Un boato. Il seracco di ghiaccio che viene giù portando con sé neve e roccia e si ingrossa travolgendo tutto quello che incontra. Almeno sei morti, altri 10 escursionisti ancora dispersi e 8 feriti, di cui due gravi e due stranieri, ricoverati in ospedale. Il ghiacciaio della Marmolada si sgretola e fa una strage, forse con la complicità del caldo che sabato, sulla vetta della Regina delle Dolomiti, ha raggiunto i 10 gradi scendendo poi nella notte a 5 e risalendo già in mattinata nuovamente ai picchi del sabato. Il seracco si è staccato da Punta Rocca, quasi in cima alla montagna, e si è abbattuto sulla via normale della salita colpendo decine di escursionisti che in più cordate stavano compiendo la salita. A ore dal distacco, il numero dei dispersi resta ancora provvisorio: si stanno verificando le auto parcheggiate per cercare di capire se e quanti manchino ancora all’appello.

L’allarme è stato dato intorno alle 13.45 e i soccorsi sono scattati immediatamente, con decine di uomini del Soccorso alpino e cinque elicotteri inviati da Veneto e Trentino. Ma per molti degli escursionisti travolti dalla valanga di ghiaccio, neve e detriti – venuta giù per circa 2 chilometri lungo il versante trentino – non c’è stato nulla da fare. Con i soccorritori che si sono ritrovati ad operare in una situazione pericolosa, con il rischio di ulteriori crolli. Tanto che ad ore di distanza dal distacco, l’area non è ancora in sicurezza e il Soccorso Alpino hanno chiuso l’area, per mezzo di elicotteri, per il pericolo di ulteriori distacchi. Si tratta di un’evacuazione totale, anche degli ospiti del rifugio Punta Penia che sono stati trasportati a valle. Si è proceduto anche al rientro dei soccorritori. I feriti sono stati ricoverati in più ospedali, da Belluno a Treviso fino a Trento e Bolzano.

A cadere, ha spiegato il presidente del Soccorso Alpino Maurizio Dellantonio, è stata “una parte di ghiacciaio che era lì da centinaia di anni, è un evento straordinario”. Dai primi sopralluoghi – ha detto ancora – “abbiamo capito che c’è un pericolo a monte del ghiacciaio in quanto la ‘calotta’ di ghiaccio si è staccata, ma è rimasto un pezzetto in bilico, che non è un pezzetto piccolo ma parliamo di centinaia e centinaia di metri cubi” di ghiaccio. “Non ho mai visto una cosa del genere in Marmolada. Non è la solita valanga invernale, grado due, grado tre: è la natura. Se volessimo fare un paragone con l’edilizia potremmo parlare di un cedimento strutturale”, ha spiegato uno dei soccorritori impegnati nel recupero delle vittime e dei feriti. “Lo zero termico è oltre i 4mila metri – aggiunge – ed è chiaro che è una cosa metereologica che nemmeno la migliore delle guide può prevedere”.

Un testimone ha raccontato: “Abbiamo sentito un rumore forte, tipico di una frana, poi abbiamo visto scendere a forte velocità a valle una specie di valanga composta da neve e ghiaccio e da lì ho capito che qualcosa di grave era successo”. Nel tardo pomeriggio, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha espresso “il più profondo cordoglio” per “le vittime del terribile crollo”, ha espresso vicinanza alle famiglie e ai feriti, ringraziando i soccorritori per il loro lavoro. La procura di Trento ha aperto un fascicolo sul crollo ipotizzato il reato di disastro colposo, al momento a carico di ignoti.

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