La Corte Suprema degli Stati Uniti ha intenzione di ribaltare una storica sentenza del ’73 in favore del diritto all’aborto su cui si è basata per decenni la tutela costituzionale dell’interruzione volontaria di gravidanza negli Usa. O almeno così pare dalla bozza firmata dal giudice repubblicano Samuel Alito e trapelata ieri sul sito americano Politico. Il caso Roe vs Wade, che in queste ore è tornato sulla bocca di tutti, è stato tra i più esaminati al mondo in materia di bioetica e giurisprudenza; fino alla sentenza del ’73 solo un terzo degli Stati Uniti aveva in vigore leggi che consentivano l’aborto in alcuni casi.

La storia di Jane Roe (in realtà il suo nome era Norma McCorvey) e il processo contro le istituzioni del Texas (rappresentate dall’avvocato Wade che completa il nome della sentenza) cambia le carte in tavola e la Corte Suprema decide che lo Stato non può e non deve intervenire sulle decisioni più intime e personali dell’individuo, tra cui la scelta di abortire. L’unico aspetto su cui la legge può deliberare è la tempistica di accesso all’Ivg, in particolare il caso Roe vs Wade garantirà l’accesso all’aborto fino al periodo compreso tra le 22 e le 24 settimane dal concepimento, a seconda dei casi. Il fattore tempo, in effetti, è controllato dallo Stato in tutti i Paesi in cui l’aborto è legale, in alcuni casi rendendolo completamente inaccessibile.

Ad esempio, proprio il Texas ha di recente limitato l’accesso all’interruzione di gravidanza entro le sei settimane, che è di fatto il periodo in cui la maggior parte delle donne scopre di essere incinta; proprio per questo motivo, la maggioranza degli aborti avviene solitamente dall’ottava settimana in poi. I nove giudici della Corte Costituzionale, invece, stanno esaminando il ricorso della Jackson Women’s Health Organization contro la norma del Mississippi che vieta l’Ivg dopo la 15esima settimana.

Secondo il parere di Alito e dei colleghi repubblicani – un documento provvisorio che è stato comunque dichiarato autentico – nella Costituzione non si parla di aborto e quest’ultimo non può essere considerato alla stregua di un diritto alla libertà, protetto a livello federale. Quindi, ça va sans dire, se la bozza dovesse concretizzarsi ogni Stato dovrà decidere per sé. Questo significa che nelle zone con più conservatori sarà molto più semplice bandire l’Ivg e costringere le donne a spostarsi nelle regioni a maggioranza dem, dove presumibilmente il diritto all’aborto sarà confermato.

È chiaro, infatti, che il cosiddetto abortion ban è solo un’illusione su cui i repubblicani fantasticano prima di andare a dormire. L’aborto è sempre esistito, la sua storia è lunga tanto quanto quella dell’essere umano, dall’antica Grecia all’impero romano, sopravvivendo ai divieti medievali, fino all’avvento della medicina moderna. L’esistenza dell’aborto, quindi, non è in discussione. Quello che viene eliminato è l’accesso a un aborto sicuro, professionale, informato. O di qua, o di là, non ci sono più scuse. E se pure qualche donna dovrà rinunciare a interrompere la gravidanza perché non può permettersi di arrivare sull’altra costa Usa per decidere sul proprio corpo, cosa si sarà ottenuto? Un figlio non voluto, una madre che non vuole essere madre, qualsiasi siano le sue ragioni… io questa la chiamo violenza.

Secondo Planned Parenthood, una delle organizzazioni da sempre in prima linea nel dibattito sull’aborto, sarebbero 36 milioni le donne che non potrebbero più accedere all’Ivg se tutti gli stati conservatori procedessero con l’abortion ban. Migliaia di donne statunitensi stanno protestando per le strade e con campagne online; l’unico spiraglio di speranza sembra essere la denominazione di quel file trapelato: “1st draft”, prima stesura. Pare che i tre giudici democratici stiano lavorando a una controbozza, anche se sarà difficile spuntarla con una tale minoranza numerica. Tuttavia, le parole di condanna del Presidente Biden per il parere di Alito potrebbero in parte riequilibrare l’asse. In effetti, un passo indietro del genere cancellerebbe definitivamente la storiella che agli Stati Uniti piace tanto raccontarsi, quella del paese più evoluto e avanzato al mondo.

Mentre commento i fatti delle ultime ore, penso a tutte le volte in cui mi viene detto che basta, che noia, il femminismo ha stancato perché ormai le donne hanno ottenuto la parità, addirittura sono piene di privilegi. Eccoli, i nostri privilegi: nel 2022 ci troviamo a dover difendere una sentenza di cinquant’anni fa con il terrore di dover tornare agli aborti clandestini, alla vergogna, al disonore. I nostri corpi sono ancora calpestati, insieme ai nostri diritti, perciò non diteci che è finita.

Twitter: @ElianaCocca

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