Il gip di Milano Natalia Imarisio, su richiesta dei pubblici ministeri, ha archiviato il fascicolo che vedeva il governatore lombardo Attilio Fontana indagato per autoriciclaggio e falso in relazione alla voluntary disclosure di 5,3 milioni di euro depositati su un conto alla banca Ubs di Lugano (sottoposti a scudo fiscale nel 2015) e in particolare su parte di quel denaro, 2,5 milioni, che gli inquirenti ritenevano frutto di evasione fiscale. Fontana, difeso dai legali Jacopo Pensa e Federico Papa, ha sempre sostenuto che la somma regolarizzata sette anni fa fosse un lascito ereditario della madre. Per dimostrarlo, a metà maggio scorso, i suoi difensori avevano depositato documentazione bancaria relativa ai conti svizzeri a partire dal 1997, sostenendo che non c’era stato alcun versamento in contanti ma che si trattava di denaro investito in titoli, fondi e altro riconducibili proprio alla madre.

La richiesta di archiviazione, firmata dai pm Paolo Filippini e Carlo Scalas e dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, era stata inoltrata al gip dopo che la Svizzera non aveva ottemperato a una rogatoria inviata a marzo del 2021 (e sollecitata dalla Procura a settembre). Il 18, invece, davanti al gup Chiara Valori è fissata l’udienza preliminare a carico dello stesso Fontana e altre quattro persone, imputate di frode in pubbliche forniture per la vicenda dell’affidamento da parte di Aria spa, centrale acquisti della Regione, di una fornitura da circa mezzo milione di euro – poi trasformata in donazione – di 75mila camici e altri dispositivi di protezione a Dama, società del cognato del presidente lombardo, Andrea Dini. Secondo l’accusa, Fontana aveva tentato di risarcire per il mancato introito il cognato con un bonifico di 250mila euro prelevati dal conto in Svizzera, bloccato perché bloccato segnalato dalla Banca d’Italia come operazione sospetta. Da qui l’inchiesta autonoma per autoriciclaggio e falso in voluntary disclosure appena archiviata.

Il giudice, si legge nell’ordinanza di archiviazione “concorda con l’ufficio del pubblico ministero” che “ritiene non acquisite e non acquisibili per quanto già esposto”, ossia la mancata risposta alla rogatoria dei pm, “risultanze sufficienti a ipotizzare con ragionevole prognosi di condanna la riconducibilità delle violazioni in esame (anche solo in parte) ad Attilio Fontana”. Per il gip gli esiti delle indagini, con “gli apporti”, ovvero i documenti prodotti dalla difesa, portano a escludere la responsabilità del governatore o comunque sono “tali da fondare una più che ragionevole ipotesi alternativa in tal senso”.

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