Probabilmente, mentre leggi queste parole, penserai di essere un errore. Pensi di esserlo perché le parole usate per raccontarti, fino ad oggi, sono state orribili. Insulti che chiunque abbia frequentato una scuola conosce bene: frocio, ricchione, gay o lesbica (usati come insulto), travone… Per non parlare di tutte quelle che ti associano a parti del corpo, animali, piante o pratiche sessuali. E ancora: risate per i corridoi della scuola, le allusioni, i doppi sensi, le scritte sui muri col tuo nome. Sì, conosco tutto ciò molto bene.

So quanto possano ferire. Ti si conficcano addosso, come schegge di vetro. Si infilano nel cuore, risalendo l’anima. Ti tagliuzzano. Ti confinano nella tua stanza, mentre il resto del mondo è là fuori a vivere. E ti sembra che tutta quella vita, ti sia preclusa. Che non avrai mai un bacio, dopo un batticuore. Che il tuo destino faccia rima con solitudine e disprezzo. Ebbene, probabilmente se hai letto sin qui sai benissimo di cosa sto parlando. Forse non sai che tutto questo ha un nome: omo-lesbo-bi-transfobia. E sì, concordo con te: fa schifo.

Però ti voglio raccontare la storia di un ragazzo che tutte queste cose le ha vissute. Come te, si chiudeva in camera e aspettava che arrivasse la notte, per dormire e non pensare a nulla. Poi, certo, al mattino ricominciava tutto da capo ed era difficile. E il tempo è passato, senza mai dare un primo bacio al suo compagno di banco, quello di cui si era innamorato ma a cui non poteva dire nulla, perché altrimenti le cose sarebbero andate anche peggio.

Ebbene, quel ragazzo ti direbbe che in questa brutta fiaba che pensi di vivere – e che poi è la tua vita – il finale non è stato ancora scritto. Le parole con cui hanno raccontato la tua storia non sei tu, eppure la gente pensa che tu sia quelle parole. È il momento in cui, in qualsiasi storia, è il cattivo a gestire la trama. Pensa a Harry Potter: a un certo punto sembra che Voldemort abbia vinto su tutta la linea. Se hai visto Game of thrones sai che il re della notte si è pure preso un drago e un esercito infinito di morti viventi. Ne Il signore degli anelli, i buoni sanno di dover combattere l’ultima disperata battaglia, sotto i colpi di un nemico che sembra invincibile. Qui un ragazzo chiede al protagonista: “Allora non c’è speranza?”. Ma lui gli risponde: “C’è sempre una speranza”.

Nella fiaba cattiva in cui ti trovi il cattivo sembra invincibile perché non hai ancora preso in mano le armi di cui dispone: le parole. Ti svelo un segreto: puoi spezzare il suo incantesimo malvagio. Gli incantesimi, se ci pensi, sono fatti proprio di parole. Spezzare il maleficio richiede molto coraggio, ma al tempo stesso è molto semplice: devi essere tu a raccontarti. Ma prima devi fare un ulteriore passaggio: non devi credere alle cose che dicono su di te.

No, non sei un errore. No, nessun dio ha deciso che meriti una punizione per il fatto che ti piacciono le persone del tuo stesso sesso. E se l’immagine che vedi allo specchio non ti rappresenta, perché non ti riconosci nel genere che ti hanno assegnato alla nascita o nel nome che porti, non sei certo un’anomalia. Sei un essere umano, porti con te la vita ed è un dono prezioso. Solo tu hai il potere di darle un senso. Non le parole di chi ti disprezza.

La prima delle parole che puoi usare per spezzare quell’incantesimo è molto semplice: “no”. Prova a pronunciarla. Anche solo mentalmente. “No, non sono come voi volete che io sia”. No, non sei un frocio, una brutta lesbica, una persona un po’ confusa perché bisessuale e nemmeno una travona. Sei semplicemente tu.

Quel ragazzo di cui ti parlavo ora è lo stesso uomo che sta scrivendo queste parole, per fartene dono. Certo, non è stato tutto semplicissimo. Anzi! Una volta ho sviluppato le allucinazioni. Sentivo persone, fuori dal balcone, che mi insultavano. Ho aperto la finestra, per mandarle via. Non c’era nessuno. Era il mio cervello che stava andando in tilt. Ho pure pensato di fare un salto, da quel balcone. Ero veramente disperato. Poi una voce dentro, più forte della morte alla quale mi avevano fatto credere: “No, tu meriti di meglio”. Da quel momento, pian piano, è andato tutto per il verso giusto.

In questa storia che ti è stata data in dono, non devi far altro che cominciare a vivere. Un passo alla volta. Chiedendo aiuto alle persone di cui ti fidi. Dicendo chi sei, solo quando sarà il momento giusto. Non c’è fretta. Quel momento arriverà. Facciamo parte dell’umanità, forse quella migliore. Quella che è costretta a lottare per la sua esistenza, ma alla fine della storia non resterà che un unico personaggio vincente: tu.

Oggi si celebra la Giornata Internazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia. Oggi si ricorda che non sei un errore, una persona che deve vergognarsi o che non merita la felicità. Non è un caso se il nostro simbolo è l’arcobaleno, che arriva sempre dopo la pioggia. Oggi si celebra il tuo diritto alla vita. Che è solo tua. E solo tu puoi raccontarla, con le parole più giuste. E sei solo tu a conoscerle davvero. Comincia a raccontare la tua storia. In cammino, un passo alla volta, verso il tuo lieto fine.

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