Le difese dell’ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, dell’ex direttore centrale operazioni Paolo Berti e di altri imputati hanno chiesto l’esclusione del comitato Ricordo parenti vittime del ponte Morandi dalle parti civili costituite nel processo per il disastro del 14 agosto 2018. La domanda è arrivata lunedì nel corso dell’udienza preliminare, che si celebra nella tensostruttura allestita nel cortile del palazzo di Giustizia di Genova di fronte al gup Paola Faggioni (la cui ricusazione è stata respinta dalla Corte d’Appello). L’ente rappresentato da Egle Possetti, hanno sostenuto i legali, non può entrare nel processo perché si è costituita soltanto a seguito del disastro: un’obiezione largamente prevista, argomentata portando a precedente il caso dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, la cui associazione non era stata ammessa al giudizio che ne era seguito.

Alla tesi degli ex dirigenti Aspi si è opposta quella di Raffaele Caruso, avvocato del comitato. Un soggetto giuridico che, ha spiegato, non si è costituito dopo il crollo, ma a causa del crollo: è stata la tragedia a “creare” la comunità dei parenti delle vittime come portatrice di un interesse ulteriore e distinto rispetto a quello dei singoli, in buona parte già risarciti dalla concessionaria con accordi extragiudiziali. Come anticipato al fattoquotidiano.it alla vigilia dell’apertura del processo, Caruso ha citato nell’atto di costituzione due precedenti molto particolari: uno riguarda l’Anpi, l’associazione dei partigiani, ammessa a partecipare a processi per crimini di guerra; l’altro, invece, il processo per la strage nazista di Sant’Anna di Stazzema, in cui si costituì la Regione Toscana, istituita solo nel 1970, ventisei anni dopo l’eccidio.

Prima, i legali degli imputati avevano chiesto un ulteriore termine per esaminare le oltre 500 costituzioni di parte civile arrivate lo scorso 15 ottobre: solo l’appello di imputati, parti civili e persone offese ha richiesto quasi due ore. La richiesta è stata respinta dal gup dopo l’opposizione dei pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno che hanno ricordato come il processo fosse già stato rinviato di tre settimane proprio a questo scopo. Le difese hanno chiesto l’esclusione anche degli altri enti privati e associazioni che si sono costituiti alla prima udienza, lo scorso 15 ottobre: tra gli altri, Cittadinanzattiva, Cgil, Cisl e Uil, Codacons, Adiconsum, Adoc, Cna (l’associazione degli autotrasportatori) e varie associazioni di familiari vittime della strada. Tutti soggetti che secondo gli avvocati non hanno un interesse concreto e specifico al risarcimento del danno. Nessuna obiezione invece alle costituzioni degli enti pubblici: comune di Genova, regione Liguria, presidenza del Consiglio dei ministri (che però non chiede i danni ad Autostrade per l’Italia) e Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile.

Dal canto proprio, i legali di Autostrade per l’Italia hanno chiesto l’inammissibilità di tutte le costituzioni presentate nei confronti della concessionaria e di Spea (l’ex controllata per le manutenzioni), perché – secondo loro – un orientamento consolidato esclude la possibilità di costituirsi parte civile contro gli enti imputati in base alla legge sulla responsabilità amministrativa (il decreto 231 del 2001). Le difese di alcune parti civili, invece, hanno chiesto la citazione come responsabile civile (il soggetto che dovrà pagare i danni alle parti civili in caso di condanna) anche di Anas, oltre ad Aspi, Spea e il ministero delle Infrastrutture. L’udienza è stata rinviata a venerdì 12 novembre, quando potrebbe arrivare la decisione sulle parti civili ammesse.

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