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AllertaRossa, al via l’osservatorio online che monitora gli effetti dei decreti sicurezza sui diritti dei cittadini

Un dato su tutti: nel 2025 nell’area metropolitana di Milano le forze di polizia hanno effettuato 1.938.464 identificazioni, vale a dire 600 controlli ogni 1.000 abitanti, con una crescita del 13% sul 2024. Nello stesso periodo, nell’area metropolitana di Londra le identificazioni sono state 138mila, vale a dire 15 ogni mille abitanti
AllertaRossa, al via l’osservatorio online che monitora gli effetti dei decreti sicurezza sui diritti dei cittadini
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Di quanto si sono ristretti i tuoi diritti? Rispondere a questa domanda dopo cinque decreti sicurezza in quattro anni non è facile, ma è essenziale: “Molte persone non si rendono conto di cosa è accaduto finché non vengono toccate nel vivo, ma già oggi diverse libertà fondamentali sono state intaccate, a partire dal diritto di riunione pacifica”, dicono gli attivisti del gruppo di lavoro che ha realizzato AllertaRossa, un osservatorio online sui diritti civili che pubblica dati e analisi per rendere accessibili informazioni che oggi sono frammentate e, spesso, difficili da trovare. Ad esempio, quelle sulle “zone rosse” che sono state istituite nelle città a partire da dicembre 2024 sulla base della direttiva emanata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Il sito mappa le “zone rosse” e mostra la loro evoluzione ed espansione nel tempo. Da temporanee sono diventate permanenti e hanno finito con il modificare persino il panorama urbano, comprimendo la sfera dei diritti dei cittadini. Esagerazioni? “Guardiamo i dati. Nel 2025 nell’area metropolitana di Milano le forze di polizia hanno effettuato 1.938.464 identificazioni, vale a dire 600 controlli ogni 1.000 abitanti, con una crescita del 13% sul 2024. Nello stesso periodo, nell’area metropolitana di Londra le identificazioni sono state 138mila, vale a dire 15 ogni mille abitanti, a Los Angeles 80 ogni mille abitanti, comprese quelle per le infrazioni stradali”.

La sproporzione è evidente ma non è nulla al confronto del crescente ricorso a provvedimenti amministrativi che limitano i diritti dei cittadini senza che vi sia alcun controllo giurisdizionale. Provvedimenti emanati a scopo preventivo che affliggono le persone nella vita quotidiana rendendo off limits intere aree della città: si va dagli ordini di allontanamento, al cosiddetto Daspo urbano, passando per il Daspo dei locali pubblici, gli obblighi di firma e il divieto di uscita nelle ore serali. Le multe possono arrivare a decine di migliaia di euro, come quelle per coloro che convocano un presidio senza preavviso alla questura. “Si tratta di provvedimenti discrezionali contro cui è molto difficile e molto oneroso ricorrere: appellarsi al Tar significa spendere 650 euro solo di contributo unificato, cui si aggiungono naturalmente il costo dell’avvocato e tutte le altre spese. Una giustizia, quella amministrativa, che discrimina a partire dal censo e che non offre le garanzie della giustizia penale”.

AllertaRossa vuole informare e sensibilizzare su questi temi e anche indirizzare verso un supporto adeguato gli attivisti, specie i più giovani e coloro che non hanno alle spalle grandi organizzazioni, che sempre più spesso si trovano a dover fare i conti con questi provvedimenti. Il gruppo di lavoro formato da volontari e attivisti di Amnesty International, Arci, artivismo.milano e NAGA fa infatti parte dell’Hub di Protezione, un progetto nazionale al quale aderiscono molte associazioni e professionisti che supporta con assistenza legale, psicologica e digitale chi subisce repressione per il proprio impegno civile e politico.

Sul fronte dei dati, uno degli scogli più faticosi da superare è quello della totale assenza di trasparenza. A differenza di altri Paesi, l’Italia non brilla. “Anzi, per dirla tutta, nonostante esista una legge sulla trasparenza molto chiara, il ministero dell’Interno e le sue articolazioni, come la Prefettura di Milano, non rispondono alle istanze dei cittadini, vanificando nei fatti il diritto di accesso e di controllo democratico sull’operato della pubblica amministrazione”. Secondo il gruppo di lavoro di AllertaRossa il motivo è evidente: istituire le zone rosse, mobilitare personale e mezzi dell’esercito, pattugliare costantemente il territorio con polizia, carabinieri e guardia di finanza, sottoporre a controlli serrati e continui i cittadini non è a costo zero e tirare le somme mettendo su un piatto della bilancia i costi e sull’altro i risultati di quest’operazione è forse un lusso che il ministro Piantedosi non può permettersi.

“C’è anche un paradosso – sottolineano gli attivisti di AllertaRossa -: nello stesso comunicato di dicembre 2024 con cui la Prefettura di Milano annunciava l’istituzione delle “zone rosse” si tracciava il bilancio sulla criminalità a Milano nell’anno appena trascorso, che vedeva un drastico calo di tutti i reati che con questo provvedimento si sarebbero voluti prevenire: -10% i reati di strada e le rapine in pubblica via, -17,5% i furti con destrezza. A cosa e a chi è servito, quindi, mobilitare tutti questi uomini e mezzi?”

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