Basta luoghi comuni sull’Africa! Povertà e migrazione non rappresentano l’intera realtà
di Alessandra Avram e Barbara Ogechi Okonkwo
Il linguaggio non è un semplice strumento descrittivo: contribuisce ad influenzare le politiche e contribuiscono a costruire l’immaginario collettivo. In occasione della Giornata dell’Africa del 25 maggio, non possiamo limitarci a celebrare: dobbiamo interrogarci criticamente su come raccontiamo il continente e sul peso che queste narrazioni hanno.
Basta un semplice gioco di associazioni per rendersene conto: alla parola “Africa” si collegano ancora troppo spesso termini come “povertà”, “migrazione” o “malattie”. Queste associazioni restituiscono solo una realtà parziale della diversità di un continente da ben 54 Stati.
Cambiare questa narrazione è una responsabilità collettiva, ma anche un atto politico. Significa mettere in discussione stereotipi radicati e riconoscere quanto siano limitanti. D’altronde, quante volte noi italiani ci sentiamo infastiditi dalle rappresentazioni superficiali che ci riguardano? Lo stesso vale per il continente africano, al quale molto spesso non viene resa giustizia. Infatti, spesso e volentieri la sua multidimensionalità e importanza come attore nel mondo di oggi viene nascosta sotto a un tappeto di luoghi comuni o percezioni talvolta errate.
Ciò non significa negare l’esistenza di situazioni difficili, ma riconoscere che non rappresentano l’intera realtà. Insistere su una narrazione parziale significa perpetuare generalizzazioni ormai obsolete, che oscurano la diversità, la ricchezza e le trasformazioni in atto nelle società africane. Per questo, piuttosto che optare per una narrazione che vittimizza l’Africa, è il caso di proporne una prospettiva più informata.
I dati parlano chiaro e smontano molti luoghi comuni. Oggi l’Africa possiede il 60% delle migliori risorse solari del pianeta, consolidandosi come attore strategico nello sviluppo di un’economia alimentata da energia pulita. Facendo una comparazione dei dati pubblicati su Global SDG Database, il continente africano nel 2021 ha usato il 55% del suo consumo energetico da fonti rinnovabili, una quota nettamente superiore rispetto a quella registrata in Europa (15%), Nord America (12%) e Asia (16%). Nonostante ciò, negli ultimi 20 anni, l’Africa ha ricevuto solo il 2% degli investimenti globali, rallentando nettamente lo sviluppo di sistemi di energia sostenibile per le società che la abitano. Questo squilibrio non è casuale: è anche il risultato di una narrazione che continua a rappresentare l’Africa come marginale e dipendente.
L’Africa raggiungerà 2.5 miliardi di abitanti entro il 2050 e rappresenterà la casa della più grande forza lavoro a livello globale. Questo si traduce nel fatto che il continente sta diventando e sarà uno dei mercati in più rapida crescita con un tasso annuo del 3,9% dal 2010 di cui si prevede una spesa dei consumatori pari a 2,5 triliardi di dollari entro il 2030. Parliamo di società giovani, in movimento, protagoniste di cambiamenti profondi.
Lo stesso vale per l’innovazione. Il mondo FinTech africano sta rivoluzionando i sistemi di pagamento, abbattendo costi elevatissimi grazie a soluzioni sviluppate localmente. Il 68% di queste startup si concentrano in Kenya, Sudafrica e Nigeria, rappresentando il 45% delle aziende nel settore del continente. Anche in questo caso, è chiaro che questa innovazione contraddice l’idea di un continente passivo e arretrato.
Di fronte a tutto questo, continuare a raccontare un’Africa ferma nel tempo non è solo sbagliato: è dannoso. Significa ignorare opportunità, rafforzare disuguaglianze e perpetuare una distanza che non ha più ragione di esistere.
Per questo serve un cambio di prospettiva urgente. Come Youth Ambassadors di ONE Italia, quello che vogliamo ricordare in questa giornata che celebra il continente africano è che il linguaggio deve rimanere al passo con la realtà dei fatti. Per questo, nel mese di maggio, ci siamo attivati particolarmente per cambiare questa narrativa stereotipata sul continente africano. Per decenni si è raccontata un’Africa di frasi fatte, senza tenere conto dei suoi cambiamenti. Ora, è necessario un cambio di rotta: lasciare sullo sfondo i cliché e guardare all’Africa nella sua realtà dinamica e in evoluzione.