“Al primo turno avevo votato Barbara Minghetti”, confida un cittadino di Como a poche ore dallo spoglio. “Questa volta invece ho votato Rapinese, perché la città ha bisogno di uno scossone”. Un ragionamento che non deve essere rimasto isolato, se la candidata del centrosinistra si è fermata al 44,64%, prendendo più di 800 voti in meno di due settimane fa. Così, alla fine, lo scossone è arrivato: Alessandro Rapinese, agente immobiliare di 46 anni, di cui gli ultimi 14 passati a fare opposizione in consiglio comunale, è riuscito nell’impresa tanto auspicata in campagna elettorale: “All’opposizione cacciare gli altri, i malefici partiti che hanno fatto a pezzi la città”. E all’opposizione ci sono finiti prima Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, che per una serie di beghe interne non avevano candidato il sindaco uscente Mario Landriscina, ma Giordano Molteni, ex sindaco di un piccolo comune alle porte di Como. E ora (grazie a 14.067 voti, 5.624 in più del primo turno) Rapinese, sostenuto solo dalla lista civica a suo nome, fa finire all’opposizione pure il Pd, insieme agli alleati Europa Verde, Articolo Uno, Sinistra italiana, Azione, Italia Viva, +Europa e Volt, oltre che a quel pezzetto di M5S che, scontrandosi con diversi rappresentanti locali, aveva deciso di appoggiare Minghetti, ma senza simbolo e con un solo candidato in lista.

Rapinese è una sorta di “protogrillino”, come lo definisce qualcuno per l’intransigenza mostrata in anni di opposizione. Un’intransigenza già in nuce quando in quarta superiore si candida al consiglio di istituto insieme a un solo compagno con cui crea la lista “Polenta Uncia”: un nome – racconta – per sottolineare “la lontananza dalle liste ‘pallose’ di sinistra, che parlavano di temi che nemmeno conoscevamo, tipo guerre in Libano e tensioni israelopalestinesi, e da quelle di destra aventi come sfondo l’antipatia per lo straniero e qualche ‘simpatico’ richiamo al Duce”. Agli altri studenti parla di riscaldamenti da revisionare e sedie rotte da sistemare: “Portiamo al centro del dibattito studentesco temi seri e concreti, dove realmente potevamo fare molto cercando di aprire gli occhi ai nostri ‘elettori’ circa il fatto che in Israele ed in Palestina, con tutta la buona volontà, se ne sarebbero fregati dei nostri sit-in”. Risultato? Rapinese sbaraglia la concorrenza con oltre l’80% dei voti, conquistando tutti e quattro i seggi sebbene i candidati siano solo lui e il compagno di lista.

Come allora, Rapinese ha sbaragliato gli avversari pure oggi. E lo ha fatto senza ammiccare, prima del ballottaggio, ai partiti di centrodestra. Ma che gran parte dei voti di Molteni sarebbero finiti a lui, era piuttosto scontato, visto che tra i temi di Rapinese ce ne sono alcuni, come la sicurezza, cari a quel bacino di elettori. E non è stata una sorpresa sentir dire a Matteo Salvini che “è sempre giusto votare e quindi sicuramente se io fossi a Como non voterei a sinistra”. Meno scontato era invece che l’affluenza alle urne sarebbe scesa dal 44,33% di due settimane fa al 35,76% di ieri. E che verso Rapinese potesse confluire anche qualche voto di chi all’inizio aveva scelto Minghetti. Evidentemente a una parte della sinistra non è piaciuto che lei, consigliera comunale uscente di una lista civica e manager in campo culturale, abbia condotto una campagna elettorale sempre più all’ombra del Pd. E abbia fatto sfoggio dei suoi legami coi poteri economici, come in un paio di appuntamenti di maggio allo Yacht Club di Como, a cui Minghetti ha partecipato insieme a Corrado Passera, oggi numero uno della banca Illimity, a Giuseppe Guzzetti, ex presidente di Fondazione Cariplo, e a Remo Ruffini, amministratore delegato di Moncler. Non è dunque un caso se all’indomani del primo turno, l’altra candidata sindaco di centrosinistra, Adria Bartolich, ex parlamentare di Pds e Ds ed ex segretaria generale della Cisl di Como e Varese, si sia fatta fotografare mentre stringeva la mano a Rapinese. E se Roberto Adducci, candidato sindaco del Comitato assemblee popolari ed espressione di Fridays for Future, abbia esplicitato il suo sostegno a Rapinese così: “Visioni e pensieri opposti, ma è la mia morale che sceglie”.

Ieri, quando il risultato elettorale iniziava a consolidarsi, Rapinese è andato fuori dal cimitero: “Dieci minuti per cercare di parlare con i miei genitori, persi quando avevo 17 e 20 anni”, ha raccontato ai cronisti. Poi, “per scaramanzia”, dice di aver bussato alla signora che due settimane fa lo aveva scoperto accovacciato sotto il davanzale mentre origliava gli aggiornamenti sullo spoglio dalla tv accesa, visto che aveva deciso di tener spento il cellulare. Trascorsa la notte, ora è il momento di mettersi al lavoro: “Penso di aver preso i voti delle persone che desiderano un cambiamento. Non c’è nulla da festeggiare, la città ha problemi su problemi da risolvere”.

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