Il governo dovrebbe “rivedere l’aspetto fiscale della componente dei salari in modo che le buste paga dei lavoratori si irrobustiscano. E poi approvare il salario minimo che molti paesi europei hanno già adottato”. Ma “anche le aziende devono fare la loro parte perché in questo momento l’obbiettivo principale è difendere le buste paga di chi prende 1300-1500 euro al mese. I salari vanno in qualche misura adeguati“. Parola di Alberto Bombassei, fondatore e presidente emerito dell’azienda bergamasca produttrice di freni Brembo nonché ex vicepresidente di Confindustria, che a Repubblica spiega: “È indubbio che l’inflazione impatta maggiormente sui redditi dei ceti più bassi. Il governo deve trovare dei meccanismi per mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori“.

Lo Stato “ha un beneficio dall’inflazione perché questa erode il valore reale dell’enorme debito pubblico“, dice l’industriale: ha infatti l’effetto di aumentare il denominatore del rapporto debito/pil. A fronte di questo dovrebbe dare sollievo a chi più risente dell’aumento dei prezzi. Con un taglio del cuneo fiscale. Anche in questo caso, come nelle richieste di Carlo Bonomi e dei segretari di diversi partiti, la proposta non è accompagnata da una ipotesi realistica di copertura. La sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra, sempre a Repubblica, propone invece di destinare a quell’obiettivo “tutto il gettito aggiuntivo ottenuto dal contrasto all’evasione: l’anno scorso fu di 4 miliardi, questo sarà un po’ meno, ma si può usare per tagliare le tasse sul lavoro”.

L’esponente di Leu ribadisce che “l’inflazione è la tassa più ingiusta che c’è perché non colpisce tutti allo stesso modo, il rincaro dell’energia e degli alimentari hanno un impatto più forte su chi guadagna meno. Perciò il tema è come redistribuire in modo equo questo grosso onere”. E aggiunge: “L’intervento pubblico è già stato concentrato sulle famiglie in stato di bisogno, cercando di aiutare tutti con misure come il taglio delle accise sui carburanti, ora occorre sciogliere la tensione fra le parti sociali”. Dalle parti del ministero del Lavoro non è arrivata per ora alcuna nuova mossa: il ministro Orlando da mesi si limita a proporre di utilizzare il trattamento economico previsto dai contratti maggiormente rappresentativi come salario minimo e lamentare che per farlo serve un accordo tra sindacati e imprenditori.

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