La Germania fallisce i traguardi climatici del 2021. Se da una parte il traguardo dichiarato dal Governo tedesco è di raggiungere la neutralità nelle emissioni di anidride carbonica entro il 2045, dall’altra il ministro per l’economia e clima Robert Habeck (Verdi) aveva già indicato all’inizio di quest’anno che la Germania per il secondo anno consecutivo non ha raggiunto i risultati auspicati. Secondo le analisi dell’Agenzia federale tedesca per l’ambiente il Paese ha emesso il 4,5% di CO2 equivalenti in più per 762 milioni di tonnellate. La riduzione effettiva di gas killer nel 2021 è stata solo del 38,7% rispetto al 1990 (che viene preso come punto di riferimento), ancora lontana dal 40% che avrebbe voluto raggiungere già nel 2020. Nel 2021 sono stati emessi nell’aria 33 milioni di tonnellate di gas serra in più, cancellando quasi la metà della riduzione che era stata ottenuta dal calo di mobilità e produzioni industriali due anni fa per effetto della pandemia. Il trend era già positivo: nel 2019 erano state liberate nell’aria il 7% tonnellate di CO2 equivalenti in meno rispetto al 2018, e quasi il 35% rispetto al 1990.

Il 24 giugno 2021 la nuova legge sul clima ha innalzato le aspettative precedenti del 10% e fissato il nuovo traguardo intermedio da raggiungere: la riduzione del 65 per cento delle emissioni entro il 2030 rispetto ai dati del 1990. La tappa successiva sarà la riduzione dell’88% entro il 2040. Per riuscirci ogni anno i gas serra dovrebbero calare del 6%. Dal 2010 invece mediamente la loro riduzione non è stata neppure del 2%, ha indicato il capo dell’Agenzia federale per l’ambiente, il professor Dirk Messner.

Se ora la Germania si staccherà progressivamente dalle forniture di gas russo, a breve termine ci potrebbe essere un maggior consumo di carbone a peggiorare ancora l’eco-bilancio che potrebbe vanificare gli impegni ecologici del Governo tedesco di aumentare le auto elettriche e la quota di energie rinnovabili. Il traguardo è l’80% di rinnovabili entro il 2030. Già nel 2020, ed ancora nel 2021 con il 19,7%, la Germania comunque ha superato la soglia del 18% fissata dalla Renewable Energy Directive dell’Unione europea.

L’aumento delle emissioni di gas serra registrato nel 2021 è da imputare soprattutto al settore dell’energia, che con 27 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti, pur se ancora inferiori al 2019, ha segnato un +12,4% rispetto al 2020. La crescita della domanda energetica è stata d’altronde accompagnata da un aumento di consumi di carbone a fronte del rincaro del metano e dalla diminuzione del 7% di produttività delle centrali eoliche. Pecore nere anche il settore edilizio ed il traffico con la ripresa del trasporto merci rispetto alla fase acuta della pandemia: entrambi superano i tetti previsti dal legislatore e l’edilizia per il secondo anno di fila. Anche il settore industriale ha aumentato le emissioni, ma restando appena al di sotto del tetto prefissato. Positivi invece i bilanci del settore agricolo e quello di raccolta dei rifiuti che hanno nuovamente diminuito i gas serra.

Come prevede la legge entro un mese un comitato di esperti esaminerà i nuovi dati e poi il ministro per il lavoro e traffico Volker Wissing (liberale) e per l’edilizia Klara Geywitz (socialdemocratica) avranno altri tre mesi per presentare un piano di interventi immediati. Vengono auspicati l’abbandono del riscaldamento a metano o gasolio, per passare a pompe di calore ed interventi di ristrutturazione che favoriscano il risparmio energetico, nonché la promozione nelle città di mezzi pubblici, biciclette e vie pedonali. Gli ambientalisti chiedono anche passi decisi per l’abbandono delle energie fossili. Il governo “semaforo” ha d’altronde varato all’inizio dell’anno un programma di interventi rapidi cui destinare nella legislatura 8 miliardi dei quali 6,5 per l’industria, energia, e edilizia. La Groβe Koalition nel 2019 aveva già previsto di devolvere 54 miliardi per misure a tutela del clima tra il 2020 ed i 2023, ed emanato nel 2020 diversi provvedimenti per l’efficienza energetica, ma i progressi sono ancora troppo lenti. I ministri delle finanze e dell’economia dell’Unione Europea si sono già accordati l’anno scorso, dietro iniziativa francese, di applicare sovrapprezzi secondo un Carbon Border Adjustment Mechanism alle produzioni extra Ue di cemento, ferro, acciaio, alluminio, concimi e corrente elettrica che siano fonte di CO2, il progetto tuttavia deve ancora essere discusso dal Parlamento Europeo e non entrerà in vigore che nel 2026.

Se in questo decennio non ci sarà un miglioramento il surriscaldamento mondiale non sarà più scongiurabile. Già ora la Germania registra un aumento della siccità; in venti anni ha perso risorse idriche pari a quelle del lago di Costanza, stando all’analisi dei dati dei satelliti Grace che il Global Institute for water security dell’università canadese Saskatoon ha svolto su incarico della Nasa e dell’agenzia spaziale tedesca. I due satelliti Grace misurano da vent’anni a intervalli regolari i cambiamenti della gravità terrestre derivanti dalle differenti densità d’acqua. Il ritiro delle acque in Germania è di circa 2,5 chilometri cubici all’anno. I satelliti hanno una griglia piuttosto larga, di circa 150 chilometri di lato, ma permettono di vedere comunque le differenze regionali e tutta la Germania è in rosso, cioè con meno acqua, con punte nell’area di Lüneburg e poi nel Baden-Württemberg ed in Baviera. Berlino deve intervenire subito a tutelare le fonti idriche e stringere alleanze per assicurare gli approvvigionamenti anche in futuro.

Nell’immagine in alto: il ministro dell’Economia e dell’Ambiente tedesco Robert Habeck (Verdi) con il cancelliere Olaf Scholz

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