Il Brasile ha annunciato ufficialmente la fine dello stato di emergenza sanitaria reso necessario dalla pandemia di coronavirus. “Grazie al miglioramento dello scenario epidemiologico, all’ampia copertura vaccinale della popolazione e alla capacità assistenziale del Sistema unico sanitario (Sus)”, ha affermato il ministro della Salute, Marcelo Queiroga, “siamo in grado di annunciare la fine dell’emergenza sanitaria di rilevanza nazionale”.

Il ministro – il quarto in carica dall’inizio della pandemia – ha parlato in televisione la sera del 17 aprile: “Continueremo a convivere con il virus“, ha detto, “il ministero della Salute resta vigile per adottare tutte le azioni necessarie per garantire la salute dei brasiliani”. Il messaggio arriva dopo il progressivo allentamento delle misure restrittive da parte del governo Jair Bolsonaro, come la fine della quarantena obbligatoria per i viaggiatori non vaccinati che arrivano dall’estero per via aerea.

In Brasile, dal febbraio 2020, la pandemia ha causato oltre 660mila vittime e 30,2 milioni di contagiati. Nella classifica mondiale degli stati più colpiti dalla pandemia, risulta terzo, dopo gli Stati Uniti e l’India. La gestione dell’emergenza sanitaria ha suscitato molte polemiche a causa della posizione negazionista e dell’approccio spesso giudicato superficiale adottato dal presidente Bolsonaro che gli è costato dure critiche e un crollo dei consensi.

Lo scorso ottobre, dopo un’indagine sulle misure anti-covid prese negli ultimi due anni, una commissione del Senato di Brasilia ha chiesto il processo per il leader politico che lo scorso novembre ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Anguillara Veneta. Per il comitato deve essere giudicato per crimini contro l’umanità, in quanto le sue scelte per affrontare il Covid 19 hanno causato 600mila morti nel Paese.

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