Non si capisce se sia una disperata ricerca di notorietà o se ci creda davvero. Sta di fatto che l’intervista rilasciata al Corriere Bergamo dalla titolare di boutique di lusso e lo store 10 C.so Como di Milano, Tiziana Fausti tocca vette che neppure Al Bano e cuochi vari erano riusciti sinora ad avvicinare. Il tema di fondo è sempre il solito: questa gioventù smidollata che non vuole fare gli straordinari, chiede addirittura i week end liberi “che tanto c’è il reddito si cittadinanza”. Come tutti i fustigatori di una misura che, quando va bene, garantisce a un giovane 500 euro al mese permettendogli di dire no almeno alle condizioni di lavoro più scandalose, Fausti non cita un numero che sia uno. Tanto meno ci sono riferimenti alle retribuzioni offerte. E pazienza se, mese dopo mese, i dati Istat ed Inps dicano puntualmente l’opposto sulla disponibilità dei giovani. Ma Fausti “vede”.

“Vedo gente che pensa solo a chiedere e basta…Per forza non si trova personale nei ristoranti, lo Stato li mantiene a casa con la Naspi e il Reddito di cittadinanza. Così fai lavoretti, fai il dog sitter e lo stipendio te lo porti a casa lo stesso. Sperando che arrivi la fine del mondo e senza mai pensare al futuro. Quello che chiedo è che ci sia almeno l’attitudine a fare qualcosa. Non pretendo che tutti siano delle aquile reali anche se ogni tanto qualche aquila arriva. Leopardi aveva scritto l’Infinito a 19 anni (e Alessandro Magno conquistato il mondo prima dei 30, suggeriamo), ma questi non sanno né scrivere né parlare”

L’imprenditrice bergamasca si lancia quindi in una tirata pedagogica da fine ‘800. Alla domanda se l’abito faccia il monaco risponde “Sì, se sei una persona disordinata non sarai mai organizzato mentalmente, a meno che tu non sia un genio come ne nascono pochi al mondo. Penso alla scuola anglosassone, alla sua formazione. Se ripenso a come andavo a scuola io dalle suore Sacramentine con un grembiule nero e un colletto bianco che guai se non era inamidato… altro che mettere le bermuda per andare a scuola”. Però attenzione perché ai college organizzati da Fausti i bermuda vanno bene poiché: “I calzoni corti si portano, ma non sono i pantaloni della tuta tagliati o jeans da cui ti esce la gamba”.

La signora Fausti ci spiega poi che jeans strappati e i top che paiono reggiseni “Sono segnali di disagio con cui i ragazzi spostano l’attenzione su quello che non è necessario, mentre per la loro crescita e la loro educazione dovrebbero impegnarsi in qualcosa. L’abbigliamento, i capelli sono un modo per accalappiare l’interesse. Io vedo questi ragazzi, con i ciuffi che vanno negli occhi e devo dire che non sono contenta di questa gioventù. Il sacrificio è necessario” e, aggiunge, “servono regole precise di rispetto e di educazione. Vedo ragazzi con la testa rasata e la cresta, una volta su e l’altra giù: ma che cosa vuol dire?”.

E poi il dramma delle selezioni. “Si presentano candidati che non hanno lo standing per lavorare in un determinato ambiente. Questo significa che o la famiglia o la formazione o la scuola non sono stati sufficienti. Ben venga, dunque, un po’ di disciplina che porti al rispetto. Altrimenti si crescono persone che non hanno nerbo e che, quando vengono a chiedere un posto di lavoro, pensano solo al sabato e la domenica liberi e a come vengono pagati gli straordinari. Io dico: comincia a darti da fare, a diventare indispensabile per la realtà in cui lavori”. Wow.

Non si sa se l’intervista sia stata fatta nella casa nobiliare di Bergamo dove l’imprenditrice risiede e colleziona opere d’arte. In un’intervista del 2012 Fausti regalò però molte chicche che ci permettono di comprenderne la vicinanza ai giovani a cui vengono offerti contratti da poche centinaia di euro al mese. “Per me le vacanze devono essere sinonimo di relax, ecco perché le trascorro nelle spa“, aveva spiegato l’imprenditrice. “Il mio primo amore è sicuramente quello per il mondo dell’arte. Faccio molti sport ma la mia passione è sbocciata con l’equitazione: ho montato per 20 anni”.

“Vedo ragazzi irriverenti ed arroganti, cosa che noi con i nostri genitori non ci saremmo mai permessi”, sbotta alla fine la “signora della moda”. Chissà cosa penserebbe Fausti leggendo l’epistolario di Leopardi in cui il poeta usa persino parolacce e parla di sesso con le prostitute. Oppure una delle più belle tra le Operette morali in cui critica ferocemente l’ossessione per la moda.

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