La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma che aveva fatto decadere dalla potestà genitoriale Laura Massaro, una madre romana 42enne vittima di violenza da parte dell’ex compagno, accusata di aver fatto insorgere nel proprio bambino la cosiddetta sindrome da alienazione parentale (Pas). Si tratta di una teoria psicologica, priva di validazione scientifica, per cui nelle cause di separazione e divorzio uno dei due genitori (l'”alienante”) può instillare nel figlio un disturbo mentale consistente nel provare sentimenti di paura, diffidenza e odio verso l’altro, detto “alienato”. La Suprema Corte, si legge in una nota della onlus Differenza Donna – che ha curato il ricorso con i propri legali – ha ritenuto “fuori dallo Stato di diritto” la decadenza disposta nei confronti di Massaro, il prelievo coatto del minore e il “trasferimento del bambino in casa-famiglia con l’uso della forza”. “Il richiamo alla sindrome d’alienazione parentale e ad ogni suo, più o meno evidente, anche inconsapevole, corollario, non può dirsi legittimo, costituendo il fondamento pseudoscientifico di provvedimenti gravemente incisivi sulla vita dei minori, in ordine alla decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre”, si legge nelle motivazioni.

“Oggi è un giorno in cui facciamo la storia in materia di liberazione di donne e bambine/i in uscita dalla violenza”, dichiara la presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli. “Così come è stato per il no di Franca Viola sul matrimonio riparatore, oggi Laura rappresenta tutte le donne per un no definitivo a violenza istituzionale agita contro donne, bambine e bambini in materia di Pas, prelievi forzati e altre forme di violazione dei diritti umani. Quando la storia è segnata da progressi come oggi vinciamo tutte”. Esulta anche la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sul femminicidio e la violenza di genere: “Non si commentano le sentenze, ma questa definisce con parole chiarissime ciò che era già emerso nella giurisprudenza e nel lavoro della Commissione”, dice. “L’alienazione parentale viene condannata e messa al bando, il superiore interesse del minore viene rimesso al centro anche rispetto al diritto alla bigenitorialità e viene detto che essi non sempre coincidono e che di fronte alla necessità per il bambino di ricostruire un rapporto con il padre bisogna sempre considerare il suo trauma nel distacco con l’unico affetto della mamma”.

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