A Bolzano lo hanno battezzato “l’ultimo dei querelanti” e il motivo c’è, visto che il dottor Tobias Gritsch era per davvero l’ultimo rappresentante di quella massa di 1.376 agricoltori che, alcuni anni fa, seguendo l’invito dell’assessore provinciale Arnold Schuler, avevano presentato una denuncia contro l’autore del libro che aveva posto il problema dell’abuso di pesticidi nella coltivazione delle mele in Val Venosta. Prima di Schuler, tutti gli altri colleghi avevano deciso di rinunciare a brandire le armi legali contro Karl Bär, già collaboratore dell’Umweltinstitut di Monaco di Baviera, oggi eletto deputato in Germania per il partito dei Verdi. Nonostante i mesi trascorsi, le chiamate in aula da parte del giudice Ivan Perathoner, che ne aveva addirittura disposto l’accompagnamento coatto, il coltivatore venostano non si era ancora presentato. Adesso lo ha fatto e ha annunciato la firma della querela, con una richiesta: “Ho dichiarato di ritirare la querela se la controparte, l’imputato, mi dà garanzie di trovarci a una riunione, ad una tavola pubblica per discutere in modo oggettivo, serio, tecnico, questa problematica”.

E così cade l’accusa di diffamazione a carico di Bär, anche se rimane aperta un’accusa di contraffazione del marchio utilizzato per pubblicizzare le mele della Val Venosta. Si tratta di un’ipotesi minore, per la quale si andrà a sentenza a maggio. La guerra santa degli agricoltori altoatesini era stata diretta da Schuler il quale se l’era vista quasi scoppiare in mano, quando i legali della difesa erano entrati in possesso della documentazione raccolta durante le indagini e riguardante il carico di sostanza utilizzate da ogni singolo agricoltore nel 2017. Bär ha sostenuto nella sua ricerca che l’industria agricola della produzione delle mele nasconde gravi rischi per la salute pubblica.

“Dopo un anno e mezzo di controversie – ha commentato l’onorevole imputato – finalmente è arrivato il momento che stavamo aspettando: invece di aggrapparsi a cause insostenibili, l’industria frutticola altoatesina sta cercando il dialogo. Siamo molto soddisfatti che il dottor Gritsch abbia ritirato la propria querela acconsentendo in tal modo all’avvio di un dibattito costruttivo fuori dalle aule di tribunale”. Sulla stessa linea le dichiarazioni degli avvocati Nicola Canestrini e Francesca Cancellaro: “Il processo aveva il solo scopo di limitare le critiche sull’elevato uso di pesticidi in Alto Adige/Südtirol e le relative informazioni sugli effetti per la biodiversità e la salute umana. La chiusura del procedimento, sempre più vicina, costituirebbe un forte segnale per il diritto alla libertà d’informazione in tutta Europa”. Un movimento d’opinione – sostenuto dalla raccolta di 250mila firme – aveva letto l’offensiva come un tentativo di impedire una riflessione seria su questi temi.

Nell’ottobre 2020 il Consiglio d’Europa aveva definito la vicenda giudiziaria altoatesina come “una denuncia strategica e un attacco alla libertà di opinione”. Tobias Gritsch ha dichiarato in udienza di essersi sentito costretto dall’assessore provinciale Schuler a firmare la querela contro Bär e gli altri attivisti anti-pesticidi, così come nel corso del processo l’assessore avrebbe poi fatto pressione per il ritiro delle stesse querele. Commenta l’avvocato Canestrini: “Se la Provincia avesse realmente utilizzato gli agricoltori come marionette per scongiurare critiche sgradite alla sua politica agricola, ciò rivelerebbe un rapporto molto problematico con lo stato di diritto. Ora deve essere chiarito fino in fondo se le persone sono state effettivamente costrette a prendere parte alla causa contro il mio cliente. Se il sospetto venisse confermato, ci troveremmo di fronte a uno scandalo”.

Intanto l’Istituto ambientale tedesco ha deciso di non interrompere l’esame dei registri aziendali di quasi tutti i frutticoltori che avevano inizialmente sporto denuncia contro Karl Bär. I risultati finiranno al centro di un dibattito pubblico con rappresentanti dell’industria frutticola altoatesina. Lo scorso anno era stato già assolto – perché il fatto non sussiste – l’autore e cineasta austriaco Alexander Schiebel, pure accusato di diffamazione per il libro e il film “Il miracolo di Malles”, che riguardava il paesino che con un referendum ha deciso alcuni anni fa di eliminare l’uso dei pesticidi. Il residuo del processo contro l’Umweltinstitut München si riferisce, all’interno della campagna lanciata dall’Istituto ambientalista nell’estate 2017, al manifesto di denuncia esposto nel 2017 nella fermata della metropolitana di Monaco/MünchenKarlsplatz che riprendeva, in chiave satirica, una campagna turistica della Provincia di Bolzano, modificando il marchio ombrello dell’Alto Adige da “Südtirol” in “Pestizidtirol”.

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