è ormai “oltre il punto di non ritorno”. “Non posso sacrificare la mia integrità personale per difendere le cose come stanno adesso”, ha detto Lewis, aggiungendo che il partito conservatore al potere e il Paese “meritano di meglio”. Il governo, ha proseguito Lewis, richiede “onestà, integrità e rispetto reciproco”. L’addio è arrivato anche dal ministro della Tecnologia Chris Philp e dal ministro James Cartlidge, così come dalla vicepresidente del partito Tory, Caroline Johnson. Una decisione che, spiega, ”non è stata presa alla leggera”, riconoscendo “il privilegio” di ricoprire la sua carica. “È con grande tristezza, tuttavia, che riconosco che nel tempo l’effetto cumulativo dei vostri errori di giudizio hanno sperperato la buona volontà del nostro grande Partito”, ha scritto Johnson al Primo Ministro. “Credo che tentare di restare quando c’è la scritta sul muro non può che danneggiare il nostro Partito e quindi il nostro Paese”. Lascia anche la ministra dell’Istruzione Michelle Donelan, che era stata nominata solo martedì. “Con grande tristezza devo dimettermi dal governo”, ha scritto su Twitter. Donelan era stata nominata per prendere il posto di Nadim Zahawi, che da ministro dell’Istruzione era stato nominato all’incarico di cancelliere. Proprio quest’ultimo ha unito oggi la sua voce a quelle di chi chiede al primo ministro Tory di lasciare, sullo sfondo dei contraccolpi dello scandalo Pincher e mentre continuano le dimissioni dal suo governo. L’ultimo abbandono è stato appena annunciato dalla ministra dell’Istruzione, Michelle Donelan, pure designata solo martedì. Johnson deve “fare la cosa giusta e dimettersi adesso”, a questo punto, ha detto Zahawi, commentando il rifiuto opposto. Nella notte erano inoltre arrivare le dimissioni di Simon Hart, ex segretario di stato per il Galles. Nella lettera indirizzata al premier Hart ha sottolineato che “non c’era altra opzione. I colleghi hanno fatto del loro meglio in privato e in pubblico per aiutarti a far andare avanti la nave, ma è con tristezza che sento che abbiamo superato il punto in cui ciò è possibile”.

Le reazioni – Secondo il ministro degli Esteri Liz Truss Johnson “ha fatto la scelta giusta” decidendo di dimettersi. “Il governo sotto la guida di Boris ha ottenuto molti risultati: la Brexit, i vaccini e il sostegno all’Ucraina. Abbiamo bisogno di calma e unità ora e di continuare a governare mentre viene trovato un nuovo leader”, ha scritto Truss. “Un senso di sollievo per il fatto che il caos degli ultimi giorni, anzi mesi, finirà”. Così la premier scozzese Nicola Sturgeon ha accolto la notizia. Allo stesso tempo, però, Sturgeon ha definito “insostenibile” la prospettiva che Johnson resti in carica come premier fino all’autunno perché ”inadatto in modo manifesto a ricoprire la carica di primo ministro”. Keir Starmer, leader dell’opposizione laburista, ha definito il passo indietro di Johnson “una buona notizia” ma ha precisato che non “non abbiamo bisogno di cambiare i Tory al vertice, abbiamo bisogno di un vero cambio di governo”. Da Mosca arriva il commento del portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov: “Speriamo che persone più professionali e in grado di prendere decisioni attraverso il dialogo arriveranno un giorno al potere in Gran Bretagna”. Ringraziamenti arrivano invece dal fronte opposto, con le parole del presidente Zelensky che ha ringraziato il premier britannico per il suo sostegno all’Ucraina “nei momenti difficili”. Lo stesso ha detto il consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak: “Grazie a Boris Johnson per aver compreso la minaccia del mostro russo ed essere sempre stato in prima linea nel sostegno all’Ucraina” e per “essersi preso la responsabilità nei momenti più difficili”. Il consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha invece ringraziato il leader dimissionario: “Grazie Boris Johnson per esserti reso conto della minaccia del mostro russo e per essere sempre in prima linea nel supportare l’Ucraina”. E ha sottolineato come Johnson sia stato “il primo ad arrivare a Kiev, nonostante gli attacchi missilistici”. Sollievo fra i conservatori. Robert Buckley, suo ex ministro della Giustizia, ha detto che il premier “si è arreso all’inevitabile”; mentre un oppositore interno storico come Tobias Ellwood ha invocato la necessità vitale che il partito di maggioranza britannica ora si “riorganizzi” e trovi un’unità interna il più ampia possibile. Il sottosegretario uscente George Freeman ha tuttavia confermato le sue dimissioni, sostenendo che Johnson dovrebbe “chiedere scusa alla Regina”, in quanto capo di Stato, per aver trascinato la crisi in questi giorni e aver accarezzato anche l’ipotesi, secondo alcuni media, di sciogliere il Parlamento di autorità (prerogativa che la legge britannica assegna al primo ministro, con il solo obbligo della controfirma della sovrana, dopo la revoca nel 2019 di una riforma del 2011 che l’aveva invece legata all’approvazione di due terzi della Camera dei Comuni).

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