Rappresentanti di popolazioni indigene brasiliane e associazioni a difesa dei diritti umani hanno presentato una denuncia per genocidio e crimini contro l’umanità a carico del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Il dossier contro il capo dello stato è stato presentato presso il Tribunale penale internazionale dell’Aja (Tpi), nei Paesi Bassi, in occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni, il 9 agosto. Il documento di 148 pagine sottolinea come, secondo i denuncianti, il governo abbia agito deliberatamente per “sterminare in tutto o in parte” gruppi etnici con l’obiettivo di costruire un Brasile “senza popolazioni originarie”. La denuncia è stata preparata da Articolazione dei popoli indigeni del Brasile (Apib), che riunisce numerose organizzazioni a tutela dei diritti delle popolazioni originarie.

Si tratta della terza volta che il Tpi riceve una circostanziata denuncia contro Bolsonaro: il problema ricorrente è lo sfruttamento delle risorse in Amazzonia, con la conseguente necessità di tutelare i popoli indigeni originari. Affinché venga aperta un’indagine formale, l’ufficio del procuratore deve confermare al termine di un’analisi preliminare di avere giurisdizione nel Paese e stabilire se la denuncia sia sufficientemente forte da giustificare l’avvio di una vera e propria indagine. I rappresentanti delle popolazioni indigene hanno consegnato al Tpi un documento che ricostruisce il ruolo del presidente nella “distruzione intenzionale, in tutto o in parte, dei popoli indigeni in Brasile, mediante l’imposizione di gravi offese all’integrità fisica e mentale e la sottomissione intenzionale a condizioni di vita tali da comportare la loro distruzione fisica o biologica“, riprendendo in questo caso l’articolo 6 dello Statuto di Roma che identifica il crimine di genocidio.

“La politica anti-indigena in corso oggi in Brasile” secondo il documento “si materializza in atti coordinati, praticati in modo coerente negli ultimi due anni, con il chiaro scopo di produrre una nazione brasiliana senza popoli indigeni, da colpire attraverso la distruzione di questi popoli, sia attraverso la morte delle persone per malattia o omicidio, sia attraverso l’annientamento della loro cultura, risultante da un processo di assimilazione“, si legge nel testo.

Bolsonaro è anche accusato, ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto, di crimini contro l’umanità per lo sterminio e la persecuzione dei popoli indigeni “attraverso un attacco diffuso e sistematico contro i popoli indigeni, nonché l’imposizione di altri atti disumani”. Il documento, per andare incontro alla clausola della “policy”, prevista dall’articolo 7 e necessaria per provare i crimini contro l’umanità, riporta discorsi, atti normativi, amministrativi e omissioni del presidente utili a definire una politica di stato dichiaratamente anti-indigeni. Una condotta portata avanti, secondo i denuncianti, “in modo esplicito, sistematico e intenzionale” sotto la direzione del presidente Jair Bolsonaro “sin dal 1 gennaio 2019, primo giorno del suo mandato presidenziale”. Una serie di azioni istituzionali che rappresenta la cronologia di atti e presunti crimini che definiscono la “politica anti-indigena creata e attuata dal presidente Bolsonaro, direttamente o utilizzando la macchina del governo, anche attraverso la distruzione massiccia e sistematica dell’ambiente e degli elementi essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni indigene”.

Nella dettagliata denuncia viene esposto come “la politica anti-indigena abbia incitato e facilitato le invasioni di terre indigene” da parte di gruppi, criminali e non, interessati nell’estrazione di materie preziose e legname, “causando deforestazione e contaminazione da mercurio e minerali pesanti o Covid-19, colpendo così la vita, la salute, l’integrità e l’esistenza stessa delle popolazioni indigene in Brasile”. La politica sarebbe facilitata dal progressivo “smantellamento delle strutture pubbliche create a protezione dell’ambiente e dei popoli indigeni”. Per i denuncianti “gli enti e le iniziative originariamente destinate alla tutela e alla protezione dei popoli indigeni, si sono trasformati in strumenti per la persecuzione di questi popoli“. Ciò ha innescato invasioni di terre indigene, deforestazione e incendi nei biomi brasiliani e ha aumentato l’attività mineraria. “Gli attacchi alle terre e ai popoli indigeni si evidenziano in molteplici fatti, che vanno dal rifiuto esplicito di demarcare nuove terre, a disegni di legge, decreti e ordinanze che cercano di legalizzare attività invasive, stimolando conflitti”, sottolineano. Un capitolo è dedicato anche alla pandemia di Covid-19 che, secondo gli indigeni, “sembra un’opportunità utile al presidente per il perseguimento della sua politica anti-indigena”. I denuncianti riportano il rifiuto sistematico di attuare barriere sanitarie protettive per impedire che la malattia raggiunga i villaggi più isolati del paese.

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