“No, non è stata colpa dell’Inps”. Pasquale Tridico, al termine di un convegno all’Università Roma Tre, risponde alle critiche sulle truffe sul reddito di cittadinanza. “La legge stabilisce che i controlli sulla residenza spettano ai comuni, i controlli sulle condanne al ministero della Giustizia. L’Inps ha il dovere di fare dei controlli sulle banche dati di cui dispone, sulla base delle dichiarazioni dei redditi che ci pervengono dall’Agenzia delle Entrate, dal catasto, dall’anagrafe bancaria e quindi sono semmai dichiarazioni false fin dall’inizio. Quando abbiamo un percettore di reddito di cittadinanza che percepisce indebitamente, questo percettore ha già già evaso le tasse”.
Secondo Tridico sui casi di truffe e ’furbetti’ del reddito “c’è molta strumentalizzazione. Sugli oltre 3 milioni di percettori i due terzi sono minori, disabili, anziani, persone con gravi difficoltà familiari, poi c’è un terzo che è occupabile ma ha un’occupabilità molto scarsa a causa di un tasso di scolarizzazione molto basso. La maggior parte non ha neppure la terza media”. Il presidente Inps, sempre in tema di truffe, aggiunge che “purtroppo noi gestiamo tante prestazioni che nel tempo, sono stata attaccate da truffe. Il reddito di cittadinanza non è l’unica e ricordo che la Guardia di Finanza stimava il recupero delle truffe del reddito intorno all’1% del totale delle truffe effettuate ai danni dello Stato”.
Controlli da migliorare, dunque. Per Tridico “le norme che verranno introdotte con la prossima legge di Bilancio sono rafforzative dei controlli”. Per quanto riguarda il decalage previsto dalla manovra, per cui il reddito cala d’importo dopo il primo rifiuto di offerta di lavoro e s’interrompe dopo il secondo rifiuto, Tridico lo definisce “equo” perché, chiarisce, “il reddito di cittadinanza è un reddito minimo, non di disoccupazione, per quello abbiamo la Naspi che ha un decalage diverso, che prescinde dalle offerte di lavoro. Il decalage che si prevede per il reddito di cittadinanza è giusto”. Le modifiche comunque sembrano mostrare il fianco alla questione più spinosa del reddito di cittadinanza: le politiche attive del lavoro. “Noi abbiamo 1 milione e mezzo di percettori di Naspi, che sono i primi ‘occupabili’ e vediamo che anche su di loro le politiche attive incidono molto poco, quindi – domanda – qual è il problema, il reddito di cittadinanza o le politiche, ovvero i centri per l’impiego che non funzionano?”.
“Non è assialmente vero che il reddito incentiva a ‘stare sul divano’ perché allora dovremmo valutare con lo stesso metro gli altri percettori di prestazioni di prestazioni assistenziali”. Per il numero uno dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale “nell’anno pandemico le politiche attive hanno fatto poco perché noi dovevamo come Paese stabilizzare i livelli occupazionali già esistenti. Le politiche attive funzionano quando ci sono ‘vacancy’ occupabili da lavoratori disponibili con il profilo richiesto, ma non non siamo in questa situazione. Per risolvere il problema di 6-7 milioni di lavoratori inoccupati dovremmo spingere molto con gli investimenti”. Ma alla domanda se, con il coinvolgimento delle agenzie private, al posto dei ‘navigatori’ almeno per i percettori di reddito ‘occupabili’ arriveranno posti e offerte di lavoro, Tridico risponde che “le aziende oggi vanno alla ricerca di professionalità molte elevate, ingegneri, specialisti della digitalizzazione e sinceramente non penso che i beneficiari di reddito di cittadinanza abbiano queste competenze”.

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