Oggi, 11 novembre 2021, la Consulta ha pubblicato le motivazioni con le quali rigetta le richieste di incostituzionalità dei Giudici di Trieste e Savona sostenuti da Confedilizia. Si tratta di motivazioni, quelle della Corte Costituzionale, che smentiscono le tesi di quanti hanno negli ultimi 16 mesi parlato di esproprio della proprietà privata ritenendo che sussista una prevalenza del diritto alla proprietà privata rispetto al diritto alla salute.

Di fatto la Corte costituzionale ha accolto le tesi dell’Unione Inquilini, unico sindacato che ha presentato una Opinione scritta, ampiamente citata nella sentenza. In particolare la Corte Costituzionale afferma con estrema chiarezza “l’iniziale sospensione, nella sua ampia portata riguardante tutti i provvedimenti di rilascio degli immobili, era motivata dall’eccezionalità della situazione determinata dal rapido diffondersi dalla pandemia da Covid-19, che ha creato un’inedita condizione di grave pericolo per la salute pubblica, costituendo essa ‘un’emergenza sanitaria dai tratti del tutto peculiari'” e inoltre che “nell’immediato siffatta emergenza sanitaria ha chiamato in causa, altresì, la solidarietà economica e sociale a cui ciascuno è tenuto nell’esercizio dei propri diritti”.

La Corte Costituzionale va ancora più in profondità e afferma che la sospensione degli sfratti ha costituito una delle tante misure per fronteggiare l’emergenza, per evitare che le persone si ponessero in contatto con conseguenze sull’incremento dei contagi. E’ in tale contesto che secondo la Consulta “in questa eccezionale situazione di emergenza la discrezionalità del legislatore nel disegnare misure di contrasto dell’epidemia è più ampia che in condizioni normali. Per questo la Corte non considera irragionevoli le proroghe degli sfratti intervenute”.

Anche nelle successive graduazioni degli sfratti il legislatore ha operato allo scopo di evitare la pressione sugli uffici giudiziari ed è stata decisa con criteri non manifestamente irragionevoli. Sulla presunta ed asserita violazione del diritto di proprietà del locatore la Corte dà una lezione di coesione sociale laddove afferma che un’ingerenza nel diritto al godimento dei beni è ammissibile laddove sussista un giusto equilibrio tra le esigenze di interesse generale e la salvaguardia dei diritti dell’individuo, e chiosa affermando che “l’emergenza pandemica con la conseguente crisi economica e sociale costituisce senz’altro un motivo imperativo di interesse generale idonei a giustificare l’operatività della misura di sospensione”.

Infine la Consulta ammonisce dal proseguire nella strada delle sospensioni degli sfratti oltre il 31 dicembre 2021, attuale fine della emergenza sanitaria, ma al contempo afferma che resta in capo al legislatore, ove l’evolversi della emergenza epidemiologica lo richieda, la possibilità di adottare altre misure più idonee per realizzare un diverso bilanciamento ragionevole e proporzionato. Per esempio se l’emergenza sanitaria fosse ulteriormente prorogata? Sulla base di questi motivi la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di illegittimità costituzionali delle sospensioni degli sfratti intervenute nel corso dell’emergenza sanitaria.

Detto questo e sconfessate le tesi ultraliberiste della parte più retriva della proprietà immobiliare, che non si placa neanche a fronte di una epidemia mondiale, resta il fatto che la questione sfratti e quella della più ampia precarietà abitativa si affronta come afferma Walter De Cesaris, Segretario nazionale Unione Inquilini: “Incrementando urgentemente l’offerta di alloggi sociali per consentire alle Amministrazioni comunali di poter fornire una risposta. Richiediamo al governo un intervento urgente, anche a partire dalla Legge di Bilancio”.

Per ora la questione abitativa da affrontare in termini strutturali il Governo non l’ha affrontata neanche di striscio.

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