Al primo Eurogruppo del 2022, anno chiave per la riforma del Patto di stabilità che va approvata prima che si chiuda la parentesi della clausola di salvaguardia per Covid, il fronte dei Paesi frugali si spacca. Se il ministro delle Finanze austriaco Magnus Brunner si è confermato falco, avvertendo che “il debito resta debito e ci impegniamo a tornare a regole di bilancio più severe quando la crisi sarà finita”, la nuova ministra olandese Sigrid Kaag – che è anche vice di Mark Rutte nel suo quarto governo appena insediato – ha sottolineato di non aver “mai avuto il privilegio di incontrare le controparti dei cosiddetti frugali” e di voler cercare “un terreno comune che sia ragionevole, a prova di futuro ed equo per i cittadini europei”. Alla sua apertura ha però fatto da contraltare la rigidità del nuovo ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, anche lui al debutto: “Sono molto a favore di una riduzione del debito pubblico, è importante anche per l’Unione bancaria risolvere il nesso tra banche e debito sovrano”. A commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni è spettato ricordare che “affrontiamo una situazione completamente nuova per il livello del debito, che tutti i Paesi hanno aumentato in reazione alla pandemia, e per l’enorme necessità di investimenti per sostenere la transizione climatica”. Servono dunque nuove regole di bilancio capaci di garantire “stabilità” ma anche “una crescita durevole, stabile e sostenibile”.

Su questo l‘Italia come è noto è allineata con la Francia: i due premier Emmanuel Macron e Mario Draghi a fine dicembre hanno firmato un intervento a quattro mani sul Ft – ispirato a una proposta dell’economista Francesco Giavazzi e altri, ripubblicata nei giorni scorsi su lavoce.info – in cui auspicavano “più spazio di manovra” per fare gli investimenti necessari a sostenere la crescita e garantire il welfare delle nuove generazioni. Tradotto: sperano in una golden rule che consenta di escludere alcuni tipi di investimenti – a cominciare da quelli necessari alla transizione verde – dal conteggio del debito. Lunedì il ministro Daniele Franco non ha parlato, anche se fonti di Bruxelles hanno fatto sapere che “l’Italia ha confermato il suo impegno alla ratifica del trattato sul Mes” (la procedura non prenderà il via prima dell’elezione del Presidente della Repubblica). Ma Le Maire ha ribadito che “la crescita viene prima della stabilità: una crescita duratura e giusta è indispensabile per i cittadini europei”. Dunque “bisogna domandarsi quali investimenti bisogna fare per favorire la crescita e la transizione verde e ogni Stato deve impegnarsi sul rispetto di regole per assicurare una crescita duratura e preservare l’unità dell’Eurozona”.

Lindner dal canto suo ha evidenziato che la Germania è “aperta a progressi, ma va trovato un equilibrio intelligente fra debito e investimenti“. Berlino si aspetta che il vero dibattito sul Patto di stabilità inizi a giugno, quando sono attese le prime proposte della Commissione europea. “Quest’anno – ha detto – avremo un approccio globale a tutte le questioni” sul tavolo, “Patto di stabilità e crescita, Unione bancaria e stabilità fiscale e monetaria nel suo insieme”. Possibilista la Kaag, che ha rimarcato come il governo olandese, sul piano nazionale, abbia scelto “investimenti orientati al futuro“, rivolti a “cambiamento climatico, istruzione e riduzione della diseguaglianze“. L’alleanza con gli altri frugali? “A volte siamo allineati alla Francia, per esempio in fatto di commercio e sostenibilità, mentre su altre questioni potremmo essere allineati con la Germania e i Paesi nordici”.

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