C’è un nuovo vaccino anti Covid che entra nel “portafoglio” europeo. La commissione Ue ha stipulato un contratto con l’azienda farmaceutica Valneva per l’acquisto di 27 milioni di dosi per il 2022. Il contratto prevede la possibilità di adattare il vaccino a nuove varianti e consente agli Stati membri di ordinare fino a 33 milioni di dosi aggiuntive nel 2023. Il vaccino VLA 2001, si legge sul sito dell’azienda farmaceutica, è l’unico a virus inattivato in Europa. Gli altri sono stati sviluppati in Cina con poco successo in termini di efficacia all’inizio delle somministrazioni.

Il composto in questione, secondo la casa farmaceutica, è efficace sia per prevenire le infezioni. “VLA2001 è costituito da particelle virali intere inattivate di Sars Cov 2 con un’elevata densità di proteine S in combinazione con due adiuvanti, allume e CpG 1018. Questa combinazione di adiuvanti ha costantemente indotto livelli anticorpali più elevati negli esperimenti preclinici”. “Siamo grati alla Commissione europea – ha dichiarato sul sito di Valneva l’amministratore delegato Thomas Lingelbach – per il suo sostegno e siamo ansiosi di aiutare ad affrontare la pandemia in corso. Continuiamo a ricevere messaggi da persone in tutto il mondo che stanno aspettando un vaccino inattivato. Siamo profondamente impegnati a portare sul mercato una soluzione vaccinale alternativa il più rapidamente possibile e continuiamo a lavorare instancabilmente per raggiungere questo obiettivo. I nostri risultati della fase 3 hanno confermato i vantaggi spesso associati ai vaccini inattivati e continuiamo a credere che il nostro candidato al vaccino differenziato possa dare un contributo importante alla lotta globale contro la pandemia di Covid-19″.

A settembre la Gran Bretagna aveva annullato un contratto che prevedeva la prenotazione di 100 milioni di dosi Valneva (60 milioni preordinate nel 2020, 40 nel febbraio 2021) le quale avrebbero dovuto essere consegnate una volta che il preparato fosse stato eventualmente approvato; e in parte già in via di produzione in uno degli impianti in Scozia, che a luglio scorso erano stati visitati dal premier Boris Johnson. Il ministro della Sanità aveva poi riferito in Parlamento spiegando che c’erano ragioni commerciali e che il composto “ottenuto l’approvazione da parte dell’MHRA (l’agenzia per i farmaci, ndr) qui nel Regno Unito”. Il Financial Times aveva poi riferito che in un recente studio nel Regno Unito che esaminava potenziali vaccini di richiamo, il vaccino Valnera era risultato meno efficace di altri, informazioni diffuse quando gli studi clinici non erano ancora terminati.

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