Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro deve essere giudicato per crimini contro l’umanità: la sua gestione del Covid 19 ha causato 600mila morti nel Paese. È questo il verdetto della commissione del Senato di Brasilia, dopo un’indagine sulle misure imposte dal governo per limitare il contagio. Con un voto di 7 membri favorevoli e 4 contrari, il comitato ha quindi chiesto il processo per Bolsonaro per accuse che vanno dalla diffusione di notizie false, all’istigazione a delinquere all’uso improprio di fondi pubblici. Tutti questi comportamenti – raccolti in un rapporto di 1.200 pagine – sono stati responsabili dell’alto numero di decessi dovuti alla pandemia. “Una pagliacciata” ha ribattuto il presidente in un intervista al programma tv Joven Pam News: l’inchiesta per lui è mossa dal desiderio di “vendetta” dei senatori vicini all’ex presidente Lula.

Dall’inizio della pandemia, Bolsonaro ha sabotato le restrizioni dei leader locali affermando che l’economia non dovesse fermarsi. Ha tenuto comizi senza invitare la folla all’uso della mascherina e ha contribuito a diffondere lo scetticismo sui vaccini, sostenendo invece l’efficacia di farmaci come idrossiclorochina – usata contro la malaria -, risultato inefficace contro il Covid. Solo pochi giorni fa in una diretta sui social media aveva dichiarato che le persone che hanno ricevuto due dosi di vaccino nel Regno Unito stanno sviluppando l‘Aids più velocemente del previsto. La fake news gli era costata però una sospensione dai social. Il testo raccomanda l’incriminazione anche di altre 81 persone, tra politici, funzionari dell’amministrazione e figli del presidente. L’autore del rapporto, il senatore Renan Calheiros – alleato dell’ex capo di stato di sinistra, Luiz Inacio Lula da Silva – ha definito l’attuale presidente un “serial killer“. “Jair Bolsonaro – ha affermato nell’udienza dello scorso 26 ottobre – ha fortemente collaborato alla diffusione del Covid 19 nel territorio brasiliano ed è il principale responsabile degli errori commessi dal governo federale durante la pandemia”. In un precedente rapporto il leader della destra di Brasilia era colpevole anche di “omicidio e genocidio“.

Anche se il presidente ha provato a svincolarsi da ogni responsabilità: “La Commissione fa scempio del Paese e dell’immagine del Brasile all’esterno” ha dichiarato. Si è poi definito una “vittima”, nonché una delle poche autorità mondiali con il coraggio di opporsi alle indicazioni dell‘Organizzazione mondiale della sanità. La sua difesa però non ha convinto. A nulla sono valsi poi l’appoggio internazionale dell’ex presidente Usa Donald Trump e i tentativi di uno dei suoi figli, il senatore Flávio Bolsonaro, di invalidare il rapporto, perché giuridicamente debole e politicamente motivato. Il suo principale fautore, Calheiros, è inoltre imputato in diversi processi penali. Tra i più recenti, quello per la presunta ricezione di tangenti per un milione di reais nel 2012 da Odebrecht, il colosso delle costruzioni coinvolto nella controversa inchiesta Lava Jato, una sorta di “Mani pulite” che ha tolto dalla scena politica anche l’ex presidente di sinistra.

La richiesta della commissione del Senato non ha però efficacia diretta. Ora la causa è passata alla Procura, dove però rischia di arenarsi: il giudice Augusto Aras è infatti uno dei fedelissimi del presidente. La speranza dell’accusa è che il processo per “crimini contro l’umanità” si tenga presso la Corte penale internazionale dell’Aia. Il rapporto potrebbe poi essere usato per motivare una richiesta di impeachment nei confronti di Bolsonaro. Alla Camera dei deputati sono però più di 120 le domande dello stesso tipo. Ma in ogni caso, la vicenda assesta un duro colpo alla reputazione del presidente. Sotto accusa anche per “il genocidio delle popolazioni indigene e la distruzione dell’Amazzonia”, il rapporto ha messo ancora di più in crisi la sua popolarità. Da mesi i suoi consensi sono in calo e un ulteriore danno d’immagine può mettere a rischio la sua rielezione alle Presidenziali del 2022 contro un avversario molto amato in Brasile, l’ex capo di Stato Lula.

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