Personalità trasgressiva”, “comportamento spregevole”, “incapace di valutare la gravità di quanto posto in essere”. Ci va giù durissimo il gip di Napoli, Rosamaria De Lellis, nel motivare le ragioni per le quali il pm di Salerno Roberto Penna va arrestato e messo ai domiciliari. Misura eseguita proprio nel giorno in cui doveva prendere servizio come giudice del Tribunale di sorveglianza di Roma, sede scelta a scandalo già disvelato dalle perquisizioni del luglio scorso. Penna è accusato di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità. Avrebbe aderito a un patto ordito da un gruppo di imprenditori di Napoli che si erano trasferiti a Salerno per risolvere le grane e ripulire l’immagine del loro consorzio di imprese, Research, colpito da tre interdittive antimafia della prefettura partenopea, poi diventate cinque durante le indagini. Con lo scopo di entrare nella white list degli appalti di Salerno e avere dritte su eventuali indagini in corso.

L’incontro – Penna li ha ricevuti nel proprio ufficio il 5 gennaio 2021, e si sarebbe messo a disposizione in cambio di incarichi legali e favori per la sua compagna, l’avvocato Maria Gabriella Gallevi. Per poi scagliarsi contro l’imprenditore avversario del gruppo, Umberto Rainone, il costruttore del Crescent di Salerno, che ha messo sotto pressione con inchieste dalle assegnazioni pilotate e facendogli balenare il rischio che potessero bloccagli l’edificazione dei 130 appartamenti del complesso “Le porte del Mare” nell’area ex Marzotto. Il racconto delle 42 pagine di ordinanza è inquietante: c’è un faccendiere che avrebbe fatto la spola tra il pm e l’imprenditore vessato, prima andando a intimidirlo e poi riferendo al magistrato l’esito dei colloqui. La compagna del magistrato, a sua volta, pressava di richieste di favori l’imprenditore nelle stesse ore in cui il pm apriva un’indagine su di lui, spedendo la polizia giudiziaria nella sua sede per acquisire documentazione.

Una mole di intercettazioni ha consentito ai carabinieri del Ros e alla Procura di Napoli – procuratore capo Giovanni Melillo, pm Antonella Fratello e Antonello Ardituro – di ricostruire meticolosamente i dettagli e il percorso del patto corruttivo. Di cui hanno fatto parte, con Penna e Gallevi, gli imprenditori Francesco Vorro e Umberto Inverso, dominus e gestori del consorzio Research, e il generale in pensione della Finanza Fabrizio Lisi, già comandante della scuola ispettori della Finanza all’Aquila, responsabile tecnico di Research. Sono finiti tutti e cinque ai domiciliari.

Le relazioni da tessere – È il 2020. Vorro e Inverso, con alcune aziende di Research inseguite dalla prefettura di Napoli, trasferiscono il consorzio a Salerno e studiano come “accreditarsi” presso la prefettura salernitana per evitare nuovi guai. Si muovono quindi amicizie e relazioni. Inverso dice a Lisi in una conversazione intercettata: “A Salerno siamo messi bene, E. da un lato (si riferisce a un alto magistrato presso la Corte d’Appello di Salerno, estraneo alle indagini, ndr) e Roberto dall’altro (Penna, ndr), Angelo ed i vari amici della Dia, della Procura ecc … sai che sono persone molto a modo, quindi si può parlare senza nessun tipo di problema…”. Qualche tempo dopo il generale Lisi chiama Inverso ragguagliandolo su un tenente della Finanza loro amico. “Mi ha detto che alla Dia lui si occuperà di interdittive eh… quindi è… no va bene quindi nel senso positivo no… e quindi è in contatto già con il Prefetto e gli ho detto guarda insomma con il Prefetto bisogna fare quella… quella… il protocollo di legalità..”. Il loro obiettivo era quello di arrivare al Prefetto di Salerno. “Ma prima di arrivare al Prefetto dobbiamo… conoscere tutti …” dice Vorro in una conversazione captata a Roma nell’ottobre 2020.

Il mediatore – E in quel “tutti” vanno ricompresi anche i magistrati. Inverso conosce già Penna, vanno insieme a vedere le partite della Salernitana. Il 3 gennaio 2021 Inverso chiama la Gallevi e fissa l’appuntamento con Penna in procura per presentare loro Vorro. Poi il giorno dopo riferisce a Vorro: “Roberto ha chiamato ieri in Prefettura perché la sua compagna in particolare, cioè l’avvocato Gabriella, è molto legata al Prefetto vicario… Con molto piacere ci incontrerebbero”. L’incontro avviene il 5 gennaio 2021 e secondo il gip “va oltre le aspettative” dei promotori che chiedono con prudenza di essereguidati” nel percorso per entrare in white list (“ci rimettiamo ad un consiglio” dice Vorro). La Gallevi si mostra subito disponibile e sfodera le sue amicizie: “Io sono trent’anni che lavoro con le pubbliche amministrazioni… con la Prefettura… conosco i funzionari della Prefettura… ma li conosco in maniera globale … conosco le indagini che hanno interessato la Prefettura”. Penna manifesta sostegno. E li mette all’erta. “Voi qui a Salerno avrete… io adesso credo di dovermene occupare perché per dovuta… nella divisione Salerno con la mia sezione edilizia urbanistica … avrete il vostro concorrente principale in Rainone… in una riunione… ho detto al mio capo… adesso è Rainone che sta costruendo alla ex Marzotto… non facciamo come il Crescent … prima gli facciamo fare il palazzo … e poi … dammi adesso… io… i miei ufficiali di pg… se può fare bene, se deve fare di meno farà di meno… “.

Il doppio gioco – Inverso è un uomo di mondo. E interpreta così l’esito dell’appuntamento: incamerata la notizia che Penna vorrebbe indagare su Rainone, corre da Rainone per “avvertirlo”. In quelle stesse ore via sms gli chiede “un appuntamento urgente”. Il 7 gennaio mattina si vedono e parlano in auto. Inverso gli dice “guarda, devi far faticare Gabriella”. Perché, a suo dire, il pm Penna è l’unico che può creargli problemi. Inverso poi si reca da Penna per esporre come è andata. E in sua presenza, chiama Rainone per fissare un nuovo appuntamento per presentargli la Gallevi. I tre si incontreranno nel pomeriggio negli uffici di Rainone. Otto giorni dopo la Cassa Edile, presieduta da Valeria Rainone, sorella di Eugenio, inizierà a far piovere sulla Gallevi decine di incarichi di recupero crediti. “I principali crediti”, conferma una dipendente ai pm. Gallevi e i Rainone iniziano a intrattenere rapporti cordiali, progettano di incontrare insieme un noto ristoratore di Positano che vorrebbe realizzare un parcheggio interrato, lui a Pasqua regalerà all’avvocato un foulard Louis Vuitton.

Il giornale del pm A questo punto Penna, secondo la ricostruzione accusatorie, decide di tenere sotto pressione Rainone pilotando le assegnazioni dei fascicoli su di lui per farseli assegnare. Come? Fallito il tentativo di farsi assegnare l’indagine sull’area ex Marzotto, utilizza un ex magistrato amico che collabora con un giornale salernitano. E il 22 febbraio 2021 gli detta cosa scrivere su un’altra vicenda, il ripascimento delle spiagge, che coinvolge il costruttore. “Se tu scrivi però truffa in fornitura non viene a me! Tu devi mettere inquinamento ambientale. Esce l’articolo, il pm lo ritaglia e lo fa iscrivere nel registro generale delle notizie di reato, l’aggiunto non può far altro che assegnarglielo, Penna è applicato ai reati ambientali. E il 12 marzo la sua polizia giudiziaria, i carabinieri del Noe, vanno negli uffici di Rainone per acquisire il capitolato d’appalto. Proprio nelle stesse ore in cui la Gallevi contatta l’imprenditore per fornirgli una ditta che le esegua costosi lavori di ristrutturazione del suo appartamento. “Buongiorno Eugenio… quando possiamo fare un appuntamento con i tuoi tecnici per casa mia? Mi farebbe piacere se venissi anche tu”.

L’allarme – “La fortuita coincidenza diventa per Rainone un allarme” scrive il gip. E Rainone, “timoroso che le cose non stessero andando secondo i piani”, contatta Inverso e gli chiede di intervenire. Ma proseguirà nell’avere un “atteggiamento accondiscendente” per qualche altro mese, tra colloqui cordiali e piccoli doni. La rottura avverrà a giugno. I Rainone convocano la Gallevi. “Glielo diciamo davanti… noi non ci stiamo”. Lei informa il compagno. “Va bene – risponde Penna – vediamo il loro atteggiamento nei tuoi confronti come si mette”. Gallevi e i Rainone avrebbero dovuto rivedersi il 15 luglio, forse per un chiarimento definitivo in un senso o nell’altro. L’appuntamento salta per le perquisizioni del giorno prima della procura di Napoli nei confronti di Penna e company.

Il verbale – Con le perquisizioni Rainone apprende le indagini in corso. E decide di raccontare tutto agli inquirenti di Napoli. Assistito dall’avvocato Vincenzo Maiello, viene sentito il 22 settembre 2021. Prova a descriversi come un imprenditore vittima di un ricatto. Ricostruisce così i momenti concitati del 7 gennaio 2021, quando Inverso fece la spola tra lui e Penna per suggerirgli di “far lavorare” la Gallevi. “Ricordo che in quei frangenti io ero particolarmente turbato per quanto stesse accadendo ed anche piuttosto confuso”, afferma Rainone, “al punto che non riuscivo a mettere insieme un pensiero compiuto nella mia interlocuzione con l ‘Inverso, ma mi era piuttosto chiaro che la soluzione proposta dall’Inverso potesse essere l’unica in quel momento utile a evitarmi guai peggiori”. E quali potevano essere questi guai peggiori? “A quelle parole feci immediatamente il collegamento con un ‘altra vicenda molto complessa che mi era capitata relativamente alla costruzione del complesso immobiliare denominato Crescent, nella quale sono stato coinvolto in una vicenda giudiziaria iniziata proprio con un sequestro e durata quasi dieci anni con assoluzione sia in primo che secondo grado ma con evidenti danni economici e di immagine per me e per la mia impresa”. La Procura di Napoli gli crede e aggrava la posizione di Penna imputadogli una concussione. Il gip un po’ meno, derubricando in induzione indebita. Secondo il giudice “il dato di maggiore significatività nell’atteggiamento del Rainone è sembrato essere il voler ottenere un vantaggio rispetto all’opzione di evitare un danno”.

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