Ci risiamo. Francis Ford Coppola torna alla carica per il suo kolossal, mai realizzato e scritto fin dagli anni ottanta, del film Megalopolis. Questa volta però ha reso pubblico una sorta di budget approssimativo: 120 milioni di dollari (all’incirca il budget di The wolferine o Venom ndr). In una lunga intervista a CQ, uno dei più grandi registi cinematografici di tutti i tempi, proprio a cinquant’anni dall’uscita de Il Padrino, ha spiegato che metterà mano al portafoglio e che quei soldi ce li metterà lui. Già, perché sembra piuttosto complicato l’apporto decisivo delle grandi major hollywoodiane nell’era Marvel. Troppo ambizioso il progetto Megalopolis, complesso perfino da riassumere in un pitch (Coppola ha ancora bisogno di farlo? Forse), ma soprattutto l’autore di indimenticabili film come La conversazione o Giardini di pietra non ha più (ahinoi) l’hype che aveva quando negli incredibili anni sessanta/settanta i registi della New Hollywood (Lucas, Spielberg, Scorsese, ecc…) si ritrovarono con un grande potere contrattuale e creativo rispetto agli studios in crisi: “Nulla è cambiato da allora. Gli studios si comportano allo stesso modo di quando avevo vinto cinque Oscar ed ero il regista più in voga del momento. Avevo in mente il progetto di Apocalypse Now, andai da loro e dissi: ora vorrei realizzare questo. E lo sapete perché possiedo Apocalypse Now? Perché nessun altro lo voleva realizzare e voleva rischiare unendosi a me”.

“So già – ha continuato l’82enne di origine lucane – che più renderò Megalopolis personale e simile a un sogno, più difficile sarà finanziarlo. Ma allo stesso tempo se lo realizzerò così più a lungo guadagnerà denaro perché le persone trascorreranno i prossimi 50 anni cercando di pensare: cosa c’è davvero a Megalopolis ? Cosa ci ha voluto dire Coppola? Cosa significa quello che sta succedendo?”. Dopo ore di conversazione con Coppola, l’autore dell’intervista su CQ ha provato a formulare una sinossi di questo kolossal utopico mai pensato: “È una storia d’amore che è anche un’indagine filosofica sulla natura dell’uomo; è ambientato a New York, ma è una New York intrisa di echi dell’antica Roma; la sua portata e ambizione sono abbastanza vaste (…) quello che sogna è creare qualcosa come It’s a Wonderful Life (La vita è meravigliosa ndr), un film che tutti ri-guardano una volta all’anno per sempre. “A Capodanno, invece di parlare del fatto che rinuncerai ai carboidrati – ha spiegato Coppola – vorrei che questa domanda fosse discussa. La domanda è: la società in cui viviamo è l’unica a nostra disposizione?”.

Insomma siamo dalle parti di quella Zoetrope coppoliana, società di produzione che sorse in California dal nulla in pieni anni settanta e che diede il via a grandi progetti, anche se George Lucas nella sua ultima biografia ricorda che il sistema Zoetrope era un po’ “armiamoci e partite”, quando addirittura “voi armatevi e noi scompariamo”. Coppola però assicura che nonostante la bancarotta dei primi anni ottanta, questa volta investirà direttamente di tasca propria i ricavi ottenuti grazie ai suoi floridi vigneti della Napa Valley. Sempre che gli si debba credere e che anche questa volta non sia l’ennesimo appello per rintracciare nuovi produttori pronti ad un’avventura finanziaria che sa ancora di salto nel buio. Per la cronaca, Coppola sostiene di aver avviato trattative per avere nel cast Oscar Isaac, Forest Withaker e Cate Blanchett.

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