Gli scenari che si stanno verificando negli Stati europei “indicano che il potenziale carico di malattia” nell’Unione Europea “dovuto alla variante Delta sarà molto elevato a dicembre e gennaio, a meno che non vengano applicate ora misure di sanità pubblica in combinazione con sforzi continui per aumentare l’inoculazione del vaccino in tutta la popolazione”. Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), avvisa sul rischio che la situazione epidemiologica si degradi ulteriormente e mette in guardia sulla necessità di combinare un’accelerazione della campagna vaccinale e contestualmente tornare a misure restrittive.

“L’implementazione dei programmi vaccinali richiede tempo e il pieno effetto dei vaccini anti-Covid arriva solo 2 settimane dopo la vaccinazione. Poiché vi sono evidenze di una diminuzione dell’efficacia del vaccino nel tempo contro l’infezione e la trasmissione” del virus, “è anche importante mantenere o reintrodurre interventi non farmacologici”, ha spiegato Ammon sottolineando che “ora è il momento di fare il possibile” e che “fino a quando una parte più ampia della popolazione ammissibile non sarà immunizzata, gli interventi non farmacologici devono continuare a far parte della nostra routine quotidiana”. L’alert arriva nel giorno in cui in Germania si sono registrati 66.884 nuovi casi, l’Olanda valuta la chiusura delle scuole, la Slovacchia torna in lockdown e il direttore esecutivo dell’Oms, Rob Butler, ha spiegato che al momento la percentuale di popolazione che usa la mascherina è solo del 48%. Mentre se in Europa la indossasse il 95% della popolazione si salverebbero 160.000 vite, ha spiegato a Sky News: secondo uno studio pubblicato la settimana scorsa sul British Medical Journal, ha detto, l’uso della mascherina blocca al 53% la trasmissione del Covid.

La situazione tedesca resta la più preoccupante, con un’incidenza settimanale su 100mila abitanti che tocca il 404,5 e il tasso di ospedalizzazione è di 5,6, ancora lontano dai 15,5 di dicembre scorso ricoverati in terapia intensiva su 100 mila abitanti, ma in alcune regioni le strutture sanitarie sono già al limite. Il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, intervistato dal Rheinische Post, è tornato a rivolgersi a chi rifiuta il vaccino: “Ci sono ancora quelli che credono che il virus non possa danneggiarli – ha detto – Queste persone vorrei trascinarle in un’unità di terapia intensiva e chiedere loro, di fronte alla sofferenza, cos’altro deve succedere perché capiate?”. E intanto anche la Francia si preparare a nuove misure con quella che è stata definita “operazione Salvare le feste” che prevede tre assi di lotta, in primis “il rafforzamento delle misure di barriera”. Mentre peggiora la situazione negli ospedali in Alta Austria e nel land Salisburgo, le zone più colpite dalla quarta ondata in Austria: le terapie intensive sono al limite con 45 letti occupati da pazienti Covid. Per questo motivo due pazienti sono stati trasferiti a Vienna, giovedì seguiranno altri due.

Anche l’Olanda potrebbe annunciare restrizioni più severe venerdì prossimo, ha reso noto il ministro della sanità Hugo de Jonge, spiegando che l’aumento “preoccupante” dei contagi (circa 23mila al giorno) ha comportato l’anticipo di una settimana di una riunione del gabinetto prevista per il 3 dicembre. I ministri prenderanno in considerazione i consigli del team di gestione dell’epidemia olandese prima che il primo ministro Mark Rutte annunci le decisioni del govern, ha aggiunto de Jonge, precisando che non avrebbe anticipato le nuove misure. Secondo i media olandesi, una nuova stretta potrebbe riguardare la chiusura delle scuole con il progressivo aumento dei contagi, in particolare tra i bambini. Il lockdown parziale, introdotto lo scorso 12 novembre, prevede la chiusura alle 20 di bar, ristoranti, caffè e supermercati, gare sportive a porte chiuse e un tetto al numero delle persone che si possono invitare a casa. Ma nei giorni scorsi il governo ha avvertito che senza un rigido rispetto delle regole attuali si potrebbe tornare ad un lockdown di fatto, nonostante l’ondata di proteste contro le restrizioni che si è scatenata nel Paese nei giorni scorsi.

E anche nell’Europa dell’Est la situazione non migliora. In Polonia si sono registrati 28.380 contagi nelle ultime 24 ore, con un aumento del 17% rispetto alla scorsa settimana, e facendo registrare il numero più alto da aprile. I morti sono stati 460. Il più alto aumento dei tassi di mortalità si è verificato nelle regioni orientali dove il numero dei vaccinati è minore. Il governo è stato finora riluttante a introdurre ulteriori restrizioni, adducendo come giustificazione le proteste di piazza nei Paesi Bassi e in Austria. Ma il ministro della Sanità Adam Niedzielski ha ora detto che se il tasso di infezione non inizia a diminuire entro la metà di dicembre, le restrizioni potrebbero essere reintrodotte. Anche la Slovacchia ha fatto segnare un picco, ma in questo assoluto, con 10.315 nuovi casi. Settantuno i morti. Il ministero della Salute ha sottolineato che il 72% dei contagiati non sono vaccinati. Il tragico bollettino arriva mentre il governo slovacco, come richiesto a gran voce dalla presidente del paese Zuzana Caputova, ha deciso di varare un lockdown generale di 15 giorni.

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