Continua la protesta degli studenti dopo le cariche della polizia durante le manifestazioni in solidarietà di Lorenzo Parelli, morto a 18 anni nel suo ultimo giorno di stage per l’alternanza scuola-lavoro. Torino, Bologna, Milano, Roma, Padova sono solo alcune delle città dove gli studenti si stanno organizzando per tornare in piazza per venerdì 4 febbraio. I cortei della settimana scorsa, come testimoniato dalle numerose immagini, sono state caratterizzate dalla dura reazione delle forze dell’ordine che hanno manganellato e caricato gli studenti in più di una occasione. Ieri aveva parlato il segretario dem Enrico Letta: “Sulla questione di ordine pubblico chiediamo che siano date risposte, questa è una vicenda abbastanza grave, abbiamo già chiesto e lo chiederemo”, ha dichiarato. Sono due le interrogazioni presentate alla ministra Luciana Lamorgese: una di Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) e l’altra di Chiara Gribaudo (Partito democratico). Ieri, durante il consiglio comunale, è intervenuto anche il sindaco dem di Torino Stefano Lo Russo: “Voglio vivere in una città dove non volano i manganelli, soprattutto sui ragazzi”, ha detto. Leu e Pd hanno annunciato che giovedì, nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio, chiederanno che la ministra dell’Interno riferisca in Aula.

Intanto a Torino, i feriti negli scontri stanno valutando se presentare un esposto in Procura: “Stiamo raccogliendo referti e testimonianze, si è raggiunto un punto intollerabile”, hanno dichiarato parlando davanti al Gioberti, lo storico liceo del centro di Torino da oggi occupato per protesta. “Faremo di tutto affinché questi siano i mesi caldi del mondo della scuola e degli studenti. Vogliamo fare in modo che il Gioberti non sia una scuola che occupa, ma la scuola che occupa”, ha detto Federico Bernardini, presidente della Consulta provinciale degli studenti, che esprime perplessità sulla solidarietà ricevuta in questi giorni dalla politica. “Le loro sono lacrime di coccodrillo”, ha detto, “sono complici della morte di Lorenzo”. Questa è la nostra risposta alla repressione subita in piazza Arbarello. La morte di Lorenzo non deve passare sotto silenzio”. Sono circa trecento i giovani che, dopo essere stati in assemblea, hanno deciso di restare in cortile. L’intenzione, hanno annunciato, è quello di proseguire a oltranza.

Ma non solo Torino. Anche a Bologna, dopo il liceo Copernico, è stato occupato anche il liceo Laura Bassi di via Sant’Isaia. Ad annunciarlo sono stati gli studenti che, usciti dalle aule, hanno sintetizzato le ragioni della contestazione organizzata anche “in solidarietà e in memoria di Lorenzo, il 18enne friulano – spiega una delle rappresentanti degli studenti – che ha perso la vita durante l’ultimo giorno di stage”. Tra i punti della protesta c’è anche “la gestione delle misure per contenere i contagi da coronavirus: i docenti – prosegue la rappresentante – non sono organizzati: nelle aule manca la distanza di sicurezza e, per seguire il tracciamento dei contagi, c’è solo una insegnante per 1.480 studenti e che non lavora nel week end. Quindi, molti studenti, perdono giornate di scuola perché lei non può materialmente rispondere a tutti. Abbiamo chiesto di turnare gli intervalli, per usare gli spazi all’aperto, e occorre un rinnovo delle aule e del sistema di riscaldamento”. Gli studenti, infine, chiedono anche di potere dire la loro “sull’impiego dei fondi del Pnrr dato che, una buona parte, verrà usata per alimentare il sistema scolastico”.

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