L’attivista per i diritti umani turco e filantropo Osman Kavala è stato condannato all’ergastolo nel processo dove era accusato di avere “tentato di rovesciare il governo” per il suo sostegno alle proteste anti governative a Istanbul nel 2013. Lo hanno fatto sapere i giudici del tribunale di Caglayan a Istanbul, come appreso dall’Ansa durante l’udienza di oggi. Kavala è in custodia cautelare da oltre 4 anni nel carcere di Silivri a Istanbul. La Corte europea dei diritti dell’uomo ne aveva chiesto la scarcerazione. Il filantropo è stato assolto dall’accusa di “spionaggio” in relazione a un presunto ruolo nel tentato golpe in Turchia del 2016. Condannati a 18 anni di reclusione, sempre per avere “tentato di rovesciare il governo” partecipando alle proteste anti governative del 2013, tutti gli altri 7 imputati che sono stati arrestati a conclusione dell’udienza tra le grida di protesta del pubblico presente in aula. La decisione è stata accolta da slogan di proteste: una folla di almeno 100 persone ha percosso il portone di ingresso del tribunale e la protesta si è interrotta dopo l’arrivo di un gruppo di agenti di polizia. Deputati dei maggiori partiti di opposizione turchi hanno contestato la sentenza durante una conferenza davanti al tribunale dopo l’udienza.

Amnesty International ha definito “parodia motivata politicamente” e “tentativo di mettere a tacere voci indipendenti” la condanna. “Oggi abbiamo assistito a una parodia della giustizia di spettacolari proporzioni” ha fatto sapere il direttore della Ong Nils Muiznieks in un comunicato che descrive la sentenza come “un colpo per chiunque creda nella giustizia e nell’attivismo a favore dei diritti umani in Turchia e altrove”. Amnesty ha fatto sapere che continuerà a chiedere il rilascio immediato di Kavala e degli altri imputati condannati oggi a 18 anni di reclusione. “La decisione della corte sfugge a qualsiasi logica” ha fatto sapere Muiznieks definendo il verdetto “ingiusto”.

Kavala è stato arrestato nell’ottobre del 2017 poco dopo essere atterrato all’aeroporto di Istanbul. Era di ritorno da un viaggio nel sudest turco a maggioranza curda, dove si occupava di alcuni progetti sui diritti umani e sulla tutela delle minoranze. È in carcere dal novembre del 2017 con l’accusa di aver preso parte al tentato golpe del 2016 e di aver partecipato alle manifestazioni antigovernative Gezi Park, nel 2013. Nel settembre del 2021, il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva annunciato che i 10 ambasciatori occidentali in Turchia che avevano firmato un appello per la liberazione del filantropo sarebbero stati dichiarati dal ministro degli Esteri “persona non grata”. Tra i diplomatici coinvolti c’erano anche i rappresentanti di Stati Uniti, Francia e Germania.

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