“La volontà del gruppo parlamentare conservatore è chiaramente quella che ci sia un nuovo leader e quindi un nuovo premier. Io sono d’accordo e penso che il processo di scelta dovrebbe iniziare ora. Sono triste perché lascio il lavoro più bello del mondo, ma in politica nessuno è indispensabile: il nostro sistema darwiniano riuscirà a trovare un nuovo leader a cui darò tutto il mio sostegno”. Con queste parole, in un discorso alla nazione di fronte al numero 10 di Downing Street, il primo ministro britannico Boris Johnson ha rassegnato le dimissioni da leader dei Tories, la forza di maggioranza in Parlamento. Travolto dagli scandali interni (l’ultimo ha riguardato il viceministro Chris Pincher) e da una raffica di dimissioni in seno al suo gabinetto – negli ultimi giorni hanno lasciato in 53, ben cinque solo giovedì mattina – Johnson intende comunque restare capo del governo fino alla convention che eleggerà un nuovo successore alla guida del partito, fissata per ottobre vista la pausa parlamentare estiva che inizia tra due settimane: “Servirò il Paese fino a quando non ci sarà un nuovo leader al mio posto”. Tutti i parlamentari conservatori potranno candidarsi.

Un discorso, quello di BoJo, in apparenza assertivo e ottimista, pronunciato dinanzi a una piccola folla di ministri e funzionari tra i più fedeli – che lo hanno applaudito a lungo – e alla first lady Carrie con cagnolino in braccio, mentre in lontananza una piccola folla di attivisti e oppositori ha festeggiato l’annuncio con grida e slogan. “Sono immensamente orgoglioso di quanto ha fatto questo governo”, ha detto l’ex sindaco di Londra alle telecamere, citando la Brexit portata a termine, l’uscita rapida dalle restrizioni Covid e il record di occupazione. “razie per questo incredibile mandato, la più grande maggioranza Tory dal ’77. La ragione per cui, nei giorni scorsi, ho combattuto così a lungo per continuare è che sentivo che era il mio lavoro, il mio dovere, il mio obbligo nei vostri confronti. E ha aggiunto: “Negli ultimi giorni ho cercato di convincere i miei colleghi che sarebbe eccentrico cambiare leader quando stiamo offrendo così tanto, quando abbiamo un mandato così vasto e quando siamo solo un paio di punti indietro nei sondaggi”. Ma, ha aggiunto con rammarico, “non ho avuto successo”.

Il premier si è poi rivolto “al popolo ucraino” per assicurare che il Regno Unito “continuerà a sostenere la loro lotta per la libertà, per tutto il tempo che sarà necessario” anche dopo la sua uscita di scena. E rivendicando, fra i meriti della sua premiership, il ruolo di prima fila svolto al fianco di Kiev dopo l’invasione della Russia. “Grazie, Boris Johnson, per esserti reso conto della minaccia del mostro russo e per essere sempre in prima linea nel supportare l’Ucraina”, scrive su Twitter il consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, sottolineando che Johnson è stato un “leader”, “si è assunto la responsabilità nei momenti più difficili”, “ed è stato il primo ad arrivare a Kiev, nonostante gli attacchi missilistici”. Anche lo stesso Zelensky ha ringraziato il premier dimissionario, chiamandolo “un vero amico dell’Ucraina” e dicendosi sicuro che la politica britannica di sostegno a Kiev non cambierà.

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