Il taglio al cuneo fiscale è stato uno dei temi portanti del dibattito che si è svolto ieri e l’altro ieri a Rapallo, nell’ambito del consueto convegno dei giovani imprenditori di Confindustria (dove giovane è da intendersi fino a 40 anni). Altre hit della giornata gli attacchi al reddito di cittadinanza e al salario minimo. Sul palco si sono alternati Enrico Letta, Matteo Salvini, Matteo Renzi. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte è intervenuto ma in video collegamento. “La legge di bilancio di autunno deve essere finalizzata a combattere l’inflazione e bisogna fare un grande patto all’interno della maggioranza che abbia l’obiettivo di combattere l’inflazione e che venga costruita attorno a una grande riduzione delle tasse sul lavoro”, esordisce il segretario del Pd Letta. “Serve un taglio del cuneo fiscale e deve essere incisivo per evitare la perdita del potere acquisto del ceto medio: dobbiamo intervenire con un’incisiva riduzione del cuneo fiscale anche per non deprimere i consumi”, rilancia il leader del Movimento 5 stelle.

“La prossima manovra deve essere almeno di dieci miliardi, sennò è una cosa ridicola”, afferma il segretario della Lega, Matteo Salvini, parlando in particolare del taglio del cuneo fiscale. Renzi polemizza: “Tutti parlano, quando è toccato a noi lo abbiamo fatto. Quando noi siamo stati al governo sono arrivati gli 80 euro, è arrivata l’abolizione Irap oltre ad altre misure per il taglio del costo del lavoro. Sarebbe interessante chiedere a tutti quelli che fanno promesse cosa hanno fatto prima: Salvini con quota 100 ha distrutto un pezzo di economia, Conte l’ha distrutta tutta con il reddito di cittadinanza”. Il giorno prima un avvallo al taglio del cuneo era arrivato da Antonio Tajani: Forza Italia continuerà a battersi per tagliare il costo del lavoro. Un ringraziamento a Confindustria per le sue iniziative a supporto dell’Ucraina in nome della libertà” e dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “La cosa da fare per aumentare il salario dei dipendenti è abbassare la tassazione sul lavoro, se si taglia il cuneo fiscale, come aveva proposto FdI, si alzerebbero gli stipendi”.

Alla fine della due giorni in riviera il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, comprensibilmente, gongola. “Tutti qui hanno affermato che sono d’accordo sul taglio del cuneo fiscale,, ed io sono contento. E quindi lunedì mi aspetto che questa cosa venga fatta“, sottolinea chiudendo il convegno dei Giovani Imprenditori. Con il taglio di contributi e tasse sul lavoro le buste paga salgono senza che gli imprenditori debbano sborsare un euro di tasca propria. Una manna mentre aumentano le richieste di adeguamenti salariali a causa dell’inflazione. Anzi, risparmiando denaro poiché la sforbiciata andrebbe in parte a favore direttamente delle aziende. Peccato che, come recita una delle massime fondamentali dell’economia, di pasti gratis non ne esistono. Tagliare il cuneo significa che allo Stato arrivano meno soldi. Quindi le opzioni sono due: o si riduce la spesa o si aumentano altre entrate (rendite finanziare?). Il rischio è che semplicemente si metta l’aumento degli stipendi a carico della fiscalità generale. Se non si spiega questo punto si finisce per parlare di cuneo fiscale come se fosse un malvagio sortilegio che, contro la volontà di tutti, impedisce alle nostre buste paga di aumentare. Per carità, l’opportunità di spostare il carico fiscale dai redditi da lavoro alle rendite è suggerita, non solo per l’Italia, da tempo e da più parti, Fondo monetario internazionale incluso. Ma appunto di spostamento di parla, non di taglio del gettito tout court.

Un poco più nel dettaglio cuneo fiscale è la differenza tra quello che un lavoratore riceve in busta paga e quello che versa complessivamente l’impresa aggiungendo le tasse e i contributi. Ossia risorse che servono per pagare pensioni, scuole, ospedali etc.. Confindustria chiede una sforbiciata da almeno 16 miliardi di euro lamentando il peso eccessivo di questi oneri. Il peso c’è ma non è diverso rispetto a quello di molti altri paesi europei. Stando ai dati dell’Ocse il cuneo italiano è al 46% della retribuzione, un poco al di sotto di quello di Germania e Belgio e allineato a quello della Francia. Lo stesso quadro emerge dalle statistiche di Eurostat. Il valore lordo (quindi incluso il cuneo) degli stipendi italiani è però tra i più bassi in assoluto, dietro anche a Spagna e Slovenia. Circa il 20% più basso di quelli francesi e il 40% in meno di quelli tedeschi. Quindi, in valori assoluti, anche quanto versato in tasse e contributi è più basso. Le tasse italiane sui profitti aziendali sono invece tra le più basse in assoluto tra i paesi industrializzati, al di sotto del 20% secondo i dati del centro studi di Mediobanca e in costante calo negli ultimi anni.

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