Silvia Federici nel libro Calibano e la Strega ci spiega come una delle schiavitù più gravi e mai nominate nei libri di storia sia quella riproduttiva. Spiega anche come ad ogni crisi del capitalismo coincide una aggressione misogina contro le donne per ricondurle a fare da ammortizzatori sociali con i ruoli di cura e fare figli. La riproduzione vista come elemento di schiavitù necessario a patriarcato e capitalismo per poter continuare l’opera di sfruttamento di risorse, pianeta, persone viene sollecitata con la solita baggianata del calo di natalità. Non importa quanto sia iniquo il sistema di redistribuzione delle ricchezze e quante donne patiscano diventando dipendenti economicamente dagli uomini perché costrette in casa. Quello che importa è che le donne facciano nuovi figli, nuovi operai da sfruttare, nuova carne da mandare al macello affinché il costo del lavoro resti bassissimo, chi si deve arricchire continui ad arricchirsi e così continua il ciclo del capitalismo che come metodo mai si rimette in discussione.

Il fatto che sempre meno donne abbiano un lavoro e siano autonome e sempre meno donne abbiano voglia di fare figli non importa a nessuno. Quel che importa è continuare a produrre, anzi, riprodurre come in una catena di montaggio perché lo sfruttamento non abbia mai fine. Siamo ben oltre le distopie immaginate da visionarie scrittrici femministe. Stiamo tornando indietro nel tempo per garantire che il flusso di privatizzazioni e sfruttamento insista come unico metodo di scambio economico degli esseri umani.

La schiavitù riproduttiva è accompagnata da una serie infinita di impedimenti. Dove l’aborto è garantito comunque troviamo una percentuale di obiettori infinita che ci tratta come fossimo delle criminali. Dove vorresti trovare una pillola del giorno dopo incontri un farmacista al quale devi ricordare che se non ti vende quel prodotto puoi chiamare i carabinieri perché non serve la ricetta. Dove invece decidi di fare un figlio puoi subire quella che viene chiamata violenza ostetrica, con l’episiotomia o la mossa Kristeller che ti massacrano senza alcuna ragione; o incontrare personale medico o ostetrico che con battute orribili continua a sminuire il tuo dolore, trattandoti malissimo, facendo sarcasmo sulle tue lacrime o sul tuo dolore. Perché le donne devono partorire con dolore e pare che tutte le donne ce la facciano.

Non è così. Ho almeno un paio di parenti che sono morte di parto. Ho conoscenza di fatti su donne che sono diventate completamente incapaci di poter fare qualunque altra cosa, disabili a vita, per parti andati male. Qualcuna è rimasta ancorata ad una prigione di follia nel tempo in cui si faceva un figlio dopo l’altro e poi si imputava alla madre la eventuale morte o malattia del figlio.

Le donne sono sorvegliate speciali, il nostro corpo non ci appartiene. Dobbiamo fare quel che patriarchi capitalisti ci dicono, salvo pensare all’isterectomia praticata nelle prigioni americane a donne latine o nere perché bisognava comunque controllare il ciclo delle nascite preferendo la razza ariana. Rispetto alla strenua opposizione sulla gestazione per altri, con figli destinati a coppie gay, si continua ad emulare il modello sociale della famiglia eterosessuale che ben si presta alla continuità di un welfare basato sulla dipendenza economica della moglie e lo sfruttamento del marito con paghe misere. In tutto ciò il diritto alla salute riproduttiva delle donne non è sufficientemente garantito, se solo un paio di decenni fa ho dovuto subire il taglietto tra vagina e ano per accelerare la dilatazione che sarebbe arrivata naturalmente e la mossa Kristeller, due gomiti che si lanciano sull’addome per fare schizzare fuori un figlio che non esce, a costo di rompere le costole della madre.

Per ogni richiesta che una donna gravida fa ella viene trattata come capricciosa, come priva di forza e coraggio, e a dirlo sono troppo spesso uomini che non conoscono il dolore del parto e che non fanno che dirti che si fa dall’alba dei tempi e dunque tu non sei la prima né l’ultima. Il punto è che le donne devono poter scegliere perché riguarda il nostro corpo, la nostra vita, il nostro dolore, e se non vogliono concederci diritto di scelta allora si farà sciopero riproduttivo. Fateveli da soli, questi figli. Vedremo come funzionerà il vostro mondo di vecchi patriarchi capitalisti che cercano solo carne nuova da sfruttare.

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