Una donna rifugiata afghana è morta congelata nel villaggio di Belasur, vicino al confine turco-iraniano, mentre cercava di entrare illegalmente in Turchia con i suoi due figli di 8 e 9 anni. Alcuni residenti del villaggio, che hanno trovato i due bambini e il corpo della donna senza vita, hanno testimoniato che la madre aveva usato i suoi calzini per proteggere dal freddo le mani dei figli e che si era coperta i piedi con sacchetti di plastica.

C’è una fotografia, rilanciata da un post su Twitter dall’emittente turca Demokrat.Tv, e alcuni video diffusi da altri media locali, che mostrano il cadavere della madre ricoperto dalla neve e i due bambini con le mani gonfie e rosse dal freddo. Sulla foto shock Emanuele Nannini, coordinatore del programma di Emergency in Afghanistan, commenta che “di queste immagini se ne sono viste tante in questi anni, ma non ci si abitua mai. Per alcuni sono solo statistiche, noi purtroppo o per fortuna vediamo queste situazioni nei nostri ospedali, con protagonisti soprattutto donne e bambini. È importante che queste immagini circolino e denunciare la guerra”.

Con la caduta di Kabul il 15 agosto scorso l’emergenza umanitaria in Afghanistan ha riportato al centro dell’attenzione il tema dei rifugiati. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), gli afgani costituiscono una delle più grandi popolazioni di rifugiati al mondo. Ci sono 2,6 milioni di rifugiati afghani registrati nel mondo, di cui 2,2 milioni registrati solo in Iran e Pakistan. Altri 3,5 milioni di persone sono sfollate interne, essendo fuggite dalle proprie case in cerca di rifugio all’interno del Paese.

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