È stata la mano di Dio miglior film e regia. Freaks Out miglior produzione. Hanno diviso così i premi più importanti i 1599 giurati dall’Accademia per i David di Donatello 2022. Con Paolo Sorrentino che si vede riconoscere nella sua interezza creativa e di messa in scena il suo film più intimo, profondo, riuscito, di una lunga carriera che ha visto altri quattro David in bacheca: tre nel 2004 per Le conseguenze dell’amore – regia, film, sceneggiatura -; e uno per la regia con La Grande bellezza nel 2014.

Insomma, un piccolo grande trionfo per il regista napoletano nella sera dei David napoletanissimi. Già perché poco più di una mezza dozzina di premi tra i più importanti della serata condotta da Carlo Conti versione impiegato affabile del catasto e da Drusilla Foer versione “aridatece Paolo Poli”, parlano partenopeo. Dicevamo del miglior film e regia per È stata la mano di Dio, a cui si aggiunge il meritato, splendido David a Teresa Saponangelo, la mamma di Fabietto e co-protagonista assoluta del film di Sorrentino, autentico metronomo di gioie e dolori casalinghi, giocoliera giocosa che organizza scherzi telefonici e al marito (Toni Servillo, stasera out, due nomination due sconfitte), stagliandosi emotivamente come figura materna di inaudita ilarità e dolcezza.

Silvio Orlando, altro napoletano doc, anche se oramai romanissimo di residenza, raccoglie un altro David d’onore per l’interpretazione del detenuto in Ariaferma. Film che vince anche il David come Miglior Sceneggiatura del regista Leonardo Di Costanzo (Ischia), Bruno Oliviero (Torre del greco) e Valia Santella. Il David al Miglior Attore non protagonista lo vince Eduardo Scarpetta, figlio del genio comico partenopeo fittizio Eduardo Scarpetta in Qui rido io! di Martone, il cui trisavolo è proprio il vero celebre e omonimo Scarpetta. “Mario Martone mi disse che tutto nacque per il manoscritto originale di “Qui rido io” scritto da Eduardo Scarpetta che mio padre Mario gli ha consegnato 25 anni fa. Il premio è dedicato anche a mio padre, che ho perso a 11 anni e mezzo”, ha affermato emozionato il 28enne Scarpetta nel ritirare il premio. E così da un Martone che rimane a bocca praticamente asciutta dopo 14 nomination ad uno dei suoi film più belli (solo due i David, a Scarpetta e alla costumista Ursula Patzek al quarto David tutti vinti per i film di Martone – Noi credevamo, Il giovane favoloso, Capri-revolution) ecco Freaks Out fare un po’ la parte del Dune di Villeneuve agli ultimi Oscar dello slapgate. Il film di Gabriele Mainetti vince come Miglior Produzione (il contentino italiano dirimpettaio della categoria miglior film) e inanella parecchi David tecnici: fotografia (a ex aequo con È stata la mano di Dio), scenografia, acconciature, effetti speciali VFX, trucco.

Sorpresa per la 18enne Swamy Rotolo, David come Miglior attrice, per il ruolo di protagonista in A Chiara di Jonas Carpignano. Mentre Ennio, il documentario di Giuseppe Tornatore su Morricone va oltre la vittoria come Miglior Documentario aggiungendo nel carrello dei David 2022 il Miglior Suono e nientemeno che il Miglior Montaggio. Panoramica a schiaffo sulla solita “istituzionale e soporifera” diretta tv con fondale blu notte che più nemmeno i night parigini, il passaggio iniziale del ministro Francheschini che bacchetta i discoli esercenti italiani che vogliono togliere la mascherina dal viso degli spettatori in sala (siamo l’unico paese in Europa che obbliga a tenerla ancora fino al 15 giugno prossimo) e si fa quasi scappare il termine “positivo”, per il futuro del cinema che verrà, sostituendolo repentinamente con “ottimista”; la simpatica apparizione del piccolo Jude Hill protagonista di Belfast che ricorda come un divo consumato nientemeno che Enzo Staiola di Ladri di biciclette. Nota a margine, ma neanche tanto: Netflix (è stata la mano di Dio) ha battuto Rai Cinema (Freaks Out, Qui rido io) perfino in trasferta romana. Meditate cineasti, meditate.

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