Jake Daniels ha 17 anni, è un attaccante del Blackpool e una settimana dopo il suo debutto in Championship, la serie B inglese, ha fatto coming out. Fino a poche ore fa era un promettente calciatore conosciuto a livello nazionale (complici le 30 reti segnate con la Under 18), oggi invece la sua popolarità è globale grazie all’intervista televisiva in cui ha rivelato di essere gay. E no, non è un passaggio formale ma altamente simbolico, ancora di più oggi che si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia.

Che l’omosessualità nel calcio sia un tabù è davvero incredibile nel 2022 eppure ancora oggi si discute di quanti pochi passi in avanti abbia fatto il mondo (immobile) del calcio rispetto all’omofobia e quali strategie abbia adottato per diventare più inclusivo. E se la situazione italiana è indietro di decenni, nel resto del mondo non stanno messi meglio. Basti pensare che Jake Daniels è il primo calciatore a fare coming out in Gran Bretagna da 32 anni a questa parte: il primo fu Justin Fashanu, che nel 1990 rivelò la sua omosessualità provocando reazioni isteriche da parte dei tifosi e dei media, che a sua volta portarono la sua carriera a schiantarsi (il calciatore morì poi suicida otto anni dopo, distrutto dall’accusa di aver abusato di un ragazzo). Altri giocatori hanno poi fatto coming out, come Thomas Hitzlsperger e Thomas Beattie, ma solo dopo aver smesso di giocare. Daniels ha invece fatto una scelta precisa e di grande consapevolezza, che potrebbe essere la svolta attesa da tempo e capace di innescare un “circolo virtuoso” di apertura e inclusione. “Ci ho pensato a lungo e credo che questo sia il momento giusto, mi sento pronto a raccontare la mia storia. Voglio che la gente conosca chi sono veramente, aver mentito per tutto questo tempo non è qualcosa che avrei voluto fare. È stato difficile ma ora ho fiducia in me stesso“, ha spiegato in un’intervista a Sky Sport News.

Il ragazzo ha rivelato di essersi domandato a lungo se gli sarebbe convenuto aspettare fino al suo ritiro prima di fare coming out ma poi ha preso consapevolezza che era arrivato il momento giusto per farlo: “Sapevo che ciò mi avrebbe costretto a mentire e a non essere in grado di essere me stesso o di condurre la vita che vorrei vivere. Da quando ho fatto coming out con la mia famiglia, il mio club e i miei compagni di squadra, quei ripensamenti e quello stress sono scomparsi. Stavano incidendo sulla mia salute mentale. Ora sono solo fiducioso e felice di essere finalmente me stesso”. E in una lunga lettera pubblica postata sull’account social del Blackpool FC ha aggiunto altri dettagli sul suo percorso verso il coming out: “Da tutta la vita so di essere gay e ora credo di essere pronto per fare coming out. Rivelare la mia sessualità ed essere uno dei primi è stato un passo verso l’ignoto, ma sono stato ispirato da Josh Cavallo (un calciatore della seria A australiana che ha rivelato di essere gay lo scorso anno, ndr), Matt Morton (manager e calciatore inglese, ndr) e dagli altri atleti in altri sport. Ho avuto un enorme supporto dalla mia famiglia, dal mio club e dal mio agente: tutti hanno pensato prima di tutto ai miei interessi. Anche i miei compagni nelle giovanili hanno condiviso la mia decisione di aprirmi al mondo. Ho odiato mentire e nascondermi per tutta la vita e voglio essere un modello facendo questo passo. C’è chi potrebbe non sentirsi a proprio agio nel fare coming out, ma voglio solo dire loro di non cambiare ciò che sono per essere più adatti al contesto. Bisogna essere sé stessi, è ciò che conta di più“. Sia la sua squadra che l’Assocalciatori inglese e la EFL, lega che organizza i campionati di livello inferiore alla Premier League, si sono schierati al suo fianco: “Fare coming out pubblicamente nel calcio professionistico avrà richiesto grande coraggio e ho una grande ammirazione per la decisione di Jake Daniels di farlo. Questo senza dubbio servirà da ispirazione per le persone di tutto il mondo”. Chissà quando accadrà in Italia.

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