La Commissione della Camera dei Rappresentanti di Washington che indaga sull’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 ha chiesto l’incriminazione per Mark Meadows. L’ex capo dello staff della Casa Bianca sotto la presidenza Trump è accusato di oltraggio al Congresso per essersi rifiutato di testimoniare sulla rivolta del 6 gennaio, dando così prova di “intenzionale inadempienza”, come dichiarato dal presidente di Commissione, Bennie Thompson. Così il comitato ristretto ha accolto il contenuto del rapporto del Congresso su Meadows all’unanimità, rinviando la questione al voto, atteso per oggi, della Camera dei Rappresentanti al completo.

La posizione del capo dello staff dell’ex amministrazione continua a peggiorare dopo che ieri era stata diffusa la notizia di una mail inviata a un suo contatto, che non viene citato, nella quale Meadows spiegava che la Guardia Nazionale sarebbe stata presente alla manifestazione in favore dell’ex presidente per “proteggere le persone pro-Trump” e che “altre truppe sarebbero state pronte ad intervenire”. “Meadows era in contatto con almeno alcune delle persone che stavano organizzando la manifestazione del 6 gennaio, una delle quali ha espresso preoccupazioni per la sicurezza. Così Meadows usò il suo cellulare personale per discutere dettagli della manifestazione”, ha scritto Thompson nella relazione. Non solo. Secondo gli investigatori del Congresso, l’allora capo dello staff della Casa Bianca parlò diverse volte con i leader repubblicani degli Stati dove veniva contestato il voto, invitandoli a inviare grandi elettori non pro-Biden al Congresso. E più volte usò la sua mail personale per inoltrare accuse di presunte frodi elettorali al dipartimento di Giustizia. Mail e sollecitazioni sono state inoltre mandate anche all’ufficio del vice presidente, Mike Pence, chiedendogli di impedire la seduta per la certificazione.

Ma le ombre sulla condotta di Meadows evidenziate dalla Commissione non finiscono qui. Secondo quanto emerso, nei giorni precedenti all’assalto a Capitol Hill ha anche ricevuto un piano composto da 38 pagine in Power Point preparato da un ex colonnello dell’esercito texano sostenitore della tesi delle elezioni rubate in cui si invita il tycoon a dichiarare lo stato d’emergenza prima del passaggio di consegne alla Casa Bianca. Un vero e proprio progetto di golpe che, però, l’allora capo dello staff decise di ignorare.

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