“Non è la scuola a trainare il contagio e il Cts lo ha sottolineato già tante altre volte in passato. Certo, è vero che di recente non si è espresso, del resto noi diamo pareri solo sui quesiti che ci vengono posti”. Donato Greco, infettivologo ed epidemiologo, membro del Comitato tecnico-scientifico, in un’intervista a Repubblica cerca di spegnere le polemiche sulla mancata consultazione dell’organo – invocata dal presidente veneto Luca Zaia – riguardo alla ripartenza delle scuole. E ricorda che in passato “il Cts ha sposato la linea del governo, fare tutto il possibile per tenere aperte le scuole. E su 59 riunioni, noi 10 membri alla fine abbiamo sempre raggiunto l’unanimità. Non è poco”. Della stessa opinione un altro membro del Comitato, Fabio Ciciliano, che al Corriere dice che la scuola “è meglio riaprirla subito per non rischiare che resti chiusa fino a febbraio”, in quanto “il quadro epidemiologico attuale è verosimilmente migliore di quello di fine gennaio quando si attende una crescita dei contagi”. Di parere opposto, invece, l’infettivologo Massimo Galli, secondo cui “questa cosa del rientro adesso nelle scuole è imprudente e ingiustificata in una situazione in cui non ce lo possiamo permettere”.

Greco, lo scienziato che ha guidato la Prevenzione sia dell’Istituto superiore di sanità che del Ministero alla Salute, ricorda che i contagi quest’anno sono esplosi dopo la chiusura degli istituti, quindi “la sospensione scolastica è stata ininfluente”. Con il ritorno in classe i dati peggioreranno? “Ci potranno essere più contagi ma in parte saranno dovuti a questa frenesia degli screening scolastici, quelli fatti con il salivare, scientificamente insulsa“, dice Greco. “L’obbligo vaccinale? E’ stata una sconfitta, i cittadini avrebbero dovuto aderire tutti di loro volontà Ma a questo punto non c’era altra strada”. Averlo limitato agli over 50 “basta per arginare la pressione ospedaliera, non la diffusione del virus”. Il professor Galli, sul fronte opposto, sostiene la necessità di un periodo in didattica a distanza. “La parola Dad è ormai una parolaccia, nessuno vuole tornarci”, ha spiegato nei giorni scorsi. “Serve, però, che si prenda in considerazione quello che può essere fatto per la riapertura della scuola in sicurezza in questa fase della pandemia. E soprattutto che si faccia partire una grande campagna di vaccinazione per i più piccoli. E se questo porta via una settimana o 15 giorni di lezioni, che possono essere recuperati successivamente, non è una tragedia. Non nego di essere preoccupato per il rientro nelle aule”.

Contrario al ritorno in classe anche Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e ordinario di Igiene all’università Cattolica di Roma. “Non si stanno prendendo decisioni sulla base delle evidenze scientifiche. In questo modo non si fermerà la pandemia. E le scuole chiuderanno de facto, perché con i contagi in classe scatterà la didattica a distanza”, dice in un’intervista al Messaggero. Ma, aggiunge, “non c’è solo un problema di riapertura delle scuole: nell’insieme le misure prese non sono basate sull’evidenza scientifica a cui si è voluto derogare. E questo è pericoloso, la situazione è esplosiva. Con la Omicron non possiamo permetterci di far circolare dei falsi negativi. Bisognava applicare l’obbligo del Super green pass, ottenuto solo con il vaccino o con il superamento dell’infezione, a tutte le attività. Tutte. E l’obbligo vaccinale solo per gli over 50 non è sufficiente”.

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